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Primavera Araba d’Egitto: Islam e Democrazia

Veniamo al cuore del problema senza tanto girarci attorno: l’Islam (non il mondo arabo) è compatibile col sistema organizzativo, politico e sociale, che i Paesi dell’Occidente moderno chiamano Democrazia? No, non lo è, come ha ben spiegato oggi il saggista francese Renaud Girard (e come cercano di spiegare i più competenti e liberali studiosi di settore prima di lui). Per il semplice fatto che i dettami della religione e le regole dello Stato, secondo i maggiori partiti politici islamisti di cui sono espressione anche i Fratelli musulmani, tendono a coincidere progressivamente. Quando non ad essere iscritti in un testo unico. Come dalle nostre parti, più o meno mille anni fa. La Primavera araba, salutata da più parti con frettoloso e incosciente entusiasmo, sta naufragando in bagni di sangue e resiste, diciamo così, solo in Tunisia. Ora dopo la Siria anche l’Egitto, considerate nazioni stabili almeno fino a ieri. Con conseguenze non prevedibili.

EGITTO-3Il trend del progressivo bagno di sangue egiziano ha radici profonde (e nasconde tutte le contraddizioni interne e le ambiguità delle politiche e delle diplomazie internazionali) e orizzonti sconosciuti ma certamente molto negativi. Quello dei generali è stato un golpe, la loro repressione atroce. Prima ancora almeno la metà degli egiziani era scesa in piazza, anticipando con motivazioni opposte le proteste dei Fratelli musulmani, completamente delusa da Morsi e dai rischi di un ritorno al passato lontano dalle loro speranze e da quelle di generazioni che guardano a sistemi sociali decisamente più civili e rispettosi dei diritti di tutti. Se ne può uscire?

Il problema non è risolvibile perché storicamente e culturalmente troppo radicato ma bisogna conviverci senza ipocrisie o alimentando false speranze e sempre puntando a soluzioni pacifiche sapendo che sono temporanee; considerando anche che i fallaciani “scontri di civiltà” (pur in atto perennemente in micro-aree e solo ufficiosamente in zone più vaste) sono l’ultima delle soluzioni auspicabili. Un generale miglioramento economico dell’area medio-orientale significherebbe maggior alfabetizzazione e minor presa sulle folle da parte dei gruppi più radicali. Ma l’America e l’Occidente vogliono ridiscutere i rapporti (strutturati a nostro favore) coi popoli della Mezzaluna?

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