HomeAttualitàCiak, si trama: Delrio ancora nel mirino

Ciak, si trama: Delrio ancora nel mirino

delrio

Graziano Delrio

Rivelazioni stampa, presunte strette di mano tra vip e capoclan, intercettazioni ambientali stile “Le mie prigioni” e naturalmente l’allarme finale “al complotto”. Tutto questo e molto altro è contenuto nel numero in edicola de “l’Espresso” a proposito della regsitrazione di un colloquio in carcere a Parma avvenuto il 13 marzo 2015 tra Domenico Curcio, condannato a 4 anni con rito abbreviato nel processo Aemilia e l’ex giornalista Marco Gibertini, pure condannato a oltre 9 anni nello stesso procedimento; la cimice nascosta in cella dagli inquirenti riporta in estrema sintesi come i due stiano parlando della presunta stretta di mano tra Graziano Delrio e un boss della malavita (che secondo gli investigatori sarebbe da individuare in Nicolino Grande Aracri), avvenuta durante il viaggio dell’allora sindaco di Reggio Emilia a Cutro in occasione della festa del Crofisso il 29 aprile 2009. Non fosse che in quei giorni Nicolino Grande Aracri era chiuso in carcere a Catanzaro.

Insomma altro fango, almeno al momento in cui scriviamo, che cola in un momento molto delicato nel rapporto magistratura-politica, alla vigilia di elezioni e di prossimi referendum che potrebbero cambiare (potrebbero, ribadiamo) la geografia del Paese. Mentre a Reggio si continua a celebrare il processo Aemilia la cui fine presumibilmente non si vedrà prima del 2018. E dunque se ne vedranno ancora delle belle, tra comuni “sciolti” per mafia (Brescello), clamorose assoluzioni (Pagliani) e inaspettabili condanne.

feudalesimoIntanto dallo staff di Delrio parlano di un tentativo di distruzione politica ai danni del titolare del dicastero alle Infrastrutture. Il ministro dei Trasporti, dunque, è di nuovo sotto assedio. I fantasmi del viaggio a Cutro del lontano 29 aprile del 2009 continuano a inseguirlo. Dopo l’intercettazione di Valter Pastena, in cui si parlava di presunte foto con Delrio e ’ndranghetisti, ecco un nuovo capitolo. Sentito da “l’Espresso” il ministro si dice «assolutamente tranquillo». Conferma di aver consegnato direttamente al procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone, un esposto contro anonimi, in modo che l’opinione pubblica possa sapere con certezza se «esistono davvero pezzi dello Stato che hanno tentato di costruire dossier contro altri pezzi dello Stato», o se Pastena stesse solo millantando di macchine del fango che, in realtà, non esistono affatto.

«Questa seconda intercettazione  negli atti del processo reggiano fa riflettere. A Cutro sono rimasto solo 24 ore, e ho svolto solo incontri istituzionali con il sindaco. In piazza ovviamente avrò stretto centinaia di mani, potevano essere di chiunque. Nicolino Grande Aracri so benissimo chi è, conosco la sua storia criminale, ma non so che faccia abbia visto che non lo conosco. Non posso avergli stretto la mano durante il viaggio a Cutro, come dice Gibertini, visto che il boss era in carcere: l’intercettazione mi sembra un po’ “telefonata”. «Avevo avuto sentore di possibili dossieraggi contro di me già a fine 2014 e inizio 2015, quando il mio nome era finito nella lista dei papabili alla presidenza della Repubblica», ragiona Delrio.

Ultimi commenti

  • Delrio disse che andò a Cutro per via del gemellaggio con quella città.
    Peccato che non esiste alcun gemellaggio tra Reggio Emilia e Cutro.
    Visto che ora il Ministro asserisce di non essere andato a Cutro per la campagna elettorale,dovrebbe spiegare come mai nella prima seduta di giunta dopo le elezioni, la prima cosa che fece fu deliberare la creazione del toponimo “Città di Cutro”, poi utilizzato per battezzare il viale all’uscita del casello autostradale, cioè la principale porta della nostra città.
    Un atto politico di riconoscenza? Per avere scampato il ballottaggio?

    • Pregiato Sig. Giovannini: ma il gemellaggio esiste. Lo fece a suo tempo Ugo Benassi.

      Non puo’ esistere questa prosopopea nell’addurre che il Del Rio e’ un innocente.

  • Due detenuti, arrestati per l’inchiesta Aemilia, tirano in ballo il braccio destro di Renzi, Graziano Delrio : «Quando è andato a Cutro ha dato la mano a Nicola». Secondo gli investigatori «si riferiscono sicuramente al boss Nicolino Grande Aracri». Ma c’è un piccolo problema: il capoclan, il giorno della visita avvenuta nel 2009, era in carcere. Massima vicinanza umana, politica e amicale. ‪#‎iostocondelrio‬

    • Con questo giornalismo che leggo qui, in 2 giorni sareste capaci pure di scagionare Provenzano. Ma li avete letti gli atti del processo Aemilia ?

  • Anche qui a Brescello si dicevano le stesse cose: gombloddo !

    Poi han sciolto il comune per mafia.