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Perché “je ne suis pas Charlie Hebdo”

Desole mais je ne suis pas Charlie Hebdo! Mi trovo a Gerusalemme per lavoro e la notizia di quanto accaduto a Parigi mi ha colpito piu’ forte di quanto mi abbia colpito la tempesta di neve che ha letteralmente isolato la citta’ dal resto del mondo. Preso dall’ondata emotiva ho subito twittato #JeSuisCharlieHebdo, ma piu’ tardi a mente fredda, discutendo con alcuni colleghi Israeliani e Palestinesi mi sono reso conto che poi la verita’ e’ che non sono Charlie Hebdo.

Un conto è esprimere una solidarietà totale ai giornalisti uccisi, non solo a Parigi, ma ovunque nel mondo e a coloro che ogni giorno rischiano la vita per riportare ciò che succede nel mondo; un altro conto è essere solidali con una rivista – Charlie Hebdo – che forse pochi sanno, ha una storia di razzismo, xenofobia e intolleranza, mascherata dalla dicitura ‘satira’. Qui mi fermo, unico distinguo che credo fosse importante sottolineare.

La seconda riflessione che voglio fare è non tanto su ciò che è successo – un atto di vigliaccheria senza giustificazione – ma sulle motivazioni. Ho cercato sui media di tutto il mondo, ho letto e ascoltato, ma quasi nessuno si è posto la domanda cruciale: perché? Quei pochi che lo hanno fatto hanno dato la solita risposta basata su un rifiuto della civilta’ occidentale o alla volonta’ di imporre l’Islam come una religione globale.

Gianpar ha ragione nel suo commento a dire che non si tratta di scontro di civiltà, questo è già avvenuto immediatamente il giorno dopo l’11 Settembre 2001 e ciò che stiamo vivendo sono le conseguenze di quello scontro. Coloro che fanno parte dell’ISIS, coloro che lanciano attacchi contro l’Occidente sono giovani che nell’ ultima decade hanno sperimentato una poco nascosta e costante Islamofobia, un costante martellamento che chiede loro di scusarsi ad ogni occasione (in Italia questo è un fenomeno ancora poco conosciuto). L’Occidente pretende che l’Islam e i Musulmani si adeguino alla cultura occidentale – e fin qui il ragionamento ci può anche stare – ma lo steso Occidente non ha interesse a integrare ma piuttosto a inglobare: questo è il vero scontro di civiltà.

La ragione per cui non ci chiediamo perché sta proprio qui; sappiamo che l’Occidente ha delle responsabilita’ oggettive nello sviluppo del radicalismo Islamico, ma abbiamo poco appetito per un esame di coscienza che potrebbe portare a riposte poco gradite.

Ultimi commenti

  • in attesa di una risposta all’amico Roberto più articolata, gli posto un’altra visione del perché “Noi non siamo Charlie Hebdo” di tutt’altra natura…del comico Fabrizio Casalino

    Non siete Charlie.
    E neanche io.
    Charlie ha espresso idee profondamente libere, e offensive per altre religioni.
    Io no.
    Voi no.
    Voi siete quelli che si dichiarano laici e poi vanno a sposarsi in chiesa, perché mamma ci tiene.
    Voi siete quelli che non vanno a messa ma il figlio lo fanno battezzare, perché si fa così. E poi lo mandate a catechismo.
    O peggio, a messa ci andate.
    Non siete Charlie.
    Né io né voi abbiamo la libertà di Charlie, o il suo coraggio.
    Noi viviamo in un paese in cui la libertà di espressione di Charlie non esiste.
    E se la pensate diversamente, se credete che in Italia esista la libertà di espressione, andate a vedervi le classifiche sulla libertà di stampa.
    Quello di Charlie, per cominciare, è un dramma che ha luogo in un paese laico.
    Il vostro paese non lo è. Se foste Charlie, avreste fatto qualcosa in questa direzione.
    Io non sono Charlie.
    Perché il mio diritto di satira non l’ho mai esercitato in faccia a pericolosi integralisti.
    E come me, nessuno dei miei colleghi.
    Perché se fai la battuta sbagliata ci puoi anche lasciare la pelle. E noi alla pelle ci teniamo. Abbiamo il mutuo.
    Non dite che siete Charlie, colleghi.
    Che da noi ci sono i dieci comandamenti di Benigni. Non i dieci comandamenti di George Carlin.
    Non dite che siete Charlie, gentile pubblico, che poi mi arrivano minacce di morte se dico in televisione che uno con il camper sta nei coglioni.
    Da queste parti, uno come Charlie ce lo sogniamo.
    Anche per questo siamo pronti a indossare il dolore altrui, sentirci paladini di una libertà che non abbiamo perché semplicemente non ce la siamo guadagnata. A noi è sempre andata bene così, siamo gente che prende volentieri le scorciatoie. Odiamo facile, sbandieriamo facile. Poi manifestiamo, cambiando foto del profilo.
    Perché dico queste cose impopolari? Che non mi porteranno alcun giovamento? Perché in mezzo a tutto questo coro di sdegno, e improvviso falso coraggio, credo sia doveroso per rispetto verso Charlie, che qualcuno vi dica chiaramente:
    -col cazzo che voi siete Charlie.

  • Mi pare che l’autore abbia sostituito la causa con l’effetto.

    Prima ci sono state milioni di persone di fede islamica che negli anni si sono trasferite in un altro paese di tradizioni cristiane.

    Poi il paese che li ha accolti più facilmente di ogni altra nazione, ha capito che una parte non banale di questi non cercano di integrarsi più di tanto e che addirittura non così di rado si trasformano in terroristi.

    Quindi, il paese ha capito che una parte di quelle persone sono una minaccia tangibile, che fa morti e feriti,
    quindi sta diventando effettivamente un po’ islamofobo.