HomeAttualitàLetta Theatre: Enrico non sta sereno. Stoccate anti-Renzi da un altro ex Premier

Letta Theatre: Enrico non sta sereno. Stoccate anti-Renzi da un altro ex Premier

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Letta col “pupillo” Saccardi

Da un lato la stroncatura del renzismo, con parole sobrie ma senza non per questo meno taglienti; dall’altra l’elogio dell’ideale europeo, inteso come unica risposta possibile al “cambio di paradigma” imposto da fatti dirompenti come la vittoria di Trump e la Brexit. Sono questi i due poli principali della riflessione di Enrico Letta, ospite a Reggio giovedì sera per presentare “Contro venti e maree. Idee sull’Europa e sull’Italia”, il suo ultimo libro. Accolto dai lettiani storici di Reggio (Pierluigi Saccardi, Marco Barbieri, Andrea Cavallaro), ma anche da rappresentanti di Mdp (Mauro Vicini e Nando Rinaldi) e dal segretario Pd Andrea Costa, Letta ha cercato di condividere il suo sguardo da intellettuale europeo sulle grandi questioni internazionali, salvo poi non tirarsi indietro sulle domande che hanno riguardato le piccole cose di casa nostra, come il crollo dell’accordo sulla nuova legge elettorale. E sono state bastonate a Renzi e al renzismo: d’altra parte, dopo il famigerato “Enrico stai sereno” che portò alla cacciata di Letta dal governo, l’impressione è che i conti tra i due contendenti siano ancora tutti da fare. “Mi sembra che quella di oggi – ha detto l’ex presidente del consiglio sullo stop alla legge elettorale – sia stata una brutta giornata per il parlamento, quello che è accaduto è molto negativo, l’ennesimo avvitamento del sistema su se stesso”.

Il discorso sull’attualità porta direttamente alle considerazioni sulla politica italiana: parole non tenere. “Vedrete – afferma Letta – Macron domenica farà l’en plein. Certo, anche lui ha dei limiti, ma si è messo dalla parte della novità, ha interpretato

Il grande cambiamento, secondo Letta, è quello imposto da fenomeni come la vittoria di Trump e la Brexit: “E’ come se le due potenze leader della globalizzazione – ha spiegato l’ex premier – si fossero messe entrambe ai margini dicendo: ‘Non ci interessa la globalizzazione come sta andando, non ci interessa un mondo più integrato’”. Per questo Letta paragona questa fase all’89, mettendo in parallelo la caduta del muro con le vicende americane e britanniche degli ultimi mesi.

Novità che in Italia, secondo Letta, non sono state colte appieno, perché il dibattito della nostra politica è tutto rivolto al suo interno. E su questo piano, Letta non coglie delle prospettive straordinarie. “Oggi la cosa più importante è pensare a come rimboccarsi le maniche e far sì che la legislatura finisca in modo tale che la prossima non sia un disastro”. Letta chiede alla politica di “pensare davvero al bene del paese” perché “se l’inizio della prossima legislatura sarà zavorrata dalla fine di questa, le conseguenze saranno serie”. 

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Esercitazione lacustre di truppe lettiane da sbarco

“La cosa peggiore che potesse accadere dopo il referendum – ha detto ancora Letta a proposito del Pd e di Renzi, senza citarli esplicitamente – è l’analisi secondo cui saremmo ripartiti dal 40%. Se c’è un referendum il problema non è la percentuale che hai preso, ma il fatto che hai perso. Lo dico pur avendo votato Si al referendum. Trovo impressionante la mancanza di una analisi sul perché il paese si sia rivoltato a quel referendum”.

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