HomeAltri mondiEgitto, l’exploit degli islamici radicali

Egitto, l’exploit degli islamici radicali

Roberto Mazza

Dopo la prima tornata elettorale in Egitto il partito di Libertà e Giustizia, sostenuto dai Fratelli Musulmani ha ottenuto il 36% dei voti e, sorprendentemente, al-Nour, il partito sostenuto dai salafiti, ha ottenuto il 24% dei voti. Le elezioni hanno assegnato solo una minima parte dei seggi disponibili nella camera bassa del parlamento egiziano che conta in totale 498 parlamentari. Ovviamente questo è solo un risultato parziale, considerando che le votazioni per il parlamento egiziano termineranno solo il prossimo gennaio, tuttavia è possibile trarre qualche considerazione e sicuramente chiarire chi e cosa intendono fare questi partiti.

I Fratelli Musulmani, spesso considerati alla stregua di un gruppo terroristico, hanno da sempre rappresentato sin dalla sua creazione nel 1928, un gruppo di natura religiosa estremamente popolare fra i ceti bassi e medi della società egiziana. Tanto è stato scritto e detto, ma oggi potremmo considerare i Fratelli Musulmani una forza centrista-conservatrice, certamente meno radicale dei salafiti di al-Nour.

Ed è proprio di questa forza politica di cui è bene chiarire la natura e gli scopi e soprattutto capirne il successo elettorale. Al-Nour chiede il ritorno ad una politica e morale tipica dell’Islam originario, la stessa posizione dei whabbiti in Arabia Saudita:  del resto il movimento ha le stesse origini. I salafiti non fanno mistero di voler applicare leggi draconiane incluso l’idea di coprire con la cera le statue dei faraoni in quanto idolatre e di proibire i bikini sulle spiagge del Mar Rosso.

Qual è la ragione di un successo che sembrava lontano e non previdibile nei giorni successivi alla caduta di Mubarak? Il successo nasce esattamente nello stesso momento della caduta del regime guidato da Mubarak; in molti, disillusi da anni di governi laici e corrotti, non fanno mistero di strizzare un occhio in favore di formazioni politiche moralmente più rigide e oneste, così almeno sembra. Non credo si tratti di un supporto genuino e regolare, soprattutto nel caso di al-Nour. Diverso è il discorso per i Fratelli Musulmani, ma credo si tratti di una reazione per indicare che non si vuole un regime simile a quello appena cacciato.

Per fare un paragone, questo risultato mi ricorda molto i primi successi elettorali della Lega Nord negli anni novanta che otteneva voti più di protesta che di reale supporto. Vivendo negli Stati Uniti trovo anche che al-Nour, paradossalmente, sia molto simile al Tea Party di recente creazione, non tanto per idee economiche e sociali, ma sicuramente per quanto riguarda la morale e la religione. Il problema è capire come si comporteranno in parlamento gli eletti di al-Nour e che relazioni svilupperano con gli altri partiti.

Considerando l’impossibilità di un dialogo tra salafiti e laici, il punto centrale sarà la cooperazione tra al-Nour e la Fratellanza Musulmana. Su questo punto i dubbi sono enormi, del resto i Fratelli Musulmani hanno già ben chiarito l’intenzione di non lavorare con i salafiti. A mio parere i Fratelli Musulmani aspirano a diventare una forza governativa che possa attirare un ampio consenso, alla stregua dei partiti popolare europei, fra i vari ceti sociali egiziani.

Bisognerà aspettare il prossimo gennaio per comprendere meglio quale direzione prenderà il più grande paese medio-orientale, tuttavia non credo che l’Egitto sia sulla strada di un proceso simile a quello che ha portato alla creazione della Repubblica Islamica dell’Iran; gli egiziani sanno perfettamente che un governo eccessivamente religioso potrebbe mettere a repentaglio l’intera struttura economica del paese. Se non per convinzione ideologica, resto convinto che gli egiziani sceglieranno una maggioranza più moderata che possa lavorare su progetti di sviluppo economico e gestire in modo efficace le relazioni con l’occidente.

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