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Noi mamme della Montagna diciamo che…

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Mamma Gloria…

Mi chiamo Alessia e ho due bimbe, una di quasi 8 anni e una di 2 mesi e mezzo, tutte e due nate a Castelnuovo Monti. La mia esperienza è stata talmente bella che la ricorderò per tutta la vita. Appena ho scoperto di essere incinta ho telefonato in consultorio a Castelnovo Montie ho preso un appuntamento per l’apertura della cartella. Il mio primo incontro è stato meraviglioso, con un’ostetrica strepitosa, gentile, competente e soprattutto rassicurante. Sono stata seguita per tutta la gravidanza dalla solita ostetrica e dalla ginecologa per le ecografie. Qualsiasi dubbio avessi, bastava una telefonata che avevano sempre la risposta a ogni domanda. Man mano che passavano i mesi, quando andavo a fare i controlli di routine, mi sentivo sempre più ‘a casa’.

Alla 34esima settimana ho avuto una minaccia di parto prematuro, ovviamente, essendo così indietro come periodo, sono stata portata a Reggio. Sono rimasta in reparto per 5 giorni. In quei giorni ho potuto notare la differenza dall’essere paziente all’essere ‘l’Ale’, come mi chiamavano in reparto a Castelnuovo, dove facevano di tutto per metterti a tuo agio e avere un rapporto che andava al di là dell’ospedale. Per fortuna sono riuscita a resistere e la mia bimba si è messa tranquilla fino alla 38esima settimana, quando un pomeriggio ha deciso che era arrivato il momento di nascere.

Al pomeriggio mi sono recata in ospedalea Castelnovo, dove come sempre ho trovato ostetriche e ginecologa super. Mi hanno coccolata, rassicurata e incoraggiata come ogni donna ha bisogno in quel momento. Ho passato tutto il travaglio con l’ostetrica che mi massaggiava la schiena: è un ricordo stupendo, per me è stata un angelo. Quando è arrivato il momento della sala parto oltre al mio angelo c’erano infermiera e ginecologo. Insomma tutti lì per me. Mi hanno aiutata nel ‘lavoro’ più doloroso, difficile ed emozionante che una donna possa fare. Quando è nata la mia piccolina non mi hanno abbandonata un attimo, sempre attente a qualsiasi esigenza. Dopo 3 giorni, quando il pediatra ci ha dimesse dall’ospedale, ero quasi dispiaciuta perché mi trovavo in un posto accogliente e circondata da persone meravigliose.

Io porterò per tutta la vita nel cuore questa esperienza, in primis perché è nata la mia piccola Chiara, ma anche perché ho conosciuto persone competenti e meravigliose a cui non smetterò mai di dire grazie.

(Alessia B., Comune di Ventasso)

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E fu così che migrammo in pianura… Così il nostro secondo bimbo, un piccolo Michele, è nato a Reggio, e non per scelta. Tutto il cammino pre-parto lo abbiamo fatto con le nostre splendide ostetriche in consultorio a Castelnovo Monti, che, insieme a tutto il resto del personale del reparto nell’ultimo mese son riuscite a infondere anche in questa mamma tanta serenità e tanta fiducia per affrontare splendidamente il parto, nonostante tutte i timori, in parte ben alimentati dalle alte sfere che hanno stabilito che nascere vicino a casa in un buon ospedale non sia più sicuro. Sembrava tutto perfetto, il mio bimbo sembrava sarebbe nato qui, perché tutto era perfetto. Ma esiste un protocollo nuovo (che per mia sensazione non tutto il personale deve conoscere perfettamente, quasi come se fosse un po’ un ‘mezzo segreto medico’), in vigore nell’ultimo anno e da che ne sappia io valido probabilmente per Reggio provincia, e non a livello nazionale… ma forse sbaglio. Di fatto, con la rottura delle acque (quale fenomeno più ‘naturale’ per un ‘cittadino’ nel percorso nascita) e un parametro per cui entro le 24 ore avrei dovuto partorire con induzione (se non si fossero rotte le acque il mio bimbo sarebbe pertanto nato in serenità nei monti). Inevitabile il trasporto a Reggio per il protocollo. E fin qui quel che non capisco è perché non vengano messe al corrente le mamme di tutte le ipotesi relative al proprio caso… ovvero se questo protocollo così restrittivo prevede una casistica di dirottamento nel centro più attrezzato almeno dovrebbe essere reso noto agli interessati, secondo me, in modo che una famiglia possa scegliere dove far nascere il proprio bimbo… invece la mia sensazione è stata che questo protocollo sia stato studiato proprio ad hoc per trovare sottilmente una ‘valida’ ragione medica per adunare tutti a Reggio… non sono un medico e non posso ovviamente giudicare, ma posso dire che la sensazione di non aver ‘azzeccato’ il parametro giusto sconforta parecchio una donna che a breve partorirà.

