Caro Renzi, ti scrivo…senza ricevuta di ritorno

Caro Renzi, sai che faccio? Ti scrivo una bella lettera per chiederti di prendere esempio da Parma sulla raccolta dei rifiuti”.
Ieri il sindaco di Parma Federico Pizzarotti lo ha fatto sul serio, con una lettera aperta al presidente del Consiglio in cui vanta l’aumento della differenziata in città e stigmatizza il decreto Sblocca Italia, là dove autorizza l’incenerimento anche di rifiuti da fuori provincia. La missiva ha provocato a Parma le consuete reazioni di Pd e minoranza consiliare, che hanno puntato il dito contro le numerose e notevoli falle presenti nella differenziata spinta alla parmigiana. Si sono aggiunti parecchi commentatori, tanto sui social quanto sui siti d’informazione. Cittadini che, oltre a lamentare una città ridotta a pattumiera all’aperto dalla sparizione dei cassonetti in poi, hanno idealmente aggiunto un loro appello a Renzi: “l’Italia differenziata come Parma? Per favore, no”.
A stretto giro di posta la replica piccata dell’assessore all’Ambiente, con tanto di dati sul dimezzamento della quantità di spazzatura inviata a smaltimento e sui presunti problemi di approvvigionamento di rifiuti da parte dell’inceneritore di Ugozzolo.

Fin qui tutto prevedibile e, forse, previsto. Del resto non è la prima volta che Pizzarotti scrive a Renzi in materia di incenerimento e Sblocca Italia. Finora, nessuna risposta dal presidente del Consiglio, impegnato del resto con l’arrivo di Angela Merkel all’Expo, le polemiche con la minoranza interna del suo partito e la questione immigrazione. Tutte cose di fronte alle quali i rifiuti di Parma passano inevitabilmente in secondo piano, con buona pace di quanti in città di inceneritore e differenziata hanno fatto una priorità.

E a fare impressione è proprio il vuoto cosmico nel quale è caduto il messaggio di Pizzarotti a Renzi. Non a Parma, dove ha distratto politici e lettori per un giorno e mezzo, bensì sui media nazionali che spesso e volentieri riportano il pensiero pizzarottiano. Stavolta nemmeno un rigo. Eppure siamo alla metà di agosto, e non è che abbondino gli argomenti per riempire pagine e pixel.
Sorge un dubbio: ma non è che Pizzarotti – e di riflesso Parma – diventa interessante per il circo mediatico nazionale solo quando c’è qualche possibilità di inserire una polemica su Grillo, Casaleggio e direttorio (parentesi: sul blog, delle lettere di Pizzarotti a Renzi nemmeno l’ombra)? Parrebbe proprio di sì, anche a giudicare dal seguente confronto: la ressa di giornalisti presenti all’Open day parmigiano infarcito di dissidenti ed espulsi a 5 Stelle (dicembre 2014) e, di contro, il deserto in cui si è svolta la manifestazione (proprio contro i rifiuti da fuori) appena un mese fa.
Morale: basta entrare nel concreto delle questioni ed ecco che la provincia torna alla sua dimensione più marginale. Quella dove non si conta niente. Faranno bene a ricordarlo quanti, attivi politicamente nelle contrade della Food Valley, nutrono ambizioni di livello nazionale.
Sullo sfondo una Parma che di ducale non ha ormai altro che le vestigia storiche, città sempre più petite e sempre meno capitale.

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