Osservatori
Monitorare l’andamento economico dalla Banca d’Italia

Maria Cardillo taglia il nastro di una filiale

L’opportunità che ho avuto di dirigere 5 filiali della Banca d’Italia, collocate in ambiti regionali – Lombardia, Toscana, Sicilia – con caratteristiche estremamente diversificate e talvolta connotate da problematiche di particolare delicatezza, mi ha consentito di comprendere ed apprezzare le peculiarità che contraddistinguono le singole comunità locali: posso dire che l’esperienza vissuta a Reggio Emilia si è rivelata particolarmente significativa per la ricchezza dei valori presenti nel suo contesto socio-economico e per l’intenso dinamismo che caratterizza le numerose e diversificate attività produttive e finanziarie che vi si svolgono. Le bellezze naturali della terra reggiana, il civismo, la dignità e i valori morali della sua gente mi hanno consentito di svolgere al meglio le mie funzioni.
Nel delicato ruolo di responsabile della vigilanza sulle banche e sugli intermediari finanziari il mio compito è stato quello di assicurare una operatività ispirata ai principi di sana e prudente gestione.

Il mio impegno, soprattutto con riferimento alle banche sottoposte alla mia diretta vigilanza, è stato rivolto a consentire una crescita serena, sostenibile, consapevole, prudente, etica e rispettosa del più debole: l’economia al servizio del bene comune.

Ho assistito a importanti innovazioni normative quali i requisiti patrimoniali delle banche e degli intermediari finanziari “Basilea 2” e all’introduzione di principi contabili internazionali, svolgendo quindi una intensa attività di acquisizione e analisi di documentazione al fine di stimarne gli impatti sotto il profilo organizzativo, patrimoniale e reddituale.
La profonda revisione della disciplina sulla trasparenza bancaria effettuata dalla Banca d’Italia sin dal 2003, riconoscendone la natura di precondizione della competitività, efficienza e stabilità del sistema bancario, ha fatto sì che la Filiale si impegnasse ad estendere i controlli ad un’ampia fascia di dipendenze bancarie. Di fatti, carenze sotto il profilo della trasparenza e correttezza determinano il venir meno della fiducia, come sopra ricordato, in termini di stabilità. Ma se l’obbligo della trasparenza nasce da una serie di norme il suo fine ultimo è più ambizioso: coltivare in banca una cultura della reputazione. La reputazione è infatti il valore senza il quale non si può creare vera ricchezza. Da quanto detto discende come i temi dell’etica nell’economia e della compliance (intesa come rispetto delle regole) vadano inquadrati nel più ampio rapporto banca-cliente.
La compliance è quindi lo strumento principe per garantire l’equilibrio tra il binomio rischio/rendimento e le regole (1).

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(1) Consultazione e condivisione del contenuto tra le parti (vigilanza e vigilati) tenendo anche conto dell’analisi costi/benefici.
Disposizione e attività di supervisione dell’Organo di Vigilanza proporzionati alle dimensioni e al business aziendale.
L’analisi dei fenomeni economici e finanziari locali è stata demandata all’Osservatorio Economico, coinvolto in collaborazione con l’Osservatorio Economico Regionale, nelle rilevazioni statistiche predisposte dall’Amministrazione Centrale e nella redazione di note congiunturali sull’andamento dell’economia provinciale.
Ho potuto rilevare come la crescita del sistema bancario reggiano, si era accompagnato ad uno sviluppo di impieghi sostanzialmente “sani”, anche in ragione di un contesto economico prospero (2).
Tengo a ribadire come un sistema creditizio provinciale efficiente è funzionale alla crescita dell’economia, ciò è tanto più vero in un sistema produttivo, come quello reggiano, dove è ampia la presenza d’imprese di piccole dimensioni.

Passando poi alle caratteristiche della struttura economica è da dire come l’economia reggiana è costituita da una vocazione industriale molto radicata soprattutto nel settore metalmeccanico. Una tradizione che trova le sue origini agli inizi del secolo scorso, contraddistinta dallo stretto rapporto tra manifattura e mondo rurale, che ha saputo rinnovarsi continuamente fino a costituire, oggi, uno dei maggiori distretti europei del settore.

L’industria reggiana è caratterizzata dalla presenza di imprese di piccole e medie dimensioni, capaci non solo di internazionalizzarsi, ma anche di raggiungere posizioni di vertice nei rispettivi mercati, in una sorta di meta-distretto industriale costituito da filiere sempre più articolate ed estese geograficamente dove la meccanica rappresenta il punto focale. La meccanica agricola e l’articolata filiera agroalimentare si confermano quali cardini dell’industria reggiana insieme ad altri settori in rapida espansione come il ceramico per l’edilizia e il tessile-abbigliamento.
Il più grande distretto a livello mondiale dell’industria della ceramica ha sede nel territorio compreso tra le province di Reggio Emilia e Modena; la tile-valley dove viene prodotto circa l’80% dei 700 milioni di metri quadrati di piastrelle realizzate in Italia (dati riferentesi al 2007).
Rilevante anche la presenza del settore tessile-abbigliamento, con i comparti della maglieria e delle confezioni. Nell’industria dell’abbigliamento opera il grande gruppo di Max Mara, attorno al quale ruota una costellazione di imprese medio-piccole, in grado di essere competitive nelle nicchie di mercato in cui si collocano e che con le loro raffinate collezioni riscuotono successi a livello internazionale.

