HomeBolognaBologna, “certificazione” antimafia per i candidati

Bologna, “certificazione” antimafia per i candidati

Le associazioni “antimafia” bussano alla porta dei candidati sindaco di Bologna e si organizzano per una sorta di certificazione. Succederà il 25 maggio al circolo Arci Millennium, dove l’associazione Libera farà il “tagliando” ai pretendenti di Palazzo D’Accursio che accetteranno di sottoscrivere il decalogo già inoltrato ai comitati elettorali. Le richieste vanno dalla trasparenza dei finanziamenti elettorali alla creazione di un comitato di esperti al servizio del sindaco metropolitano per individuare per tempo le minacce di infiltrazione. Ma al futuro sindaco viene chiesto anche un impegno preciso contro la povertà e per il diritto alla casa, in particolare mettendo in campo iniziative contro gli sfratti per morosità.
Perché “se si lasciano le persone in povertà – spiega il referente bolognese di Libera, Antonio Monachettiqueste si rivolgono a chi può dar loro una mano, vale a dire il politico corrotto o le mafie”.
Stefania Pellegrini, direttrice del master “Gestione e riutilizzo dei beni e aziende confiscati alle mafie” all’Università di Bologna, chiede anche un passo in più in favore dei profughi. “Chiediamo al Comune di essere parte attiva nel recupero dei beni confiscati, basta usare gli strumenti che ci sono. Chiediamo che il futuro sindaco abbia la forza ed il coraggio di battere il pugno sul tavolo per il riutilizzo di questi beni a fini sociali (e non solo, come spesso avviene, a fini istituzionali, ndr), cito l’emergenza abitativa e accoglienza dei profughi”.

Sul fronte trasparenza, Libera chiede invece di “rendere più interattivo il bilancio e rendere la sensibilizzazione anti corruzione più vasta e capillare”. Sul gioco d’azzardo il Comune di Bolognaha fatto tantissimo – riconosce Monachetti – ma bisogna proseguire questo impegno”. Ai candidati viene chiesto di costituire, se saranno eletti, un comitato antimafia a disposizione del sindaco sul modello di quello creato a Milano: una sorta di “staff di consulenza, ma gratuito, per monitorare i fenomeni in maniera da dare suggerimenti agli amministratori”. Ma è già dalla campagna elettorale che i candidati dovrebbero dire no alle mafie. Come? Non accettando, ad esempio, finanziamenti da chiunque. “Sappiamo tutti quali sono i rischi di una campagna elettorale, con le pressioni che possono esserci successivamente”, sottolinea Antonella Micele di Avviso pubblico. Per questo “chiediamo cautela ai candidati nel momento in cui accettano aiuti”. Agli aspiranti sindaci viene chiesta anche una certa sobrietà. “Stiamo assistendo a campagne con un uso aggressivo del linguaggio. La sensazione – spiega ancora Micele – è che toni accesi siano usati come pretesto per non affrontare i problemi veri”. Le somme saranno tirate la sera del 25 al Millennium. “Noi offriamo questi punti e chiediamo candidati aderiscano. Ma non diamo patenti né indicazioni di voto. Daremo pubblicità su chi aderirà e chi no”.

Ultimo commento

  • Segnalo alla Vostra Redazione che, durante la mia ultima visita sul vostro splendido Appennino, mi è stato riferito che il nipote del boss Nicolino Grande Aracri, capobastone della ‘ndrina Grande Aracri, tale Giuseppe Falbo, attualmente è consigliere di maggioranza nel comune di Casina, ricandidato dal sindaco PD uscente, Rinaldi, come consigliere comunale per le prossime amministrative di giugno.
    La nonna di Giuseppe Falbo è la sorella di Nicolino e Francesco Grande Aracri.
    Ho avuto conferma della veridicità della notizia da ufficiale CC che mi ha accompagnato nella mia visita e nella successiva conferenza.
    Per correttezza tanto vi dovevo.
    Cordiali saluti,
    Nicola Gratteri