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La fiera della legalità (o della vanità)

Sonia Masini e Giancarlo Muzzareli firmano un protocollo per la trasparenza degli appalti

C’è qualcosa che sembra sfuggire nel brusio di voci che fanno da sottofondo a Noicontrolemafie, il festival della legalità promosso dalla Provincia di Reggio che ha preso il via martedì. Nelle pieghe della lodevole iniziativa si annida un “non detto”. Tema complesso almeno quanto l’argomento più ampio di cui si dibatte perché riguarda la memoria collettiva. L’equivoco nasce non solo dal fatto che nel mare dell’antimafia galleggiano anche interessi altri e meno nobili, ma soprattutto dall’umana difficoltà di fare i conti con se stessi e la propria storia. Serve a poco firmare protocolli e bandire crociate quando la memoria viene deliberatamente oscurata. Così non solo si svuota di significato l’evento, ma si rischia anche di spacciare illusioni al posto di verità.

Chi è reggiano e ha una certa età sa che la mafia a Reggio non è arrivata un giorno all’improvviso come i marziani del film La guerra dei mondi. Le origini del fenomeno mafioso al Nord sono state sviscerate in ogni modo – e non dubitiamo che il tema sarà adeguatamente affrontato anche nel corso dei lavori – ma si rimane sempre a distanza di sicurezza dal cuore del problema: la responsabilità poltica. E’ qui il grande equivoco, il “non detto”.

Non c’è nessun mistero: la verità è scritta nei piani regolatori che si sono susseguiti a colpi di varianti dagli anni ’80 in avanti, è scritta nei mattoni dei condomini che hanno divorato (e continuano a divorare) ettari su ettari di campagna. E’ scritta nelle gare d’appalto vinte da aziende “in odore di mafia”, per usare un eufemismo. L’ultimo clamoroso caso riguarda i lavori appaltati da Iren per la discarica di Poiatica: bastava fare una ricerca su Google per farsi un’idea di chi stava per mettere le mani sull’appalto.

Per anni non c’è stata un’inchiesta degna di questo nome partita da Reggio mentre gli amministratori, preposti al controllo per la natura stessa del loro mandato, guardavano da un’altra parte (peraltro svariati protagonisti di quella gloriosa stagione siedono ancora comodamente sui loro scranni). Negli anni ’90 Reggio è arrivato un fiume di denaro che ha fatto contenti tanti. Ci sono voluti i morti ammazzati di una guerra tra cosche combattuta anche qui, a mille chilometri dalla Calabria, e la bomba al bar Pendolino perché si cominciasse a comprendere il pericolo nella sua gravità.

Le responsabilità politiche di chi ha governato la città nelle ultime due decadi sono sotto gli occhi di tutti, nomi e cognomi si trovano sulle Pagine Bianche. Ma gli eredi di quella tradizione che affonda le radici nel vecchio Pci sembrano soffrire di amnesia. Sfortunatamente il fenomeno ha assunto una dimensione tale che non si può più ignorare, quindi si organizza un bel Festival. Costa poco e si fa bella figura.

Giuseppe Manzotti

Ultimo commento

  • I calabresi hanno portano voti, tantissimi voti.
    Con questo si spiega tutto quanto avete scritto.