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Vanniloqui
Chi dice donna…

Improvvisamente, in un certo bel giorno di settembre l’Italia intera ha scoperto che esistono gli stupri e ha riscoperto, nel contempo, anche l’Arma dei Carabinieri, che andava estinguendosi poco a poco nell’immaginario collettivo tanto da essere soppiantata nelle barzellette persino dai vegani e che con gli incresciosi fatti occorsi è di nuovo assurta a superstar del biasimo nazionale. Rei di indossare una divisa e di non riuscire a riempirla in quel modo titanico che il cittadino medio italiano si immagina sempre l’angusto pezzo di stoffa debba conferire, come se prendendo un italiano medio e strizzandolo in un panno Lebole immediatamente dovessere acquisire inimmaginabili superpoteri, i Caramba sono di nuovo tornati in auge; come sempre, al negativo, s’intende. E neppure la saggezza comune del “se la saranno cercata”, neppure il fatto che fossero in possesso di numerose aggravanti – ubriache, a Firenze, addirittura americane – è valso, o varrà, uno sconto della pena per la vituperatissima immagine dell’Arma che, più di tutte, invece trae gran parte della propria ragione di esistere dal rapporto stretto e fidato con la comunità. Pazienza, fedeli militi; pazienza e dedizione. Poco a poco l’ira dei giusti si placherà, e la stuprologia in cui tutti negli scorsi giorni hanno dato prova di essere laureati passerà di moda, lasciando il problema esattamente come era prima se non peggio e voi di nuovo a battere obsoleti verbali su obsoleti pc dismessi da aziende in vena di buone azioni.
Per una volta (una volta di più), vogliamo essere assolutamente impopolari: se la sono cercata. Ma se la sono cercata proprio tutti, eh. In primis non tanto le donzelle, quanto i militi della Fedelissima: come già rilevato da molti esperti via chat, non è esattamente tra le funzioni del Corpo accompagnare persone ubriache a casa. Altrimenti questa mansione assorbirebbe tutto il personale h24, e ci vorrebbero almeno un dieci milioni di assunzioni per sopperire a questa necessità sull’italico suolo. Poi, per carità: si è fatta tanta retorica sulla sacralità dell’indossare una divisa e bla bla bla, ma la verità è che prima prendiamo le distanze da queste boutade dannunziane e meglio stiamo tutti quanti, non è che se prendi uno qualunque e lo investi di un ruolo questo, come già detto, diventa infallibile. Anzi, è probabile che sfrutti le occasioni fornitegli dalla propria posizione per tirare qualcosa in più. Ci sarebbe casomai da parlare di seri test attitudinali, di motivazione, di spirito di corpo per ragionare a ragion veduta su logiche che vogliono certe funzioni pagate e addestrate come comuni mortali (anzi, molto meno) cui poi vengono richieste purezze angeliche e prestazioni straordinarie, ma non è questo il luogo e certamente non il tempo. In sintesi, hanno fatto una cazzata gigantesca, e non è neppure detto che fosse la prima volta (anzi, il sospetto che fosse solo la prima volta che venissero beccati è molto ragionevole). Poi, se la sono certamente i giornalisti, gli avvocati, i commentatori bolsi in assenza di altre più saporite chicche e così via. Le uniche che forse non se la sono cercata probabilmente sono state proprio le ragazze, anche se ci sarebbe da essere stati lì per vedere come è andata, e siccome non c’eravamo tutto il resto è non tanto speculazione quanto presunzione allo stato puro. Soprattutto, però, ce la siamo cercata tutti noi, collettivamente, come popolazione, tutti insieme uniti in una specie di gorgo cui nulla sfugge. Perché se nel 2017 ancora ci sono situazioni tali per cui possa avvenire che, dal nulla, dall’ordinario, si possa pensare di avere un rapporto sessuale non consenziente con chicchessia allora è segno che il problema non tanto i soggetti, quanto l’intero pensiero sociale in cui pescano per farsi balenare in mente simili idee. Somiglia un po’ tanto, ci rendiamo conto, a quelle difese stucchevoli molto anni ‘60 in cui la colpa non era dell’individuo, ma della società; ebbene, in realtà nessuno ci impedisce di applicare le punizioni per la responsabilità oggettiva e individuale, ma forse anche riflettere su quelle collettive non era poi così sbagliato. Altrimenti, si rischia di fare un po’ troppa confusione: distinguiamo, per cortesia, tra predatori abituali, che sono devianze, e situazione di un contesto marcio che genera circa il 90% di tutte le violenze. E il contesto, spiace dirlo, è difficile da battere, perché si tratta dell’intero modo di pensare la donna oggiAggiungi un appuntamento per oggi, nel suo complesso.
