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Bologna trascina i sindaci alla rivolta contro il governo

La protesta del sindaco di Bologna Virginio Merola contro il governo Renzi si allarga. Oggi il primo cittadino – e presidente della Città metropolitana –  incassa l’appoggio di molti  sindaci bolognesi. E domani potrebbe toccare ad altri Comuni in Regione e non solo. Intanto, per la seconda metà di questo mese Merola annuncia un’assemblea regionale di tutti i sindaci dell’Emilia-Romagna contro i tagli agli enti locali. “E’ ora di chiedere comportamenti coerenti – l’aut aut del sindaco di Bologna. Il Comune di Bologna ha oltre 40 milioni d’avanzo per le spese della giustizia. Io sarei in condizione di non alzare le tasse se ci venissero riconosciuti”.

La rivolta dei primi cittadini è iniziata due giorni fa, in sede di assemblea metropolitana, e da allora si registrano continue adesioni alla linea di Merola. Silenzio, per il momento, da parte del presidente della Regione Stefano Bonaccini, ma pare le acque che siano piuttosto agitate anche nel Pd regionale.

All’assemblea dei sindaci emiliano romagnoli si è già affiancata un’altra azione: la firma della lettera che l’Anci ha inviato al governo Renzi con alcune richieste precise. Niente sanzioni per le Città metropolitane, tra cui Bologna, per lo sforamento del Patto di stabilità da parte delle ex Province, la riduzione dei tagli alle stesse, la ricostituzione del fondo compensativo Imu/Tasi che vale 625 milioni di euro per 1.800 Comuni e chiarezza sul futuro dei dipendenti delle ex Province. Tutti argomenti, ha sottolineato Merola distribuendo la lettera che ha firmato assieme ai vertici dell’Anci, da inserire in un “decreto legge enti locali” che contenga tutte queste norme, da discutere in un incontro urgente col governo stesso. “Ognuno la firmi e la condivida coi cittadini e le associazioni economiche del proprio territorio, serve un’operazione verità nei confronti del governo. Io nella legge Delrio ci ho creduto — ammette Merola — sono colpevole”.

Anche perché, ricorda il sindaco, su un bilancio da 140 – 150 milioni di euro della Città metropolitana i tagli imposti dal governo sul 2015 sono pari a 50 milioni di euro, cui si aggiungono cinque milioni di sanzioni per lo sforamento del Patto di stabilità dell’anno scorso, e non è ancora chiaro dove andranno gli 880 dipendenti (il costo del personale deve ridursi del 30%), così come rimangono ancora da definire le funzioni che passeranno alla Regione e quelle che rimarranno alla neonata Città metropolitana. Non manca comunque  una buona notizia: “Bonaccini si è impegnato a coprire gli stipendi per tutto il 2015”, spiega Merola.
A poco vale ricordare che gran parte dei primi cittadini emiliano romagnoli – e tanto più bolognesi – sono dello stesso partito del premier. Sembra che a forza di tagli il governo abbia passato ampiamente il segno, e dopo l’incredibile livello di astensioni alle elezioni regionali di tre mesi fa pare proprio che un ennesimo forte segnale stia per arrivare dalle amministrazioni locali.

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