Avrei potuto firmare e andare altrove, ma sono una fifona e non me la sono sentita… il medico e il personale, splendidi, nulla che dire, ci hanno rincuorato e organizzato il trasporto a Reggio in ambulanza. Viaggiare in ambulanza non è mai un piacere, e per fortuna non avevo contrazioni… ovviamente il trasporto in ambulanza, nel mio caso, prevedeva la presenza di personale non sanitario (seppur deliziosi e umani).

Il parto a Reggio fortunatamente è stato veloce ed è andato molto bene, le ostetriche e i medici sono stati bravi e competenti, nulla da dire. E anche le sale parto sono gradevoli. Unico neo è che parte iniziale del travaglio, fortunatamente di breve durata, mi è toccato farlo in camera in reparto. Trovarsi in un momento così particolare in una camera dove un’altra neomamma in piena notte sta cercando di accudire la sua bimba, cercare di non disturbarle e, nel frattempo, cercar di far nascere bene tuo figlio, non è davvero piacevole! E per fortuna, avendo ascoltato altre esperienze, sapevo delle camere ‘a pagamento’ e, richiedendola, ho avuto la fortuna di trovarla libera. Il papà nel frattempo, non potendo stare in reparto, era tornato a casa, un’ora di viaggio notturna, coricato sul letto, e dopo poco richiamato a Reggio per il parto ormai imprevedibilmente imminente. Ha visto nascere il suo bimbo proprio per fortuna… il pupetto l’ha aspettato… mi chiedo se con neve o nebbia avrei avuto il coraggio di farlo ‘correre’ in città in piena notte…

Una volta in reparto, a Reggio, ci si rende conto del ‘delirio’ che in alcuni periodi vive l’ospedale di città… a parte il reparto esteticamente ‘vecchio’ e poco accogliente, c’era gente ovunque e a qualsiasi ora (per fortuna non di notte), ragazze in travaglio di cui inevitabile sentire i lamenti (e poverette loro, mica chi le sentiva), personale evidentemente in difficoltà con troppa gente da badare e poco tempo da dedicare alle neomamme per dar loro qualche consiglio. Allora una donna, che ha ‘provato’ ambo le esperienze, partorire a Castelnovo e partorire a Reggio, si chiede il motivo reale di questi dirottamenti… e per altro sovraffollando una struttura che già normalmente è al limite umano delle capacità e tenendo vuote, ma vuote davvero, strutture funzionanti con personale capace e in cui negli anni son stati investiti un sacco di denari pubblici. Per di più avendone usufruito, mi chiedo come mai in una struttura pubblica debbano esistere camere a pagamento, per cui se non te lo puoi permettere non ne chiedi l’uso e ti tocca startene in 4 mamme con figli, mariti e parenti di ogni grado ad accudire il tuo cucciolo, con poco aiuto perché il personale non ha tempo neanche di ascoltarti.

(Daniela B., Comune di Castelnovo Monti)

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Allora, ho partorito a Reggio e questo mi è dispiaciuto molto… speravo di riuscire a far nascere mia figlia a Castelnuovo Monti, dove sono stata seguita in modo molto scrupoloso per tutta la gravidanza. Tengo a precisare che noi mamme montanare siamo perfettamente consapevoli da sempre che certi casi, che necessitano di neonatologi, a sono sempre stati dirottati a Reggio, e questo ‘benvenga’ dato che nessuna di noi vuole mettere a repentaglio la vita del proprio figlio… anzi! Siamo però obbiettivi nel dire che ora stiamo esagerando un tantino e che sarebbe doveroso aggiungere quello che manca al nostro ospedale anziché chiuderlo lasciandoci allo sbaraglio e farci rischiare di partorire lungo la via anziché in una sala parto seguite da ostetriche, ginecologi ed eventualmente un pediatra (ho impiegato 2,30 ore in tutto tra travaglio e parto per la prima figlia… ciò significa che se dovessi averne un secondo non so come potrebbe andare a finire). Inoltre tengo a specificare ai ‘nostri cari politici’ che non siamo numeri ma persone proprio come quelle che vivono in città, con gli stessi diritti e non solo doveri. Comunque, in sala parto mi sono trovata molto bene, del reparto non posso dire la stessa cosa… Togliendo il fatto che una notte siamo rimaste qualche ora senza ostetriche perché tutte impegnate con urgenze nelle sale parto, togliendo il fatto che l’igiene ‘non è di casa’ per mille motivi, togliendo il fatto che per avere un po’ di tranquillità e rispetto paghiamo profumatamente camere da due che lasciano desiderare e togliendo anche il fatto che a mia figlia non è neanche stato fatto un bagnetto in tutto il tempo del ricovero, ma solo una pulita appena nata, devo dire che, ahimè, per una sciocchezza sono stati creati dei problemi sia alla mia bimba che a me… risolti poi dalle ostetriche e dalle infermiere del Sant’Anna di Castelnuovo. Anche se a distanza di 5 mesi non sono ancora a posto del tutto. Sono rimaste con il reparto scoperto, non è ovviamente colpa delle ostetriche, ma della mole di lavoro che si ritrovano a dover sostenere. Personalmente tengo a dire che la mia polemica non è contro ostetriche e infermiere (se non per alcuni problemi causati da qualcuna e risolti a Castelnuovo!) ma contro i politici che creano situazioni che rischiano di diventare insostenibili per i nostri figli, per noi e per chi deve lavorare e assisterci.