Un modo di pensare alla donna che ancora la vede come portatrice di qualcosa che non si sa bene inquadrare, ma certo la rende carica di diversità; quell’etterno femminino che a volte, persa l’aura di romantica e stimolante differenza, diventa nel parlare e agire comune una specie di handicap da comprendere e colmare a suon di azioni positive e di tanta, tanta comprensione. Come se si parlasse a un deficiente, insomma, o a un anziano; quel “baby talking” che così efficacemente i colleghi d’oltreoceano hanno giustamente stigmatizzato come una delle pratiche più deleterie che si possano concepire dal punto di vista comunicativo. Sai, tanto è una donna, che ci vuoi fare. Eh, son donne. Donna al volante, parrucchiere si spera. Il tutto poi che sfocia nelle best practices delle quote rosa, delle strisce rosa, delle giornate rosa, perché si sa, all’estero hanno funzionato. Soluzione della Sfinge: non siamo all’estero. Siamo in un Paese così variegato culturalmente che buona parte di noi maschietti si interrogano quotidianamente sul perché e sul come si possa anche solo ragionare di parità, visto che la davamo assolutamente per scontata, che tolte le ovvie funzioni corporali differenti sul resto non capiamo cosa sia questa storia del dover per forza accompagnare a braccio persone che, tette a parte, ci sembrano abbastanza simili a noi, certamente ugualmente capaci e sicuramente, dato l’affossamento storico, anche in possesso di un potenziale maggiore. Tipo, se lo chiedete a uno di quelli che consideriamo normali quali siano i mestieri da maschio e quelli da femmina, vi guarderà come se foste deficienti. Perché a noi la donna intelligente e capace non è che faccia tutta questa paura: anzi, ne auspichiamo la diffusione universale. Siamo talmente tanto convinti della parità di diritti e doveri che anche solo parlarne ci sembra frusto, banale, specioso e magari anche un tantinello orientato alla ricerca di un qualche beneficio, hai visto mai. Errore nostro, che pensiamo che magari i piatti possano lavarli tutti e due e che a parità di lavoro sia normale pensare ad una parità di retribuzione, finiamo così per non contribuire a una lotta di civiltà che ci vorrebbe sulle barricate.
Per noi, che riteniamo dopo quelle giornate amare, lascia stare, che possa anche finire diversamente che con un sì se ci presentiamo con delle rose nelle sere tempestose, molti di questi ragionamenti sono solo irritanti e contribuiscono semmai a fare della donna un qualcosa che necessita di un pensiero diverso che non sia quello, che ci sembrava sufficientemente ben articolato, di uguaglianza tanto bene espresso dalla ormai vetusta Costituzione, e tutto sommato anche dal comune buonsenso. Forse, però, è l’intero discorso che ha preso una piega strana. Che la donna fosse relegata ad una posizione subalterna, è palese. Che il metodo per farla risalire fosse sminuire la figura dell’uomo e rendere il tutto una lotta politica, è già discutibile. Che oggiAggiungi un appuntamento per oggi si ritenga di metterci una pezza creando, come alternativa al superomismo, il superdonnismo, lo troviamo altrettanto opinabile, e forse più; perché ci porta ancora e ancora lontano dalla realtà dei fatti, che in se stessa é molto semplice. Sono le donne capaci di fornire uguali prestazioni quanto a varietà, valore e quantità rispetto agli uomini? Sì? Allora il problema non si deve porre. Fanno parte le donne della società civile? Sono in grado di contribuire? Di nuovo, il problema non capiamo dove debba stare, se non i una specie di lotta all’ultimo sangue per la conquista di spazi di potere che sono magari sfuggiti ai precedenti saccheggi. E’ brutto – bruttissimo – a dirsi, ma forse il problema sta proprio nel dover sempre fare i conti con le specificità dell’essere donna, nella sua differenza. Se dovessimo ragionare in termini di uguaglianza, sparirebbero, oltre a tutti i luoghi comuni e bestialità e soprusi cui il sesso viene sottoposto (attenzione: è un sesso, non un genere, come si dice sempre. Il genere è sempre quello: umano), anche intere fasce di senso e di mercato che si basano sulla seduzione, sulla desiderabilità sessuale, sullo squilibrio tra sessi in buona sostanza. Un mondo molto orwelliano, forse, ma certamente privo di ragionamenti che vedono un qualsiasi coglione pensare a una donna come a un qualcosa che possa essere proprietà di qualcuno, che debba fare pensare dire quello che conviene a qualcun altro (se stessa compresa) o che debba per forza essere disponibile al sesso o a qualunque altra cosa quale che sia il suo desiderio in tal senso. Un nuovo modo di pensare, con parole diverse: è questo, in sintesi, quello di cui avremmo bisogno. Perché non è pensabile che la sola responsabilità personale possa rendere conto degli innumerevoli episodi inqualificabili cui le donne sono fatte quotidianamente oggetto, siano essi perpetrati da militi rincretiniti, da mariti, ex fidanzati, amanti, suonati semplici che per tutto il resto nella vita non sono già pericolosi criminali ma persone tutto sommato normali. Che, infatti, arrivano a pensare certe cose ritenendo di essere persino nel giusto.

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