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Ministro Lorenzin, deponga la clessidra

delrioNon bastano quattro slide per far ripartire la natalità in Italia. La campagna social per il “fertility day“, promossa dalla ministra Lorenzin, è inaccettabile. Deponga quella clessidra che sembra ignorare la complessità di motivazioni nella scelta (o nella non-scelta) procreativa. Una campagna informativa sulla infertilità non può prescindere dalla domanda originaria: che cosa significa oggi mettere al mondo? Si tratta di un’esperienza divenuta sempre più complessa nella quale convergono dimensioni private, di progetto di vita, e dimensioni esterne, sociali, politiche, economiche. Mettere al mondo non è solo un evento “naturale”, biologico, ma comprende presupposti di complessità e straordinarietà che chiamano in causa vissuti, emozioni, difficoltà, aspettative.

Come si è pensato di ritrarre la donna come corpo-cosa con in mano una clessidra? Oggetto simbolo della “scadenza”, distante però anni luce da quell’universo femminile che va oltre il corpo. La nascita è vissuta come un evento che modifica per sempre l’ordinario dei giorni, le relazioni e le biografie personali. L’ingresso nella genitorialità è una svolta irreversibile nell’esistenza che è investita di nuovi ruoli e compiti legati al “far posto”, soprattutto emotivamente. La vita di sempre, il corso dei genitori non sarà mai più lo stesso.

In primo luogo le ragioni che oggi spingono, o addirittura obbligano, una donna a non avere un figlio sono quindi tante, a iniziare da quelle materiali e occupazionali. Ma il nuovo sistema del lavoro è talmente cambiato (flessibilità e precarietà, assenza di orari, contratti atipici e scadenze) che diventa “precario” e flessibile anche il rapporto affettivo. Siamo nell’epoca della precarietà emotiva, che è connessa alla precarietà lavorativa. Quest’ultima irrompe nella vita affettiva con il suo bagaglio di insicurezza e instabilità. I ritmi di lavoro e l’insicurezza economica tendono a rimandare le possibilità di stabilità della coppia e la scelta di avere un figlio.

La maternità è poi spesso incompatibile con la carriera, soprattutto ai livelli più alti, ma anche nelle attività lavorative meno qualificate la procreazione è difficilmente conciliabile con un’organizzazione del lavoro che è rimasta indifferente alla conciliazione dei tempi. Al tempo stesso la divisione dei ruoli paterno e materno nel lavoro riproduttivo e di cura ha comportato una difficoltà crescente nell’organizzazione dei tempi di vita familiare. Anche su questo la campagna della ministra è restrittiva perché rivolta solo alle donne.

Si poteva agire diversamente e occorre farlo perchè è necessario andare oltre quelle slide e promuovere le condizioni reali che rendono possibile una procreazione in età più giovane. In particolare occorre soprattutto una maggiore qualità del welfare educativo. L’aumento della fertilità può avvantaggiarsi concretamente di sostegni nella crescita dei figli dove ci sono servizi educativi per la prima infanzia consolidati.

Se non si creano le condizioni, è inutile che la ministra Lorenzin ci “informi” che “la bellezza non ha età ma la fecondità sì”. Le donne lo sanno già.

Ultimi commenti

  • Quindi le ragazze carine acqua e sapone con qualche grillo (?!?!) per la testa devono piantarla di uscire tutte le sere, e star solo su lavoro (precario), moda, fisico, tempo libero, e qualche bevuta tra amici (?!?) se no poi passa il tempo e là si seccano?
    Che di uomini vigorosi (che i problemi son nostri eh, loro no, tutti fertili!!), belle, è pieno il mondo e se siete più giovinette, zac! È un attimo.
    Cioè voleva dire questo??
    Con la pubblicità gggiovane?
    Una ministra della Repubblica?
    Nilde cara, vieni giù dal cielo, torna a trovarci un attimo, e spiegale due cosette, vah

  • Il problema vero è che i politici, a tutti i livelli, vivono in un mondo fatato.
    Perdono, chi più chi meno, il contatto con la realtà.

    Tanto loro (nel momento attuale e per il resto della loro vita in cui verranno intrufolati in un qualche ruolo o ufficio inutile) non devono mica trovare dei clienti, fare dei lavori e fatturare.