(Eleonora T., Comune di Ventasso)

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Che dire… partirei con dire che farei un altro figlio solo per partorire a Castelnovo Monti. Della mia esperienza, prima come mamma, ho trovato una famiglia nel nostro ospedale. Ostetriche che si comportavano come zie, ginecologhe attente in ogni minimo particolare e un reparto che era diventato casa mia. Chi non ha partorito qui non può capire. Non può immaginare quanto sia importante il supporto che mi hanno dato in un, se non il, momento più delicato della mia vita. Sono stata seguita passo passo in ogni istante, consolata nei momenti di crisi, perché si sa, gli ormoni giocano brutti scherzi, servita e riverita in tutto e per tutto e, cosa strepitosa, mio marito ha dormito ogni notte in ospedale con me e la nostra piccola, facendo sì che anche lui vivesse a piedi e dall’inizio questa nuova avventura. E non è poco. Siamo tornati a casa che eravamo una famiglia. Non saprei più che dire se queste parole non arrivano diritte al cuore di ognuno di voi. Sarei profondamente dispiaciuta per tutte quelle neomamme che non potranno partorire qui in caso di chiusura, perché e un momento talmente delicato e forte che senza la giusta assistenza potrebbe essere vissuto nel modo sbagliato.

(Gloria G., Comune di Castelnovo Monti)

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Sono le 5 del mattino del 15 febbraio, sospetto la rottura delle acque ma, essendo alla mia prima gravidanza, temporeggio. Lo scolo di liquido aumenta e così attorno alle 9 della mattina io e mio marito ci rechiamo in ostetricia a Castelnovo. Mi visitano e confermano la rottura delle membrane, però non posso fermarmi lì, dove sono stata egregiamente seguita per tutta la gravidanza, mi aspettano a Reggio Emilia. Terrore nel mio cuore. Perché?…chiedo. Mi viene risposto che il tracciato contrattile è piatto, si prospetta l’induzione e “a Castelnovo non induciamo più”, mi dicono. Inizia lì la mia disavventura.

Arrivo a Reggio Emilia, il viaggio in macchina con mio marito non lo dimenticherò mai. Mi visitano e mi dicono che sono già dilatata di 3cm. “Ma quale induzione signora!.. Lei partorirà naturalmente, non so nemmeno perché l’abbiano mandata giù”.

Sconforto.

Chiedo la camera a pagamento e fortunatamente è disponibile.

Le sale parto e le sale travaglio però sono piene.

Devo rimanere a travagliare in camera?”, chiedo?. “Sì signora, in alternativa abbiamo un ambulatorio libero… le porto dei telini e le facciamo fare il travaglio lì”. “In terra???…”

Io non riesco a pensare, agisco d’istinto e cerco di ripetermi le parole dell’ostetrica che mi ha seguita a Castelnovo. Non avevo il tracciato, le contrazioni le contavamo io e mio marito assieme. Fortunatamente due ore dopo l’inizio del travaglio la mia bimba è nata sana. Al pensiero mi ritornano i brividi e le lacrime agli occhi. Doveva andare bene e per fortuna non ci è successo nulla, ma di certo non posso dire di avere un bel ricordo. Lascio a voi i commenti.

(Ramona S., Toano)

Ultimi commenti

  • Tutte belle e toccanti dichiarazioni, ma siete state tutte molto fortunate durante il parto. Senza discutere sulla professionalità di chi lavora a Castelnovo, quest’ultimo non riuscirà mai a garantire lo stesso standard di sicurezza di un ospedale cittadino. Ripeto: vi è andata bene, se aveste avuto complicazioni con conseguenze disastrose per i vostri neonati, vi tramutereste nella categoria di chi denuncia i medici come spesso si legge sui giornali, oltre a piangere lacrime amare. Pur essendo affranto dallo spopolamento della nostra montagna e di certo non contento nel vedere chiudere punti nascita, noto una profonda e ahimè femminile incoerenza nei vostri discorsi. Il parto è una cosa seria, è necessario garantire una professionalità costante cui solo un ingresso costante id pazienti può garantire.

    Cordialità,

    Gianni

  • Dire alle madri che hanno avuto un figlio o anche più di uno, che il parto è una cosa seria…e parlare di femminile incoerenza…mi pare inaccettabile tanto quanto sostenere che la professionalità sia data da un ingresso costante di pazienti negli ospedali. Che solo l’ospedale “cittadino”sia in grado di garantire standard di sicurezza adeguati è frutto di scelte politiche magari opinabili. Bisogna inoltre riconoscere che episodi di complicazioni e parti che hanno avuto esiti negativi si sono verificati , purtroppo, anche negli ospedali cittadini. Perché non ammettere che si sta promuovendo l’accentramento nella grande struttura a discapito della tutela delle realtà locali? Io ho grande rispetto e anche stima per il lavoro di sensibilizzazione che stanno facendo le mamme della montagna.