Palle di Natale
De Ficarra et Picone. Et di un brutto film che però piace a tutti

Premessa: ogni opinione è legge e fare brutti film è un sacrosanto diritto, del resto il mondo e la storia del cinema ne sono pieni. Ma se all’ingresso della multisala ti ritrovi a dover decidere se fare un assegno o lasciare in pegno le chiavi dell’auto (9,50 euro. Solo?) e all’uscita ti domandi cosa hai appena visto, e se si tratta di quello stesso film di cui hai sentito parlare solo bene e di cui hai cercato invano almeno un’insufficienza nel web, beh…allora diventa giusto cercare vendett…pardon, giustizia.

“Il primo Natale” di Ficarra e Picone è un brutto film, noioso. E lo scriviamo con dispiacere, da fan convinti del duo siciliano, che ancora una volta ha il non indifferente pregio di rimanere alla larga dalla volgarità. Ma le note di merito sono già finite, perché la pellicola non ha direzione, sembra un film d’avventura che gioca a fare il film brillante che gioca a fare il film di Natale che gioca a non fare il CinePanettone che gioca a sprecare uno spunto parecchio interessante che gioca a fare il film intelligente e di buoni sentimenti che gioca a fare non abbiamo capito cosa (nessuno si azzardi a parlare di satira per quei 30 secondi di sbarco dei clandestini, peraltro risolto malissimo, aperta a chiusa parentesi). In una definizione: è poco ispirato. Che poi è un modo elegante di scrivere che ha poco da dire.

Per chi non conoscesse la trama: ladro e prete dei giorni nostri si ritrovano catapultati indietro nel tempo nei pressi di Betlemme, a pochi giorni dalla nascita di Gesù. Dove va in scena un vero e proprio miracolo: parlano tutti italiano. O forse sono Ficarra e Picone che parlano lingue morte. In ogni caso, miracolo. Che si ripete al contrario quando… ah no, non possiamo scriverlo per non rivelare il finale.

Il temone è quello dell’amicizia, ma non mancano esecuzioni sommarie (fuori campo, of course) e sevizie, e il personaggio più interessante, Erode, è un cattivo vero, molto meno caricaturale di quel che ci si potrebbe aspettare. Ergo di archiviare il caso con “film per famiglie” pare fuori luogo. E’ una commedia? Purtroppo no, bisognerebbe ridere un tantinello in più (eufemismo). Una favola? Nemmeno, per fortuna. Una parodia? No. Un omaggio a “Non ci resta che piangere”? No. Forse.
Anche se in fondo chissenefrega di catalogarlo, sono più di 100 minuti che non vogliono decidersi a passare e che fanno rimpiangere di non essere rimasti davanti alla tv a guardare, per la 300esima volta, “Una poltrona per due”. Quindi, insomma boh. Può andare “boh” come giudizio, assieme a un 4 di stima come voto? I due attori-registi nelle varie interviste hanno parlato di film semplice, comico, epico, avventuroso, non religioso, augurandosi che lo spettatore “esca dal cinema divertito e arricchito – dichiarazione rilasciata a “Sorrisi” – anche solo di un dubbio, di una domanda su quello che gli succede intorno”. Addirittura?
Rettifichiamo: voto 3. Perché “Il primo Natale” può piacere (mah) o non piacere, ma attribuirgli sfumatore etico-didattiche è un peccato di vanità.

Chiusura col Corriere della Sera del 24 dicembre. A pagina 44 voto 6+ a “Il primo Natale”. Ma 42 pagine prima, nella stessa edizione del quotidiano, campeggia un quarto di pagina pubblicitaria de…”Il primo Natale”. Oibò, tutto normale? Come i 9,50 euro per entrare al cinema?

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