HomeInterventiLa decadenza, il linguaggio, i media e la sudditanza

La decadenza, il linguaggio, i media e la sudditanza

Li abbiamo visti in questi giorni girare coi loro quotidiani sottobraccio, impettiti e risentiti, rivendicando comunque la bontà del lavoro svolto: l’affaire Delrio e il mistero della decadenza atemporale hanno fatto venire al pettine dei complessi e semplicissimi meccanismi mediatici i nodi di sempre. Molti giornalisti reggiani, che hanno dovuto cimentarsi con una vicenda nuova ed improvvisa, hanno fatto, va detto, quello che hanno potuto. Destreggiandosi con scafata dignità (chi più, chi un po’ meno) tra le pieghe degli intrecci di potere che indirettamente o no li governano. Ma la polpetta era troppo avvelenata e ricca di ingredienti insoliti per non provocare minimo qualche mal di pancia. Alcuni giornali on-line (noi per primi) hanno dispensato loro dall’alto si fa per dire, dei loro pulpiti virtuali amichevoli bacchettate. Di para e lecca-culismo.

Cresce in tutto il Paese una giusta preoccupazione per il linguaggio ai limiti della volgarità e dell’istigazione all’odio che trova radice soprattutto nel web dove i controlli sono più sfuggenti e le tecniche di manipolazione e mistificazione più sofisticate e impercettibili, specie per il fruitore meno addentro i modi della ricerca del consenso e della propaganda. Non sarà però con censure o custodie cautelari che saranno calmierati gli enormi problemi sociali di casa nostra. Ma, lo ribadiamo da mesi, col buon esempio dei singoli attori e delle professioni in gioco. Noi cerchiamo allora di fare la nostra parte sollecitando ad un dialogo costruttivo tutti i colleghi in campo che, presentando evidentemente colorate ed invidiabili code di paglia, se la sono un tantinello presa. Come si evince dai movimenti interni ai social network che rendono di notte vendicativi mister Hyde, altrimenti tranquilli diurni dottor Jekyll di redazione.

Apparentemente inaffondabili cordate “mipiacizzanti” sono destinate a durare lo spazio di un mattino; basta un solo ondeggiar di piuma di equilibri di interessi e convergenze. O un semplice saluto mancato a un aperitivo serale. Anche per questo l’innegabile democraticizzazione e coinvolgimento popolare del web rischia di esaurirsi in un gesto di intima catarsi, viscerale e frustrante. Creando paranoie e schizofrenie invece che libero dibattito, come solo le testate on-line adeguatamente gestite e partecipate sanno offrire.  Quello che noi aborriamo dal profondo del nostro agire (criticabilissimo per carità) sono gli atteggiamenti personali, rancorosi, settari, gli stessi in sostanza che stanno portando i partiti alla loro disgregazione. E che stanno costando carissimo alla collettività italiana.

Noi cerchiamo scambio di opinioni, tesi differenti, confronti anche serrati ma trasparenti. E con un minimo di coerenza. Ci scambiamo bordate, se necessario ma alla fine si va assieme a bere una birra al pub. Purtroppo la normalità è diventata quasi un’utopia. 7per24 è arrivato prima dei giornali (è inevitabile, escono il giorno dopo) sulle vere o false contraddizioni delriesche. Prima, non necessariamente meglio. Il cartaceo avrebbe il dovere di approfondire. Avete voluto rinchiudervi nei vostri traballanti palazzi di residua autorevolezza? Lasciateci almeno il gusto amaro di disperderci nei nostri ballatoi di fragile libertà. Ci concedete un pareggio?

Gianfranco Parmiggiani

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