La via tracciata da Monti è l’unica speranza

Alessandro Pala

Da diversi mesi i fronti caldi sembrano essere due: uno nazionale ed uno europeo. In realtà su entrambi convergono gli occhi di tutto il mondo, a testimonianza di come ogni mossa ma anche ogni parola proveniente dal Bel Paese e dal Vecchio Continente possa spostare equilibri  quantificabili in centinaia di miliardi di euro.

Ma veniamo ai dettagli. La manovra Monti è sembrata a molti iniqua, rivolta verso i “soliti noti” e per lunghi tratti ancora insufficiente. Sono sicuramente d’accordo sull’ultimo punto, come d’altronde è d’accordo lo stesso Monti. Questa infatti non è altro che una manovra correttiva, che va a modificare la manovra del precedente governo. Lo potremo definire un antipasto (non certo delizioso) di un lungo banchetto di austerità e crescita (la parte più saporita) che possa permettere all’Italia di tornare un paese con un livello di credibilità allineato a quello dei paesi industrializzati e di iniziare a crescere, dopo decenni di stagnazione. Ovviamente questo è un processo estremamente doloroso e lungo, che passa da una terapia iniziale che per certi versi sembrerà andare contro la crescita.

Questa terapia è in parte compresa nelle dure misure attuate dal governo, soprattutto in materia fiscale. Tutti speravano in una durissima lotta contro l’evasione e molti auspicavano il pugno di ferro nei confronti dei privilegi della classe più ricca e soprattutto verso la casta.

Condivido in linea teorica queste speranze, ma purtroppo quando le speranze devono essere tramutate in numeri, la realtà diventa un parametro con cui fare i conti. Ecco alcune motivazioni :

1) la lotta contro l’evasione fiscale è un dovere. Il problema è che questa lotta non produce entrate certe, per cui nell’emergenza non può essere il punto di partenza.

2) più volte è stata indicata la patrimoniale come misura necessaria. Mi chiedo in quanti realmente sappiano cos’è una patrimoniale e che effetti porta, e quanti invece hanno ripetuto questa parola magica perché sentita in televisione o al bar. I problemi di una patrimoniale per l’economia sono equiparabili a quella di un’arma di distruzione di massa: nonostante l’abbattimento del debito nel brevissimo periodo, crea effetti depressivi per decenni (le nostre banche ancora pagano i conti della patrimoniale del 1992) e soprattutto crea una fuga di capitali consistente. In un momento storico in cui la fuga dei capitali dall’Italia e dall’EU ha raggiunto picchi che non si vedevano da quanto Hitler era al potere e in cui il mercato interbancario è totalmente congelato, una patrimoniale non solo potrebbe non riscuotere molte entrate nette, ma potrebbe incentivare la fuga di capitale (soprattutto estero) e la credibilità. Credibilità e liquidità, sono due cose di cui oggi il sistema Italia ha disperatamente bisogno al pari dell’ossigeno per un essere vivente.

3) Monti non ha una maggioranza politica. Le sue manovre devono passare ancora in Parlamento le decisioni passano sempre dalla stessa strada. Purtroppo Mario Monti deve fare i conti anche (e soprattutto) con una classe politica che ha già dimostrato di essere del tutto inadeguata.

Guardando all’Europa invece, l’ennesimo vertice sembra aver creato una grandissima confusione, a dispetto delle dichiarazioni trionfali.  In un qualche modo sembra ormai prossima l’Eu-26 +UK con la fine di un matrimonio in cui l’amore non era mai stato il cardine. Difficile dire se questo sia un bene o un male per l’Europa (e per il Regno Unito); quello che è facile dire è che sull’unione fiscale tanto decantata dai parrucconi di Bruxelles in questo fine settimana si sono spese tante parole ma non sembra esserci uno straccio di idea definita.  Non è assolutamente chiaro come questa verà realizzatarealizzata, non è chiaro come i “muri” difensivi (EFSF, ESM,FMI) interverranno per aiutare i paesi in difficoltà e non è nemmeno chiaro quanti miliardi questi muri potranno contare per difendere a qualsiasi costo i paesi europei e l’Euro stesso.

Vedremo nei prossimi giorni, ma di certo aspettiamoci ancora molte turbolenze.

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9 Responses to La via tracciata da Monti è l’unica speranza

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    Antonio 13 Dicembre 2011 at 16:47

    Invece caro Pala, sono tutte palle. E’ come se stessimo pompando benzina in un serbatoio bucato. Quant’è il debito in Italia, 1900 miliardi? la manovra è da 20, na goccia nel mare. Con tutte queste tasse ci sarà solo una grande depressione. E il nostro destino ormai non dipende più da noi.

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    Alessandro Pala 13 Dicembre 2011 at 17:10

    Non è certo tramite questa manovra che potremo invertire la rotta del debito. Nè tantomeno è la sua finalità. Lo spettro che incombe maggiormente sono le scadenze del debito nel 2012 (ma anche nel 2013), in una situazione in cui fare roll-over sta diventando assolutamente impegnativo. Non riuscire a fare roll-over (ossia rinnovare) del debito (le cosidette aste primarie deserte), significa andare incontro in una crisi di liquidità CONCLAMATA. Arrivati in quello stadio o si ottiene un bail-out (sul modello di Grecia,Portogallo ed Irlanda) oppure si è costretti al default. Tralasciando per il momento il default, che è uno scenario piuttosto apocalittico, un possibile (ma con i numeri attuali, assai difficile) bail-out sarebbe ottenibile tramite i fondi del FMI. Ma a quel punto, i diktat del FMI sarebbero senza “se e senza ma”. E le misure adottate dal FMI, farebbero apparire queste misure d’austerità come una vacanza Alpitour bevande incluse.

