HomeParmaA Parma il cantiere del centrodestra tra Brexit e nodi post elezioni

A Parma il cantiere del centrodestra tra Brexit e nodi post elezioni

Un cantiere, ma soprattutto una grande cassetta per gli attrezzi. All’iniziativa a trazione leghista che vede oggi a Parma la presenza di tutti – ma proprio tutti – gli esponenti principali del centrodestra nazionale, a parlare sono stati soprattutto gli “altri”. Storici, politologi, giornalisti, imprenditori “d’area”, o comunque portatori di idee e strumenti utili alle politiche (immigrazione e fisco in testa) e alla comunicazione di Lega, FdI, Forza Italia e componenti minori. E’ stato lo stesso Matteo Salvini, nelle vesti insolite di moderatore-presentatore, a ringraziare i colleghi per aver accettato di “ascoltare, per una volta” invece di parlare, dal palco dell’auditorium Paganini, “e di aver dedicato un sabato pomeriggio a costruire qualcosa che potrà avere un futuro nella società e anche nella politica”.
Una politica, quella immaginata da Lega e centrodestra, che vorrebbe la “gente” come vera e unica protagonista all’insegna del massimo grado possibile di autodeterminazione. Non a caso, la prima pietra del cantiere parmigiano è stata rappresentata dalla citatissima Brexit di due giorni fa.

Proprio da lì è partito lo stesso Salvini, secondo il quale “i popoli tornano a scegliere, tornano a voler lavorare, decidere e contare. Pretendono orgoglio e dignità. La lezione inglese è una lezione a tutti i popoli d’Europa: anche a me piacerebbe che l’Italia tornasse a controllare i suoi confini, la sua moneta, le sue banche, la sua agricoltura, il suo commercio, la sua pesca, perché essere diretti da altri, da tre massoni, burocrati e finanzieri non ci ha portato a nulla di buono.
Stiamo lavorando da anni perché l’Europa cambi, chiedendo di rivedere i trattati – ha aggiunto Salvinici ignorano, i trattati non li rivedono, quelli sull’immigrazione, sulla moneta, sulle tasse. Non stanno rivedendo nulla. I popoli europei scappano, ovviamente e giustamente. L’Unione europea è la negazione dell’Europa, l’Unione europea è un’Unione sovietica. Il destino di 500 milioni di persone è in mano a cinque massoni, banchieri, finanzieri, che se ne fregano del lavoro e dell’occupazione. O l’Unione si sveglia adesso oppure, come sono usciti gli inglesi, potranno uscire tanti altri”.

Quanto al centrodestra e al suo destino politico, i tempi del cantiere sembrano ancora molto lunghi. Basta sentire Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia, quando spiega che “l’unione non fa necessariamente la forza. La forza la fanno i progetti credibili, le ammucchiate non funzionano. Occorre costruire qualcosa di alternativo a Renzi e alla sua demagogia. Ma si devono scegliere i modelli, non le leadership che sono stabilite dai cittadini con il voto. Forza Italia? Ora deve fare i conti con scelte che l’hanno quasi portata all’estinzione”.

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