Altro fiore all’occhiello dell’industria reggiana è l’agroalimentare. Prodotto di punta è il parmigiano-reggiano, con una produzione lorda vendibile superiore ai 500 mln di euro, di cui il 42% dal comparto zootecnico locale. La provincia si trova nel cuore del comprensorio di produzione, un’area circoscritta e ben definita, che conta solo nel reggiano ben 148 caseifici (dati riferentesi al 2007). Sono presenti inoltre industrie di conserve vegetali e, per quanto riguarda le conserve animali, Reggio Emilia si distingue per la produzione di salumi.
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(2) Nel 2006 a livello provinciale l’incidenza, sul complesso dei crediti, delle partite in sofferenza è stata pari all’ 1,7% rispetto al 2,8% rilevato nella Regione Emilia Romagna.

La punta di eccellenza è però la meccatronica che è una scienza interdisciplinare che integra sinergicamente diverse tecnologie per realizzare prodotti evoluti. Sono reggiane le aziende leader nel mondo per la costruzione di motori diesel che trovano applicazione in agricoltura ecc.
Il traino della crescita è rappresentato quindi dalle produzioni meccaniche e, in generale, dai settori orientati all’export. I dati dell’export confermano il grado di apertura internazionale dell’economia reggiana; l’export è infatti cresciuto ad un tasso superiore a quello della Regione. Le imprese reggiane hanno assunto quindi una rilevanza internazionale e sono proiettate verso la conquista di nuove posizioni nel mercato globale (3).

I sistemi avanzati d’ingegneria prodotti da queste aziende sono sviluppati presso centri di ricerca molto spesso interni alle imprese.
Tra questi spicca il “Centro di ricerca Meccatronica” della Comer Industries di Reggiolo, una delle aziende leader nel campo della progettazione meccatronica, inserito nell’albo dei laboratori di ricerca pubblici e privati gestito dal MIUR (4).
L’eccellenza produttiva meccatronica, esclusiva caratteristica del comparto di meccanica avanzata locale, ha fatto si che si creasse a Reggio Emilia un Tecnopolo che costituisce uno ei 10 tecnopoli della rete alta tecnologia dell’Emilia Romagna.

La rete, il cui coordinamento è affidato ad Aster, è costituita da laboratori di ricerca industriale e da centri per l’innovazione e raggruppa le istituzioni accademiche e i centri di ricerca pubblici della regione Emilia Romagna con l’obiettivo di offrire competenze, strumentazioni, prodotti innovativi, processi più efficienti, nuove tecnologie e risorse al sistema produttivo sulla base dei fabbisogni di sviluppo delle imprese.
Il Tecnopolo di Reggio Emilia si colloca nel Capannone 19, nell’area “ex Reggiane”, dove è in fase di attuazione il progetto di rigenerazione urbana per la trasformazione delle storiche Officine Meccaniche Reggiane. L’iniziativa costituisce il modello di sviluppo economico reggiano basato sull’economia della conoscenza e darà forma al Parco Innovazione, in cui mondo accademico e imprenditoriale avranno più facilmente l’opportunità di incontrarsi e collaborare. Detto capannone ospita 4 laboratori di ricerca avanzata e di trasferimento tecnologico al servizio delle imprese. I laboratori afferiscono all’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, è da citare l’ Intermec-Mecatron per la ricerca applicata e i servizi nel settore della meccanica avanzata, della meccatronica e della motoristica.

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(3) 2006: 11,4% superiore di 3 punti percentuali a quello della Regione

2017: 8,7% superiore di circa 2 punti percentuali a quello della Regione

(4) Il laboratorio di Reggiolo è stato il primo in Italia ad essere incluso nel programma ministeriale che disciplina il sostegno alla ricerca scientifica e tecnologica, con l’obiettivo di creare un ponte concreto tra il mondo della ricerca universitaria e quella industriale.

Vorrei concludere questo mio intervento nel precisare che il sistema economico e produttivo locale sta vivendo oggi un passaggio cruciale, un “riposizionamento strategico” determinato da fattori interni ed esterni il cui esito sarà decisivo per la competitività del sistema stesso. Tra queste criticità spiccano, tra l’altro, l’accresciuta concorrenza internazionale, la fase di assaggio generazionale che coinvolge molte PMI, i servizi di promozione economica per una maggiore competitività delle filiere produttive nonché una congiuntura caratterizzata da elementi di forte incertezza e sostanziale stagnazione.
Il lavoro sviluppato sino ad ora ha permesso di identificare i punti di forza del sistema Reggio, ma anche le debolezze e comunque i punti critici sui quali è necessario intervenire fornendo al contempo le soluzioni da adottare: interventi di qualificazione e innovazione sul versante sia del processo produttivo che del prodotto; processi di crescita esterna, finalizzati al raggiungimento di dimensioni più adeguate alle criticità del mercato; strategie di internazionalizzazione che puntano ad una presenza diretta (commerciale e produttiva) sui mercati mondiali; politiche di reclutamento e di formazione come strumento di valorizzazione delle risorse umane.
La sfida delle imprese è oggi quella di arrivare alla realizzazione della cosiddetta industria 4.0 nella quale l’innovazione digitale, implementata in tutti i processi, consentirà di aumentare competitività ed efficienza.
Su questi processi di trasformazione, sull’impatto in termini sociali e sulle politiche internazionali di sostegno è chiamato ad interrogarsi il sistema economico locale. Dalla capacitò di una risposta efficace dipenderà l’apertura e il successo di una nuova fase del “modello” reggiano capace di cogliere e valorizzare i propri punti di forza storici, innovandoli e adeguandoli alle nuove esigenze e ai nuovi scenari.

Prof. Dott. Maria Cardillo

Direttore principale Banca d’Italia

Filiale di Reggio Emilia

Revisore ufficiale dei conti

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