    Sono fondamentalmente d’accordo che il nostro destino ormai non dipende più (solo) da noi, ma queste sono cose che succedono quando i problemi non vengono risolti quando la situazione è favorevole. Sia ben chiaro, attribuire tutte le colpe della crisi attuale al Sud Europa è davvero miope, ma di colpe ne abbiamo ed anche molto gravi

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      Marco 15 Dicembre 2011 at 17:24

      Ovvero: siamo stati derubati, ma state tranquilli, il ladro spenderà bene i nostri soldi.

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    Antonio 13 Dicembre 2011 at 17:26

    Il fatto è che c’è un intero sistema da rifondare. Servirebbero veri statisti e un Europa forte: non abbiamo né gli uni né l’altra. Stiamo solo prolungando l’agonia e lo stiamo facendo sulle spalle della gente. Credo che questa Eu non abbia più senso.

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    Gio 15 Dicembre 2011 at 09:24

    Pala mi scusi, ma secondo lei come è solo lontanamente possibile la “crescita” in un paese con una pressione fiscale folle, in cui aprire un’impresa è difficilissimo a causa della burocrazia, in cui il mercato del lavoro è fermo immobile? La ricetta però è sempre la stessa: tasse vere, crescita a paroie.

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      Alessandro Pala 15 Dicembre 2011 at 21:29

      Caro Gio

      Sono d’accordissimo su ogni punto che ha elencato, e sono alla base di una mancata crescita ormai ventennale. Monti ha gia detto a chiare parole, che la riforma sul mercato del lavoro sarà il punto cardine della manovra-crescita. E’ senza dubbio vero che tassare è decisamente piu facile che introdurre misure per la crescita, pure per un espertissimo economista come Monti. Però mi permetta, la colpa è anche del modus vivendi italiano.

      Vale la regola, si tagli/liberalizzi qualsiasi cosa purchè non vengano lesi i miei interessi. Ed ecco che non appena vengono toccate per esempio strutture bizantine quali farmacisti/notai/taxisti, ecco che si levano gli scudi e ci si straccia le vesti. A parole tutti vogliono la crescita, ma nessuno vuole minimamente fare un passo indietro dallo status quo perchè ritiene che un altra classe/associazione/corporazione/etc. debba farlo prima.

      @D3s : nessuno può esattamente quantificare lo scenario di default, anche perchè molto dipende dall’entità del default. Ma basandoci sui dati storici e su qualche report “svizzero” (i.e. UBS) mi permetto di fornirLe alcune indicazioni.

      -Crollo del 50% del PIL, solo nel primo anno (report UBS di Luglio)

      -Vaporizzazione, in poche settimane o giorni di risparmi di almeno due generazioni

      -Iperinflazione (soprattutto nei giorni a cavallo della dichiarazione del default) difficilmente quantificabile perfino dai piu sofisticati modelli matematici. Per darLe un idea: un kg di pane costa 1000 Lire alle 8 del mattino, 10.000 Lire alle 11, 35.000 Lire alle 16, mentre alle 18 il Fornaio è stato rapinato da qualche neo-associazione.

      -Conti correnti chiusi per giorni, e per mesi possibilità di prelevare circa 100.000 lire massimo

      -Le 100.000 Lire poco sopra, non sono piu i cosidetti 50 Euro convertiti, ma piu verosimilmente varrebbero (immaginandoli oggi) forse 20 Euro.

      -Estinzione per un decennio, e per certi margini per sempre, della classe media.

      -Gente disposta a vendere la propria abitazione per 10.000 Dollari Americani, purchè in contanti. 10k dollari ed una pistola possibilmente.

      -Disordini sociali estremamente gravi in ogni città/villaggio.

      -Morti

      L’elenco sopra, non è frutto della mia immaginazione e non è nemmeno copiato da un film Hollywoodiano. Ma è ciò che è successo in Argentina durante la crisi del Corallito nel 2002.

      Non è certo mia intenzione fare terrorismo psicologico e nemmeno “sparare alto”, ma è mia convinzione che l’italiano medio non abbia esattamente chiaro uno dei possibili scenari futuri, e ritenga che “abbia da passa a nuttata”.

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        D3s 16 Dicembre 2011 at 12:33

        wow, gran risposta, grazie

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    D3s 15 Dicembre 2011 at 13:17

    qualcuno può spiegare che accadrebbe in un’ipotesi di default?

  6. Avatar
    Iaures Bottazzi 17 Dicembre 2011 at 01:12

    Condivido totalmente il contenuto dell’articolo, e sottoscrivo specialmente la riprovazione per l’atteggiamento vergognoso dell’italietta dei mille piccoli privilegi, che non capisce che una liberalizzazione radicale delle professioni intellettuali, dei taxi, delle farmacie apporterebbe un indubbio beneficio specialmente a chi ha un potere d’acquisto medio-basso.
    La stragrande maggioranza delle gente non capisce che grazie a questo perenne mosaico di piccole caste noi cittadini italiani paghiamo molti servizi e beni di uso comune anche il doppio rispetto ad altri paesi dell’Europa e dell’Occidente.

    Certo il lavoro che deve fare Monti non è bello, né piacevole per nessuno, però credo che oggi non ci sia una persona più professionalmente capace e personalmente adatta di lui a fare questo duro lavoro di nocchiero che porta l’Italia lontano dal Maelstrom.