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Kounellis Rip e le lacrime di coccodrillo

Omnia (…) quae nunc vetustissima creduntur, nova fuere (Tacito)

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La cattedra reggiana in legno e ferro di Kounellis

Se il tasso di sprovincializzazione di una società fosse commisurabile alla sua capacità di prevedere o addirittura anticipare i movimenti culturali, potremmo bollare Reggio a pieno titolo quale estesa e variegata fetta di campagna tra Parma e Modena, con qualche venatura montuosa di memoria matildica.

Mentre il mondo artistico infatti piange la dipartita del greco Jannis Kounellis (lunedì 20 le esequie a Roma), un importante pezzo di quello che avrebbe dovuto rappresentare il processo di adeguamento liturgico del Duomo reggiano al più originario messaggio evangelico, giace imballato ed impolverato in qualche dimenticato anfratto dei magazzini del Museo diocesano. La sua cattedra in legno appunto, massima espressione della creatività povera (di materiale non certo di ingegno).

Fatta sparire alla chetichella, dopo essere stata valutata e pagata al termine di una lunga gestazione sull’onda della valorizzazione del patrimonio artistico-ecclesiastico locale, in quel periodo di interregno pastorale che va tra la fine dell’episcopato di Adriano Caprioli e l’inizio dell’attuale di Massimo Camisasca (all’insegna delle più squisite modalità curiali, della serie “deciderà il successore”, “oops, non c’era già più”), la “cattedra povera” di Kounellis è l’emblema stesso dell’abdicazione ad affrontare in campo aperto e laico i moderni meccanismi della dialettica complessa. Chissefrega, dirà qualcuno, la vicenda è tutta clericale; no, qui la fede o il suo contrario, non c’entrano niente.

C’entra invece eccome, come sia stato possibile che (sotto la copertura di un inesistente moto di protesta di fedeli) uno sparuto gruppetto di comari controriformiste e sagrestani tradizionalisti, da allocare storicamente in quel periodo che va dalla scoperta di Gutenberg alla diffusione popolare dei libri, sia riuscito a tarpare (con l’ausilio di qualche cardinalone pluriottuagenario romano), ad opera compiuta, intelligenza e sperimentazione di una città. Seppur in declinazione religiosa.

Il tempo sarà anche galantuomo, ma quello della Chiesa è biblico per antonomasia. Dalle nostre parti, ove si cerca un appiglio reggianizzante anche a costo di sfociare nel ridicolo, il tutto è stato fatto passare in fretta e sottotraccia, a parte rare eccezioni. Da cattedra povera a povera cattedra.

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