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Gorino, barricate in strada contro i migranti

Barricate in strada contro l’arrivo di una ventina di migranti, prima di scoprire che si trattava di donne e bambini. E’ successo nella serata tra lunedì e martedì in provincia di Ferrara, a Gorino lungo le rive del Po. Dopo ore di tensione i manifestanti, praticamente quasi tutti gli abitanti della frazione, l’hanno avuta vinta.

Le 11 profughe (più una incinta) e gli otto bambini il cui arrivo ieri sera in un ostello di Gorino requisito dal Prefetto per l’accoglienza in emergenza era stato accolto da barricate erette in tre punti d’accesso alla cittadina del Delta del Po, alla fine sono state sistemate a Comacchio (4), Fiscaglia (4) e Ferrara. La decisione è venuta da una mediazione tra forze dell’ordine e manifestanti e con l’intervento del sindaco di Ferrara Tiziano Tagliani e dei colleghi del territorio.

gorino 2La protesta sarebbe stata innescata da un corto circuito comunicativo: la requisizione di cinque stanze dell’Ostello Amore-Natura, decisa in mattinata, avrebbe dovuto essere notificata a un’ora dall’arrivo del pullman, ma la notizia è stata data ore prima, dando tempo di preparare la protesta, nell’ambito della quale i pescatori non sono usciti in mare e non hanno mandato i figli a scuola.

A mezzogiorno il prefetto di Ferrara, Michele Tortora, ha annunciato la resa: «L’ipotesi di ospitare dei profughi a Gorino non è più in agenda. Ha prevalso la tranquillità dell’ordine pubblico, non potevamo certo manganellare le persone. Questo fenomeno o si gestisce insieme con buonsenso oppure non si gestisce». E poi ha ammesso: «Certo non è una vittoria dello Stato». Però i blocchi restano, dicono i gorinanti, finché non spariranno anche le due paginette di decreto di requisizione che sono ancora attaccate alla porta dell’ostello.

Le polemiche intanto impazzano, sul web ma anche a Roma. Il ministro dell’Interno Angelino Alfano critica i cittadini del Ferrarese: «Di fronte a 12 donne, delle quali una incinta, organizzare blocchi stradali non fa onore al nostro Paese. Poi certo tutto può essere gestito meglio, possiamo trovare tutte le scuse che vogliamo, ma quella non è Italia. Quel che è accaduto non è lo specchio dell’Italia». Il prefetto Mario Morcone, capo del Dipartimento Immigrazione del Viminale, va giù piatto: «Mi vergogno molto di quello che è successo a Ferrara, credo si debbano vergognare quelle persone che hanno impedito la sistemazione di donne e bambini». Con gli abitanti si schiera invece la Lega: due responsabili di Ferrara hanno partecipato al blocco e Alan Fabbri, capogruppo in Assemblea legislativa regionale, definisce i cittadini «nuovi eroi della resistenza contro la dittatura dell’accoglienza».

La gente di Gorino non ci sta a passare per razzista. L’ostello, di proprietà della Provincia, è affittato e gestito da una ragazza serba, Sanela Nikolic, insieme con il suo compagno Paolo Fabbrini, che peraltro è di Goro, quindi altrettanto straniero (fra il capoluogo e la frazione i rapporti sono difficili, tipo pisani e livornesi). E tutti ricordano i bambini bosniaci ospitati durante la guerra dall’altra parte dell’Adriatico.

Non sarebbe l’idea di ospitare i profughi che non è andata giù, ma il modo con cui è stata comunicata. «Ieri alle 14 e 30 sono arrivati i carabinieri, hanno affisso il decreto che è in vigore fino al 28 febbraio e ci hanno detto che i richiedenti asilo sarebbero arrivati nei prossimi giorni. Lavoro qui da quattro anni, le cose iniziano a marciare, avevo perfino una camera affidata per il prossimo fine settimana, mai successo in questa stagione. Io non sapevo cosa fare, cosa dire, nessuno me l’ha spiegato. Io voglio solo lavorare», spiega la Nikolic.

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