Altri mondi: la Tunisia dopo la Primavera

Roberto Mazza

Lo scorso 23 ottobre i tunisini si sono recati ai seggi per eleggere un’Assemblea Costituente formata da 217 rappresentanti di cui 18 col compito di rappresentare il popolo all’estero. Rachid Gannouchi per anni leader dell’opposizione tunisina e oggi leader di Ennahdha – partito Islamico moderato, facilmente comparabile con la Democrazia Cristiana  – ha vinto le recenti elezioni con il 42% dei consensi in un clima che è stato da tutti definito di grande libertà e trasparenza: un trionfo per la democrazia. Ovviamente queste elezioni non avrebbero potuto aver luogo senza la rivoluzione popolare che iniziò lo scorso dicembre dopo anni di oppressione e corruzione, culminando il 14 gennaio con la fuga del dittatore Zine al-Abdine Ben Ali in Arabia Saudita.

Con più di 90 liste presentate, meno di una decina, si può dire, abbiano avuto un seguito rilevante, ma voglio soffermarmi su Ennahdah (letteralmente rinascimento) per trarre qualche conclusione su come si possa sviluppare la Primavera Araba in Tunisia e negli altri paesi coinvolti da questo movimento a dir poco sorprendente. Ennahdha, una volta affiliato al partito dei Fratelli Musulmani, oggi è un partito molto vicino all’AKP Turco (Partito per la Giustizia e Sviluppo), partito moderato che sa conciliare valori laici e liberali con i principi dell’Islam; come ho accennato prima, niente di diverso dalla cara vecchia Democrazia Cristiana. Scegliendo Ennhada e altri partiti politici più o meno laici, chiaramente non corrotti né parte della vecchia partitocrazia, il popolo tunisino ha mandato un messaggio inequivocabile di voler vedere realizzata un’alleanza fra partiti laici e religiosi per stabilire un governo democratico, responsabile, interessato a costruire le strutture economiche e sociali di cui la Tunisia necessita.

Ci sono tre sfide a cui Ennahdha e la coalizione di cui è leader deve far fronte. Al primo posto la capacità di formare un governo stabile ed efficace che sappia rispondere ai bisogni della gente comune. Come secondo obiettivo la coalizione di governo deve saper dimostrare di scrivere una costituzione che possa risolvere i problemi immediati, ma che sappia anche guardare al futuro, favorendo un ampio consenso nazionale. La terza sfida è forse la più importante per la sopravvivenza della giovane democrazia Tunisina: saper convincere il mondo occidentale che un governo Islamico moderato possa essere la soluzione migliore per il successo della transizione verso un pieno regime democratico. In ultima analisi il successo di Ennahdha potrà benissimo rappresentare il successo dell’intera Primavera Araba: l’importante è non avere fretta e non giudicare a priori.

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