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FestaReggio e l’ipertrofia buonista

La festa Pd del Campovolo, come si dice in gergo al capezzale degli avvenimenti che non decollano, è “entrata nel vivo” con l’intervento non propriamente al fulmicotone dell’aspirante segretario Gianni Cuperlo. Che ha fatto buon viso a cattivo gioco, con invidiabile e compostissima flemma, davanti al rinvio del trapasso del Governo Letta, ben sapendo che la tenuta lettiana è direttamente proporzionale alla riduzione delle sue possibilità di succedere all’altrettanto non vivacissimo Epifani.

Epperò la gioiosa macchina da gnocco rappresentata dalla kermesse di un partito che, pur nelle tempeste perfette, riesce sempre a mettere in campo una quantità smisurata (per i tempi) di giovani e volontari, meriterebbe a volte miglior sorte contenutistica. Aboliti da quel dì i confronti tra le parti, unici spazi politici ancora degni di essere partecipati, il cuore dem preferisce sempre più battere all’unisono della propria autocelebrazione e dei valori “di sinistra” ma solo tratteggiati per sommi capi. E sommi slogan.

Peccato, perché l’occasione è d’oro e il Pd, giustamente, aspira ad essere la principale forza di governo di un Paese che prima o poi, Letta o non Letta, alle urne ci dovrà tornare. Ed invece (per paura del confronto o di scontentare l’elettorato?) sfogliando in devozione come un rosario il cartello dei titoli e delle presenze, si ha come l’impressione che FestaReggio non si voglia aprire al mondo ma il mondo e suoi crescenti problemi li voglia piuttosto limitare, e magari esorcizzare con una battuta friendly, allo spazio angusto dell’aeroporto.

A parte la sfilata pre-segretariale e para-ministeriale, sembra di assistere al rito postmod, anzi postdem delle indulgenze ai tanti giornalisti, operatori informativi e scribacchini vari che ancora resistono nelle roccaforti delle testate assediate dal mercato, da editori poco puri e dalla modernità. A ciascuno la sua conduzione, a seconda della fedeltà di maggioranza. O al rito del contentino-visibilità di ogni amministratore di partito su cui un’organizzazione in questo caso assai fantasiosa, cuce addosso l’adeguato abito-dibattito.

Questo manuale Cencelli da ipertrofia buonista rischia di ridurre la festa di molti in una vetrina per pochi.

Ultimi commenti

  • Non son d’accordo col Gianpar; tutti noi abbiamo diritto al nostro angolino di paradiso rarefatto

  • E che dire di questa cosa: aspiranti membri della prossima giunta che come biglietto di accesso ai futuri incarichi, devono farsi qualche serata dietro i fornelli, documentarlo con foto inequivocabili, e metterle su internet in modo che sia chiaro, eh, ero proprio io.

    Basta osservare dietro i fornelli: ci sono i volontari che lavorano a testa bassa e i futuri amministratori che li aiutano a testa alta, (a testa alta in modo da essere ben visibili).

  • questi non hanno ancora capito che se non passano a dimenarsi sulla terrazza, il popolo manco li ha in nota…