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Palazzo Magnani e il “new deal” della cultura

La conferenza stampa di Palazzo Magnani che ha “riaperto” il dibattito sulla cultura…

Partiamo dai fatti: nel maggio 2014 un gruppo di presunti intellettuali firma, alla vigilia delle elezioni amministrative che avrebbero dato un nuovo sindaco alla città, una lettera-appello al futuro primo cittadino. Che diceva più o meno così: basta, per pietà, con gli assessori alla cultura di nomina strettamente politica (come tali non in grado per antonomasia di occuparsi delle cose dello spirito), sì invece alle Fondazioni magari “miste” capaci cioè di convogliare capitali privati sulle iniziative per renderle qualitativamente competitive ed oggettivamente godibili (come avviene in molte parti del mondo). Magari anche fiscalmente deducibili, ma solo magari. Che l’amministrazione insomma si periti di garantire ai cittadini la frequentazione dei luoghi del sapere, che la funzione pedagogica spetta ad altri. A chi avrebbe in sostanza reali competenze per edurre il popolo dal suo torpore generalista. Tra i firmatari c’era anche Davide Zanichelli.

Il sindaco Luca Vecchi, non sappiamo quanto per ricezione delle suddetta missiva o quanto per naturale decorrenza delle fasi governative, non istituì nessun assessorato alla cultura demandando a sé la delega. Nell’ottobre 2016 invece viene firmato il decreto di nomina del nuovo cda della Fondazione Palazzo Magnani (composta da Comune e Provincia di Reggio e diversi soci privati) che vede alla presidenza lo stesso Zanichelli. A poco a poco allo stesso Palazzo Magnani vengono poi date in gestione parti importanti della programmazione intrattenitiva diciamo così del Comune di Reggio, a partire da Fotografia Europea (fiore all’occhiello dell’intero parco espositivo) per arrivare a Restate, maxi-calendario di appuntamenti forse non imprescindibili ma che fanno divertire a macchia d’olio su tutto il territorio e per diversi mesi i reggiani non (o non ancora) in vacanza. Dando vita così al progressivo smantellamento della gestione culturale (apparentemente) diretta da parte del Comune.

Pochi giorni fa, durante la conferenza stampa di presentazione del Comitato scientifico di Palazzo Magnani (dove siedono calibri come la Faietti, Belpoliti, Codeluppi, Guadagnini e Wolf, reggiani di nascita o solo d’azione, ma anche quello della gestione Iris Giglioli, a dire il vero, era composto da professionisti di grande prestigio), chi vi scrive ha posto al parterre presente alcune domande specifiche cogliendo forse un po’ alla sprovvista gli astanti tutti (e dando il la all’attuale dibattito in corso, una volta tanto rivendicando la primogenitura), forse non più abituati ad interlocutori non preventivamente pro, né pretestuosamente contro, lì solo per capire e possibilmente scriverne. La prima domanda di natura “dietrologica” chiedeva a Vecchi se alla fine con la creazione di questo nientepopodimeno che, la Cultura intesa come delega e istituzione avesse ritrovato finalmente casa. La seconda invece, di stampo “escatologico” (passateci l’improvvisata terminologia ma è per rendere fedelmente l’idea), si interrogava sul concetto “filosofico” alla base dell’interessante programma annunciato e sulle finalità ultime; la terza infine, questione “merceologica” avrebbe voluto sapere l’origine dei finanziamenti certamente previsti per portare a termine l’ambizioso progetto. Luca Vecchi, cogliendo l’involontario assist, si è prodigato per tutta risposta in un’articolata difesa (su un’assenza che nessuno, almeno in quella sede, aveva in realtà messo in discussione) del suo operato culturale. Sciorinando le recenti, qualificate nomine del settore, la prosecuzione (in meglio) delle attività già in essere, ed il costoso restyling di capolavori architettonici quali, uno fra tutti, i Chiostri di S.Pietro.

Lasciando intendere in soldoni, di una stagione di maggior sinergia a fini culturalmente più elevati. Detto dei contenitori, è destinato ad essere Palazzo Magnani coi suoi vertici ed il suo staff, il fornitore di contenuti? Lo vedremo prossimamente…

(1- Fine prima puntata)

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