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Epifani parla ma non risponde. Festa di rito a Villalunga

Epifani parla ma non rispondeDopo quasi due ore di intervento l’impressione è che il segretario del Pd Guglielmo Epifani abbia girato intorno al punto senza mai toccarlo davvero. Eppure il palco della festa di Villalunga avrebbe potuto essere una buona occasione per dire la verità, ovvero che la condanna di Berlusconi è la fine di questo governo. Perché ad ascoltare erano in tanti e con i tempi che corrono non è poca cosa.

Invece no, il segretario ha scelto di rifugiarsi nel mestiere, che pur conosce bene, imbeccato dal direttore del’Unità Claudio Sardo. E noi, dopo averlo ascoltato a lungo non siamo riusciti a capire se il Partito democratico ha intenzione di continuare a governare insieme a un leader condannato in via definitiva per evasione fiscale. Non ci è riuscito nemmeno il solitario contestatore che glielo ha urlato dalla platea con altre parole: “Lo salvate anche questa volta?”. “Non dire scemenze”, lo ha fulminato Epifani.

Alla fine ci abbiamo provato noi a chiedergli del futuro del governo. Ecco come è andata.

Non che il segretario non abbia parlato del Cavaliere. A dire il vero è partito proprio dalla condanna di Berlusconi: “La legge è uguale per tutti, le sentenze si applicano”. E poi ha aggiunto: “Il Pdl vuole buttare su di noi la responsabilità della rottura del patto di governo che invece vogliono fare loro: noi dobbiamo stare fermi a quanto abbiamo detto e prepararci a tutto”.

E a tutto fa bene a prepararsi Epifani viste le notizie che sono giunte in serata da Roma: il Pdl che chiede la grazia a Napolitano e minaccia il voto se non si mette mano alla giustizia. Ma almeno su questo punto Epifani è chiaro: “Non ci facciamo trascinare nella rissa e rispondiamo colpo su colpo se si supererà la soglia. Una riforma della giustizia come vorrebbero loro se la scordano: vogliono piegare a loro uso e consumo scelte che né questo governo né noi vogliamo fare”.

Poi però il discorso si perde in una nebulosa dissertazione sulla responsabilità per addentrarsi nei meandri dei problemi interni del Pd, dal congresso alle primarie, per finire su generiche considerazioni sugli assetti istituzionali. Come se non fosse successo nulla.

 

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