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Quel che i Leopoldini non sanno

Stazione-Leopolda-FirenzeNessuno ha mai pensato realmente, se non pervaso da strumentalissimi fini, che le manganellate ai lavoratori di Terni siano partite per input, anche indiretto, dei tavoli della Leopolda. Ma il contrasto drammatico tra le immagini dei disoccupandi in piazza e i rampolli dell’alta borghesia, leccati e tirati a lucido sugli algidi tavoli renziani a discettare di un non meglio precisato futuro, rischiano di creare un solco incolmabile tra chi aspira a diventare una classe politica credibile e chi cerca ormai insperatamente, di trovare motivi validi per restare in un Paese chiamato Italia. Un ritorno al passato di stampo classista.

I meccanismi da “pensiero unico leopoldino” ci sono tutti, incredibilmente alimentati dalla fuffa social promanata da chi crede di essere già assurto al ruolo di grande statista per aver postato due frasi celebri previa consultazione wikipedia. E crediamo anche che gli stessi rottamatori in erba non siano del tutto consapevoli di muoversi e viversi sempre più come una sorta di corporazione virtuale. Si percepiscono democraticissimi e apertissimi ma rifuggono le divergenze, isolano ignorandole le dissidenze e hanno orrore dei dibattiti in trasferta. Dove la compiacente claque potrebbe dare forfait. Invece del libro di Renzi “Stil novo. La rivoluzione della bellezza da Dante a Twitter” dovrebbero leggersi La Repubblica di Platone. Si credono a priori nel giusto, una classe di (auto)eletti, portatori del bene assoluto ancor più del bene comune, che fa troppo retrò. E chi non partecipa divertito e speranzoso alle loro apericene yé yé, è socialmente tagliato fuori. Chi non cinguetta compulsivamente le bontà delle proposte toscane e la schifezza delle critiche altrui, dovrà professionalmente fare le valigie. E pensano essere, tutte queste, grande novità. Incredibili innovazioni.

Una parte importante del simposio renziano viene dalla nostra provincia; da dove il braccio destro del Premier, Graziano Delrio, si è portato dietro tutto o quasi il suo team di fiducia. I fantastici quattro. Si insaccano, ex sindaco escluso, circa 500mila euro lordi annui, beati loro. Quelli senza lavoro non resteranno mai. E alla faccia della meritocrazia, l’impressione primaria è che distribuiscano sedie che contano e ben remunerate ai soli fedelissimi. Un’occupazione certosina, capillare, sistematica. Non diteci per favore che il leopoldismo rampante è l’evoluzione rarefatta del dossettismo morente. “Sentinella, a che punto è la notte?”.

 

Ultimi commenti

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    “Il vostro non è giornalismo di rinnovamento”. (M.Madia)

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    dovrebbe rispondere don Dossetti junior ma è troppo impegnato a scrivere per il sito ufficiale di Osho di stampo orgiastico-demenziale…