HomeL'arte del dubbioMi spaccio per qualcun altro e sono felice

Mi spaccio per qualcun altro e sono felice

Valentina Barbieri

“Esageri l’ipocrisia degli uomini” disse il capitano alzando le spalle “La maggior parte pensa troppo poco per pensare doppio”.

Che Marguerite Yourcenar abbia avuto il dono di far agire e parlare l’uomo storico in una dimensione prettamente fuori tempo non è certo un mistero. E non parlerò della Yourcenar indebitamente in venti righe di testo. Piuttosto prenderò questa sua battuta contenuta in “L’ œuvre au noir” per continuare il gioco iniziato ormai mesi fa tra le pagine di questa rubrica. Cioè, farsi delle domande. E dunque: ” Da dove viene questa maledetta tendenza di spacciarsi per quello che non si è?”. E soprattutto: “Se si fatica persino a tenere dietro a se stessi come si fa a curare pure il proprio alter ego?”.

Lasciando un attimo da parte la letteratura, basterebbe guardarsi in giro per trovare tante ed eventuali risposte. Partiamo dai profili Facebook. Mestieri più in voga: photographer, model, mi piace:business and marketing… Non si incontra mai un profilo che contenga: sono una casalinga/ faccio l’operaio/sono disoccupato. Se poi non conviene, si omette la professione e si risparmia l’imbarazzo. Ci sarebbe da chiedersi in seconda battuta l’imbarazzo di cosa? Di non apparire abbastanza cool agli occhi degli altri, forse. Anche solo “fotografo” rispetto a “photographer” mi sembra, ragionandoci, molto meno accattivante. Ahimé.

Eppure la bestia facebookiana non ha mai fatto mistero della sua potenzialità di solleticare l’ego di ognuno di noi e di farci capitombolare nella galassia dei tanti vanagloriosi egotisti alla ricerca di qualcuno che creda alla nostra falsa identità. Quello che mi preoccupa non è tanto Facebook( accogliente dimora in cui ognuno si finge quello che vuole), ma il post adescamento delle prede. Cioè, il momento in cui dopo aver convinto l’altro di quello che non siamo dobbiamo a stento dimostrarci all’altezza della menzogna.  E qui richiamo la Yourcenar a gran voce per dire che dopotutto se conviene pensarci dei fenomeni per scansare le nostre debolezze possiamo anche dimenticarci di essere dei deboli e accantonare lo sdoppiamento.Dunque, andare in giro a proclamarsi a gran voce  “photographer” e dimenticarsi di essere in realtà un modesto impiegato con una Canon in mano. Che c’è di male? Il rimorso è inutile. “Mi spaccio per qualcun altro e sono felice”.

Magari fosse così facile. Qualora capitasse maledettamente che qualcuno venga assoldato per le competenze che ha sventolato in aria senza alcuna modestia e qualora capitasse maledettamente che codesto vanaglorioso si ritrovi faccia a faccia con i propri limiti lì non ci sarebbe alcun falso profilo che tenga.

Ha ragione il Zenone della Yourcenar quando dice: “Mi ero preoccupato di velare il mio pensiero di tutte le circonlocuzioni opportune. Avevo messo qui una maiuscola, là un nome; avevo perfino acconsentito a ingombrare la frase d’un pesante armamentario di attributi e di sostanze: vaniloquio che vale tanto quanto le camicie e le brache che portiamo: proteggono ma non impediscono di essere tranquillamente nudi sotto”.

 

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