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Yes, we can…e gat

Qualche tempo fa ci divertivamo a fare dello spirito considerando i volumi – incredibili, costantemente in crescita – della spesa media della famiglia statunitense per cani, gatti, gerbilli e iguane, ironizzando sul fatto che una nazione i cui membri sono capaci di spendere decine di milioni di dollari in cure psicanalitiche per Fido non potesse che avere un piede nella fossa. 53 miliardi di dollari (su una popolazione complessiva di 300 milioni di soggetti), i numeri dello scorso anno; più del PIL della Tunisia, in anni di seria recessione. Poi, sono arrivate le statistiche italiane, e abbiamo smesso di ridacchiare: nel 2013 le spese per il solo cibo ammontavano a, tenetevi forte, 1 miliardo e 735 milioni di Euro. Certo, non stiamo parlando di mangime, o perlomeno non solo di esso: non è ben chiaro di come si possa parlare di “cibo per animali” quando questo, per cura e costi, potrebbe venire direttamente dalla cucina di Cracco, mentre i proprietari delle fortunate bestiole, loro sì, mangiano semi di miglio secondo i diktat di qualche nuovissima dieta frugivora che prometta la vita eterna.

Nel complesso, il totale si aggira attorno ai 10 miliardi di Euro, somma certamente inferiore alla realtà tenendo conto della discreta quantità di spese veterinarie dei quali i rispettivi medici certamente non informeranno il fisco: perfettamente in linea, insomma, con quanto già visto negli States. Intanto, chiudono a raffica i negozi pre e post maman, soppiantati dai reparti appositi dei grandi discount per le famiglie immigrate – quei pochi negozi restanti specializzati in bebé bastano ed avanzano per la nostra fertilità italiana – e sulle loro ceneri sorgono discount per i Pet, che se non è un segnale chiaro questo, non sappiamo quale possa essere.

Perché il Pet ha tutti i vantaggi del bambino, con qualcuno in più, e ad un prezzo irrisorio: è vero, non imparerà mai a non farsela addosso, ma in compenso non protesta, non si droga, non cambia canale, non ci lascia all’ospizio e, soprattutto, si lascia (è costretto a farlo, non può esimersi) coccolare e viziare a vita, senza peraltro essere poi così impegnativo come una persona. E anche se la crisi (sempre lei) pare esigere anche qui il suo pedaggio, sottoforma di minori spese mediche per gli animali domestici (ma se si pensa ai costi di tale cure, si capisce forse il perché) e di un aumento degli abbandoni e di una corrispondente diminuzione delle adozioni da canili e gattili, il futuro pare segnato: quintali di deiezioni a carico dei poveri spazzini e delle suole degli incauti passanti, nuovi design per ciucci e tettarelle, e alberghi ai quali si dovrà mentire assicurando che si portano con sé i cuccioli, mentre in effetti staremo cercando di sdoganargli la presenza del bambino.

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