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Le coop aiutino i “soci traditi”

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Colgo l’occasione dell’annuncio delle iniziative che la Federconsumatori ha promosso a tutela dei dipendenti e degli ex dipendenti delle aziende cooperative reggiane fallite che hanno perso del tutto o in parte il prestito sociale conferito alle cooperative, per esprimere tutta la mia solidarietà ai lavoratori e ai pensionati colpiti che si accompagna al pieno sostegno alle iniziative messe in campo e all’impegno per la piena riuscita delle stesse.

Centinaia di uomini e donne che avevano riposto la loro piena fiducia nel sistema cooperativo conferendo i loro risparmi, e, spesso, quelli delle loro famiglie nelle aziende cooperative sono stati traditi ed hanno perso del tutto o in parte i loro risparmi sui quali confidavano per poter trascorrere una vecchiaia serena.

Alla gravissima perdita materiale si aggiunge quella del venir meno della certezza di poter contare sui valori di un sistema, quello cooperativo, che avrebbe dovuto garantire la dignità del lavoro e la partecipazione dei soci alle decisioni delle aziende. Intere generazioni hanno creduto nel movimento cooperativo, uomini e donne che pensavano, ed io ero tra questi, che la cooperazione potesse rappresentare una alternativa moralmente superiore al sistema capitalistico privato ed economicamente compatibile con lo sviluppo dei nostri territori.

Su quanto è avvenuto il ruolo della crisi economica ha avuto, indubbiamente, un ruolo rilevante ma sbaglieremmo se non considerassimo, in tutta la loro gravità, gli errori commessi dai gruppi dirigenti delle cooperative che non hanno avuto remore nell’affrontare con estrema superficialità le difficoltà economiche delle aziende con gli stessi mezzi in uso da parte dell’imprenditoria capitalistica d’assalto. Oggi più che mai appare evidente che il sistema  ha perso i contatti con i valori fondanti che avevano guidato i padri fondatori della cooperazione, a partire da Camillo Prampolini.

Si sono perduti centinaia di posti di lavoro, intere zone della nostra provincia si sono ritrovate più povere, è andata in fumo una ricchezza economica e culturale invidiabile e, a fronte di questa triste realtà, siamo costretti ad assistere al penoso e irresponsabile rimpallo di accuse tra i gruppi dirigenti della cooperazione che, invece di ricercare soluzioni per la rinascita delle aziende e tentare di ridare credibilità al sistema cooperativo si perdono in polemiche interne astiose nel tentativo di individuare un capro espiatorio. Alla Cooperazione Nazionale chiediamo con forza di assumere l’impegno, dovuto ai lavoratori, ai pensionati delle cooperative, all’intera comunità reggiana, di un progetto credibile di rinascita del Movimento Cooperativo a Reggio Emilia.

Voglio, poi, richiamare una certa politica, spesso più  attenta ai problemi propri che a quelli della gente a verificare, al più presto, se esiste ancora la voglia di rimettere insieme i cocci per recuperare la fiducia tradita riposta nella Cooperazione da un’intera comunità, per quanto ci riguarda questa verifica la faremo in ogni ogni occasione possibile facendo contare autorevolezza e numeri della nostra Organizzazione.

Per i dirigenti delle aziende “morte” sono state trovate soluzioni più che “dignitose” per usare un eufemismo, non è stato così per la maggior parte dei dipendenti e questo lascia l’amaro in bocca e genera una rabbia che può confluire nel fiume del populismo di ultima generazione che si sta gonfiando.

Io credo che ci sia ancora tempo per porre rimedio alla situazione, dare un futuro alla Cooperazione e  offrire dignitose e durature soluzioni ai lavoratori e agli ex lavoratori che hanno perso i loro risparmi. Uniamo tutte le forze disponibili per provarci.

(Segretario Spi-Cgil di Reggio Emilia)

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