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Renzi e l’epifania di un invecchiamento precoce

5-renziNon c’è niente di peggio di invecchiare giovani. Peccato per Renzi, che ha esaurito le energie vitali nell’arco di mezza legislatura dopo un golpetto intestino. A volte è questione di tempo, altre di incapacità di leggere tra le pieghe della storia. Il potere e i suoi simboli possono inibire i sensi, alterare le percezioni, smarrire i già fragili legami con la realtà. Così un ex scout reo confesso crede di essere De Gaulle e potere giocare a fare il padre costituente.

Ci sono conseguenze di ben più ampia portata rispetto al precoce invecchiamento del più giovane presidente del Consiglio d’Europa e il suo imminente pensionamento. Alcune sono già evidenti, altre di là da venire. Tra le prime, in ordine sparso: la rottamazione del Partito democratico, trasformato in un comitato elettorale e d’affari; un biennio di traffici per cambiare l’assetto istituzionale; un referendum che si conclude con una rissa tra accozzaglie (per una volta l’italiano viene usato correttamente); il tentativo di comprare fette di consenso tramite il meccanismo perverso delle mancette.

Nella successione degli eventi, la personalizzazione del referendum non è stata una scelta politica ma un fatto inevitabile. In un’altra epoca, il plebiscito ci avrebbe consegnato un premier più forte e un quadro politico sufficientemente tranquillo per andare a battere i pugni ai tavoli che contano, a Bruxelles e a Francoforte. In un’altra epoca.

Dalla palude da cui voleva uscire, Renzi si è trovato in un Vietnam, stanco e invecchiato, in crisi di consenso e privo di autorità per mettere le mani sulla Costituzione. E’ scattata la molla della trappola che lui stesso si è costruito mentre la storia fuori dal giglio magico tracciava un’altra traiettoria. Forse i segnali, quelli più evidenti, sono giunti troppo tardi: la Brexit, Trump, l’aria di rivolta contro tutto ciò che viene percepito come elitario. E quando l’allarme è scattato è seguita a ruota l’onda di panico; è tutto un signora mia, entriamo nel merito, quando non si ricorre a quegli strumenti che sdegnosamente vengono definiti populisti. O si agitano fantasmi. I fantasmi arriveranno ma Renzi non è l’uomo della Provvidenza e nemmeno il generale De Gaulle.

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