HomeInterventiSparlate, sparlate, qualcosa resterà…

Sparlate, sparlate, qualcosa resterà…

Renzi_IgorQualcuno che ha ormai passato gli anta ricorderà, crediamo con una certa nostalgia, i tempi ormai semimitici in cui le contrapposizioni politiche, per quanto crude, aspre, sentite, si fondavano su divisioni di fronte nella visione delle scelte da effettuare per vivere la cittadinanza. Destra e sinistra, radicali e flessibili, conservatori e progressisti, aerei e terricoli, con Baffone o con Lui; contrapposizioni che, almeno nell’immaginazione di chi partecipava alla Cosa, sembravano tanto più nette quanto i leader dei campi rispettivi, per guidare, e per trattenere, i votanti. Difficile, come sempre accade per le cose in Italia, distinguere tra il momento in cui si litigava per stabilire quale fosse la scelta migliore per la collettività, tra quello in cui si faceva solo un tifo indiavolato e quello in cui volavano solo le ingiurie; in questa parte del mondo funziona così da sempre. Niente di tutto questo, però, poteva mai far presagire lo stato di continua piazzata che viviamo da alcuni anni, e che sembra raggiungere ogni giorno nuovi vertici man mano che l’attenzione dei fans dei diversi schieramenti si sposta dalle supposte opposte idee ai fatti privati e pubblici delle personalità, dei loro parenti consanguinei acquisiti amici amici di amici cani gatti e colf.

Non che cose simili siano nuove sotto il sole dell’italico suolo, intendiamoci. Già nel Senato romano si prendevano a parole e arrivavano spesso anche ai fatti, non di rado senza appello e senza rimedio, e i giornali dell’epoca (gli acta diurna) già spettegolavano su vizi e virtù di tutti, soprannomi, schifezze, amanti, inclinazioni sessuali, marchette, altarini e via dicendo. Quando le cose andavano un po’ oltre finivano le teste dei senatori sui rostri, si incendiava un po’ la Suburra e via così di questo passo. Oggi, per fortuna, non arriviamo – o almeno, non ancora – a questi estremi, a meno che non si vogliano considerare le poche proteste di piazza orchestrate dai soliti Black Block (orchestrati a loro volta dai soliti) come retaggio di queste antiche usanze. No; quello che oggi ci ammorba continuamente è più una specie di clima generalizzato da Isola dei Famosi, in cui chi fa sesso con chi conta più delle posizioni, delle idee, dei progetti, dei risultati ottenuti o non ottenuti. Leggi oggi le pagine dei maggiori quotidiani, e ti sembra di vedere il rotocalco dalla parrucchiera; ci mancano solo le foto della pancetta del deputato e delle tette della senatrice, e poi sei a posto.

No; quelle semmai le si trova direttamente sul web o, appunto, in detti rotocalchi; per il resto, non manca niente. Oggi è lecito sfruttare a scopo di ammazzamento politico le abitudini e le frequentazioni sessuali, la malattia, la religione, il livello intellettivo e di istruzione; i momenti di debolezza, le attività dei congiunti, le tragedie familiari e personali. Tutto fa brodo. In un crescendo di lordura, ce n’è per tutti; gli amanti e le lacrime della Raggi, il padre di Renzi, i viados di Marrazzo, il pianto della Fornero, la cena di Natale di Monti, l’incidente fatale di Grillo, le case sortite dal nulla di Bossi e il suo ictus e le lauree fantasma di suo figlio, le mignotte di Berlusconi e le spese private di Napolitano, il figlio transgenico di Vendola, il divorzio di Casini: tutte cose delle quali, a rigor di logica, dovremmo verosimilmente fregarcene con riferimento alla crocetta da mettere nel chiuso delle urne elettorali. E invece, la reductio ad personam fa il suo sporco lavoro e prima ancora che la valutazione, accordo o disaccordo, dell’idea, del programma politico, scendono in campo il ridicolo, il disprezzo, la pietà. Di nuovo: non che sia una novità.

Ethos, pathos, logos, chiamava in causa Aristotele le componenti del dialogo retorico nel quale l’emozione suscitata nell’ascoltatore, la capacità dell’oratore di fare appello al suo senso morale arrivavano ad avere un peso cumulativo molto maggiore delle parti razionali del discorso. Muovete la rabbia, l’indignazione, il ridicolo, il disprezzo; gettate fango sulla persona che parla, e avrete già fatto la maggior parte del lavoro, perché a questo punto le sue parole non le ascolterà più nessuno. Forse, a questo punto non ha nemmeno tutta questa importanza, del resto. Se tutto quello che possiamo aspettarci dai referenti delle rispettive barricate è il flagello contemporaneo di inondazioni di esposizione al pubblico ludibrio sui media e sui social – ormai il confine si va facendo sempre più tenue – viene da dire che l’unica cosa che il cittadino ancora in grado di voler capire e di voler partecipare possa solo, come suggeriva il solito Montanelli, turarsi il naso e tirare avanti alla meno peggio; lì si suggeriva l’adozione della pratica per favorire un voto ragionevole e ragionato, qui, ormai, è viatico nella vita quotidiana. Se poi dal naso si debba passare a tappare anche occhi, orecchie e chissà cosa altro per escludere del tutto i sensi e decidere esclusivamente secondo ragione è una scelta che spetta al singolo, e non è detto che una pratica che nasce come autodifesa intellettuale non possa poi trovare miglior sorte di nobilitazione in quanto coadiuvante il libero pensiero. Pensiero che si spera sopravvissuto in questo continuo martellamento di pettegolezzi da lavandaie, con tutto il rispetto per le lavandaie che dal confronto escono senz’altro riabilitate.

Nessun commento

Siamo spiacenti, il modulo di commento è chiuso in questo momento.