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Zucche, zucchetti e zucconi

La decisione di annullare da parte diocesana un’innocua festa di Halloween al Castello di Rossena la dice lunga sull’ancorata presenza di frange poco inclini alla modernità dentro la Chiesa locale. Ben altre sarebbero le manifestazioni oscene e pericolose contro cui scagliare anatemi. Ma ci parla assai anche della difficoltà curiale a gestire la “complessità” davanti alle richieste dei soliti quattro bacchettoni senza seguito. La nota curiale parla sostanzialmente di “adeguamento” alle direttive del vescovo. Che sarebbe anche sensato ma pensiamo che sotto ci sia dell’altro.

Halloween infatti non è altro che l’ennesima festa pagana (in senso storico e positivo) che il cristianesimo vincente ha riavvolto sotto il manto della Croce riscrivendone il dna simbolico: il capodanno celtico dei ritornanti trasformato nell’esaltazione dell’agiografia dei martiri e del ricordo dei cari estinti. Un’antichissima festa, peraltro sana e dialogante con l’aldilà, cui la religione imperante dopo l’editto di Costantino, ha imposto un corso differente. Senza sopprimerla, bensì “ricapitolandola”. Un tempo, quando di teologia e storia delle religione si parlava davvero e le eresie spingevano ad un confronto serrato sui temi della sacralità, queste faccende si conoscevano.

D’altronde, come si evince dalle prime espressioni artistiche rupestri di cui l’umanità abbia ad oggi memoria, i nostri antenati non si posero per primo il problema di Dio, bensì della morte. Questo ci dicono le scene di caccia rituali. Occuparsi di un’eventuale vita dopo la vita, fu il secondo e conseguente meccanismo mentale; e gli dei o le mille sfaccettature della natura lette in chiave misteriosa e misterica, non furono che una risposta al dilemma angosciante della fine biologica del singolo individuo. Ecco perché la letteratura dell’infanzia è così piena di scheletri e fantasmi, mostri e creature sovrannaturali; perché i bambini sono (come l’uomo primitivo) naturalmente portati ad usare la fantasia per definire i connotati del loro mondo. Ed ecco perché gli esperti considerino sacrosante per i piccoli le letture di genere. Stimolano le meningi, aiutano la fantasia.

Differente invece, per arrivare al documento del vescovo Massimo Camisasca, dovrebbe essere l’atteggiamento verso la new-age, scipita accozzaglia di banalità spacciate per insondabili immersioni nell’io più profondo; le mode novelle dal sapore (molto lontano in verità) d’antico Oriente nulla hanno a che vedere con la ricerca, umile, aperta e mai preconcetta, di Dio. Perché fuori dalle tradizioni e dai libri che le hanno determinate, non c’è nessun percorso serio, non solo di eventuale conversione, ma nemmeno di intellettuale compassione. Solo gruppi di auto-aiuto ai confini della psicopatologia, adatti solo a giustificarsi a posteriori ogni comportamento cucendosi addosso di volta in volta il bricolage della morale.

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