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Il Male in Siria secondo Quirico

Per chi da anni si diletta di storia delle religioni con particolare riferimento a quelle nate nell’area mediorientale, le parole di Domenico Quirico, per 152 giorni ostaggio di bande di rivoltosi siriane, assumono un significato emblematico. Nel suo lungo resoconto del rapimento, pubblicato dalla Stampa, l’inviato ha usato non a caso la parola Male. “La Siria è il paese del Male; in Siria ho incontrato il Male”. Non crediamo solo per i postumi di uno choc troppo lungo per essere rielaborato e razionalizzato in poche ore.

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Il demone babilonese Pazuzu

Vengono in mente le immagini del film di Friedkin “L’esorcista”, quando il demone mesopotamico Pazuzu appare a padre Merrin durante una fase degli scavi archeologici in Iraq. Una statuetta della figura demoniaca, oggi conservata al Louvre, è stata rinvenuta in Siria. Il Male dunque non come “naturale” inclinazione dell’uomo ma come spirito vero e proprio portatore di pestilenze (in questo caso l’odio disumano tra simili, o condotte amorali, senza pietas alcuna) . Un concetto che dal paganesimo attraversa fino ai nostri giorni le credenze, almeno tradizionali, delle religione monoteistiche. Dall’ebraismo al cristianesimo (che ne è sostanzialmente “un’eresia, seppur vincente), dal cristianesimo all’islamismo (che ne è a sua volta “un’eresia”, sempre più scalpitante).

Scriviamo questo senza entrare in dispute di politica internazionale sull’opportunità dell’ennesimo intervento armato degli Usa. Questa volta in Siria, non si capisce bene contro o a favore di chi. Né perché fulminati da una lettura postuma della Fallaci sulla via di Damasco. Ma per cercare di dare voce in capitolo anche ai significati  simbolici che spesso assumono le vicende umane, comprese quelle giornalistiche.

Così come dopo il crollo dell’Urss, assistiamo senza più punti di riferimento morali, alla deriva fratricida e sconosciuta di Paesi fino a ieri tenuti assieme da delicatissimi equilibri geografico-culturali. Da accordi calati dall’alto da sovraorganismi litigiosi e autoreferenziali e dalla minaccia delle armi. Senza sapere quale bandiera sventolerà al termine delle Primavere arabe, prima o poi si dovrà prendere atto che ultimamente una lettura pacifista del Corano è un esercizio magari utile ad un convegno col ministro Kyenge ma del tutto lontano dalla realtà.

 

 

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