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Pizzarotti mette alla porta i manifestanti anti-inceneritore

Pizzarotti mette alla porta i manifestanti anti-inceneritoreSimone Aiolfi

Parti con le urla di Beppe Grillo in piazza e finisci cacciando dal Comune i manifestanti anti inceneritore che ti chiedono conto delle promesse non mantenute. Ecco il riassunto di un anno di amministrazione a 5 stelle a Parma, restituito dalle scene emblematiche dell’ultimo consiglio comunale. Un comitato di protesta (l’Assemblea permanente contro gli inceneritori) irrompe in aula con striscione, urla “vergogna” all’indirizzo della giunta e viene fatto sgombrare. Una nemesi per chi aveva promesso solennemente di ostacolare in tutti i modi l’avvio del forno di Ugozzolo, manifestando decine di volte, impostando un’intera campagna elettorale contro l’inceneritore e piazzando all’assessorato all’Ambiente uno dei capi dei no termo.

Peccato che, dopo meno di un mese di collaudo e venti giorni di prove di combustione rifiuti, l’impianto si avvii verso la consegna definitiva. Il periodo fissato dall’ad Iren Viero è tra il 27 luglio e il primo agosto. Ma non dovevano passare “sul cadavere del sindaco Pizzarotti” per accendere il termovalorizzatore? Così gridava Beppe Grillo a Parma nel settembre 2012, ma dai comizi di piazza alle stanze di comando di un’amministrazione il passo deve essere molto lungo.

Eppure, come hanno segnalato nell’ultimo mese in vari esposti alle autorità giudiziarie gli avvocati parmigiani Arrigo Allegri e Pietro De Angelis, al Comune non mancherebbero affatto gli strumenti legali per mettere i bastoni tra le ruote a Iren. Secondo Allegri, che cita anche dichiarazioni di dirigenti comunali in Conferenza dei Servizi, non sarebbero stati rispettati i termini di inizio e fine lavori del cantiere per il forno. Inoltre manca una prescrizione di salvaguardia ambientale: il “boschetto di mitigazione” intorno all’impianto non è ancora cresciuto. Quanto sarebbe bastato all’amministrazione per impedire l’avvio dell’incenerimento o, quanto meno, ritardarlo oltre il 30 aprile (la combustione di rifiuti è iniziata il 29) facendo perdere alla multiutility i 4,5 milioni annui (per 15 anni) dei Cip 5 e Cip 6.

Invece nulla di fatto, al di là delle solite dichiarazioni d’intenti nell’attesa che siano i tribunali o il governo a metterci una pezza. Iren, dal canto suo, non ha ancora spinto l’acceleratore sulla causa da 28 milioni che pende sul Comune per il blocco temporaneo del cantiere nell’estate del 2011 (giunta Vignali), benché l’esposto non sia certo stato ritirato.

Forse non si può ancora parlare di accordi sottobanco. Ma allargando la visuale all’intreccio tra nuova governance di Iren e nomina del sindaco Pizzarotti nell’ufficio di presidenza del’Anci grazie a Delrio, l’impressione è che Comune e multiutility si comportino come due squadre ai supplementari che non vogliono farsi male in attesa dei rigori.

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