HomeAttualitàVentennali. Decreto Letta, liberalizzazione del gas, le sfide vinte e quelle ancora da affrontare

Ventennali. Decreto Letta, liberalizzazione del gas, le sfide vinte e quelle ancora da affrontare

Comincia con un omaggio all’allora capo della segreteria tecnica di Enrico Letta, Fabio Gobbo (suo il commento del titolo, riferito ai tetti antitrust), questa riflessione di Alberto Biancardi, protagonista della stesura del Dlgs 164/2000 e in seguito membro dell’Arera. Positivo è il suo giudizio sul modello di regolazione, che ha tenuto facendo anche scuola per il successivo “target model” Ue. Non vale però per la distribuzione, su cui è invece tempo di fare delle scelte. Ma 20 anni dopo la vera
sfida sono trasformazione tecnologica, decarbonizzazione e integrazione settoriale, che pongono domande nuove a cui va ancora data una risposta.

 

Vent’anni fa il Decreto Letta. Affetto, riconoscenza e rimpianto verso Fabio Gobbo, che non è più fra noi. Difficile scriverlo e scrivere di più, ma doveroso farlo.

Alberto Biancardi

Le scelte di base, allineate a quella che era, o almeno sembrava, la migliore regolazione economica e ai migliori esempi disponibili mi sembra abbiano tenuto. Mi riferisco, fra le principali, alle
norme di unbundling, alla divisione dei compiti fra programmazione e regolazione nonché fra quest’ultima e il mercato, all’apertura alla concorrenza di offerta e domanda.
Le quote massime imposte ai diversi livelli della filiera erano forse grezze dal punto di vista logico-formale, ma nel poco tempo disponibile penso sarebbe stato ben difficile fare diversamente.
“Se avessimo avuto più tempo, più informazioni e forse persino se fossimo stati più bravi, quasi sicuramente avremmo fatto peggio”. Questa frase, pronunciata da Fabio Gobbo in presenza mia e di
pochi altri qualche anno dopo il varo del decreto, mi colpì molto fin da allora e penso spieghi molto delle origini e della scrittura delle norme.
Alcuni punti restano ancora aperti, indubbiamente. Penso in particolare all’affidamento della attività di distribuzione. Resto convinto che il timore per le gare sia stato più efficace delle gare
stesse. Il periodo transitorio entro il quale, tramite acquisizioni, fusioni, ecc. era possibile prolungare l’affidamento del servizio e, con questo, posticipare l’avvio della gara è stato di gran lunga più efficace nello stimolare la concentrazione e la riduzione del numero di operatori di quanto operato dalle medesime gare.

Non è questa la sede per entrare nel dettaglio del processo, ma la semplice constatazione che il sistema non sia stato nemmeno lontanamente in grado di gestire un numero così ampio di gare dovrebbe far riflettere. Come dire: o si riesce in modo coeso da parte delle istituzioni coinvolte a identificare un numero ridotto di ambiti territoriali, a definire regole semplici per le gare e a
mobilitare risorse adeguate per il loro svolgimento, oppure tanto vale seguire realisticamente altre strade. A livello più generale, direi che a vent’anni dal varo della riforma resta da completare il quadro regolatorio, soprattutto per quanto concerne l’omogeneità a livello europeo fra i diversi sistemi nazionali, eliminando fenomeni quali il cosiddetto pancacking, che penalizza i nostri consumatori di gas. Il Gas Target Model è l’evoluzione naturale di quello che era il nucleo di buona regolazione economica che è stato introdotto nel 2000 in Italia e, allo stato attuale e fatta salva l’osservazione che illustrerò fra qualche riga, non sembrano opportuni cambiamenti di rotta.

Detto questo, è dalla profonda trasformazione tecnologica in atto e dall’emergenza climatica che potrebbe generarsi la necessità di innovazioni nel tessuto regolamentare e normativo. Anche se
queste innovazioni dovrebbero assumere rilevanza più a medio e lungo termine che nel periodo corrente. Sembra, infatti, assodato che il gas naturale sarà l’idrocarburo su cui fare affidamento per la parte dei consumi energetici non soddisfatta dalle fonti rinnovabili. Difficile, almeno a mio avviso, dire quanto gas ci servirà da qui a venti o trent’anni, ma ancora più difficile negare che di gas ne servirà ancora, nonostante la necessità di decarbonizzare le nostre economie.

In ogni caso,  il gas assumerà con tutta probabilità un ruolo ancora più complementare rispetto alle altre fonti energetiche rispetto a quanto avviene attualmente. Infatti, se oggi la sostituibilità fra gas ed energia elettrica riguarda alcuni usi finali e il gas naturale è una fra le fonti utilizzabili per produrre energia elettrica, nel futuro si aggiungerà un ulteriore grado di discrezionalità, in quanto l’energia elettrica da fonti rinnovabili potrebbe diventare una fonte da utilizzare per produrre gas metano sintetico e idrogeno, quest’ultimo a sua volta succedaneo di gas e di energia elettrica in alcuni usi. Tutto ciò con l’ulteriore variante derivante dalla possibilità di trasportare il gas sintetico e l’idrogeno tramite i gasdotti tradizionali oppure tramite gasdotti dedicati e senza trascurare la
possibilità di produrre bio-metano, cioè gas partendo cioè da fonti organiche. Queste molteplici possibilità di sostituzione reciproca sono difficili da gestire sia per la programmazione che per la regolazione.

Giusto per esemplificare qualche complicazione, se la decisione è la piena elettrificazione dei consumi, la conseguenza è l’utilizzo di tutte le potenzialità delle fonti rinnovabili per la produzione di
energia elettrica, con il relativo potenziamento delle reti per veicolare questa energia ai consumatori. Il gas, in questo scenario, sarebbe residuale. Se, viceversa, parte del potenziale delle fonti rinnovabili quali sole e vento venisse utilizzato per produrre gas sintetico o idrogeno, il fabbisogno o la produzione di energia elettrica potrebbe ridursi, mentre sarebbe necessaria nuova capacità di rete gas (o idrogeno) per rendere disponibile il prodotto al consumatore finale.

Difficile dire oggi come andrà a finire. Ma, in questi scenari, ciascuna decisione rischia di dipendere molto di più di quanto avviene oggi dalle altre decisioni. Così come regolazione e programmazione appaiono molto più interdipendenti rispetto a oggi. La stessa Arera, a mio avviso molto opportunamente, ha avviato una consultazione per individuare “progetti pilota di ottimizzazione della gestione e utilizzi innovativi” delle reti di trasporto e di distribuzione del gas naturale (Dco 39/2020). Acquisire informazioni e decidere su base fattuale il
da farsi appare scelta saggia. È una nuova sfida per la regolazione. Vedremo come andrà a finire

Da “Staffetta Quotidiana”

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