HomeInterventiIn pieno buonismo granata, due paroline cattive

In pieno buonismo granata, due paroline cattive

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Mike Piazza “Pulita”, versione hollywoodiana

Il dubbio è: peggio chi li ha concepiti, questi deliranti play off di Lega Pro che hanno coinvolto un migliaio di squadre, o chi non ha protestato (leggi società)? Primo turno secco, secondo turno andata e ritorno, terzo turno andata e ritorno, semifinale e finale secche in campo neutro, a Firenze, giusto per essere sicuri di giocare in uno stadio vuoto. Ma poi perché variare le modalità? O tutte secche o tutte andata e ritorno. Troppe partite? No problem, coinvolgi meno squadre, che non si capisce perché chi arriva a metà classifica debba avere la possibilità di giocarsi la promozione.

Ancora: perché le due semifinali sono state giocate a 24 ore di distanza? Perché una finalista ha avuto un giorno in più dell’altra per riposarsi? E la mancata diretta Rai di Reggiana-Alessandria? Va bene che il calcio è morto e nessuno ancora glielo ha detto, che c’era la finale di basket alla stessa ora, ma se compri i diritti coi miei soldi (canone), bisogna che la partita la fai vedere su uno dei 700 canali che hai… Se i club partecipanti a questo schifo di play off sono stati riempiti di soldi dalla Lega Pro ok, nulla da ridire. Ma se non è così, dormivano i dirigenti delle società quando è stato concepito questo capolavoro di nonsenso?

Andiamo avanti, parliamo di calcio giocato: sul fatto che la Reggiana abbia dato tutto, nulla da ridire. Già più opinabile il fatto dell’uscita a testa alta, giudizio inficiato dallo spettacolo offerto dalla marea di tifosi granata a Firenze, e dal carico emotivo che inevitabilmente hanno contribuito a creare a fine partita. Però signori, la Reggiana era attrezzata per fare un campionato da big, se vogliamo non a ridosso dei vari Parma, Alessandria, Venezia e compagnia bella, ma comunque poco distante. E il risultato, pardon, i risultati, se permettete, sono da 5 in pagella, con stima.

Parliamoci chiaro: la Reggiana meritava di uscire al primo turno play off, in casa contro la FeralpiSalò, e non è che sia andata poi molto diversamente nel secondo turno con la Juve Stabia. Con i se e i ma non si fa la storia, la dea bendata fa parte del gioco, pure la Reggiana ha avuto i suoi problemi in termini di infortuni, potrebbe obiettare qualcuno. Giusto perbacco. Facciamo parlare i numeri, allora: ultime 17 gare stagionali, 11 di regular season e 6 di play off. Bilancio: 3 vittorie, 9 pareggi, 5 sconfitte. Un rendimento da salvezza stentata. Ora: affermare che la Reggiana non ha sfigurato con la più attrezzata Alessandria è sacrosanto, ma da qui a dire che i granata hanno mostrato chissà quale manovra o che si è vista la mano del mister o l’impronta di questo o quel giocatore, beh, dai, non scherziamo… Ripetiamo: 3 vittorie nelle ultime 17 gare. Di cosa stiamo parlando?

Le pagelle dei giocatori granata le lasciamo volentieri a chi ha voglia di farle, qualche giocatore da calcio c’è, più di uno a dire il vero, la base per ripartire esiste. Piuttosto le ultime due parole le spendiamo sul patron Mike Piazza(pulita) e consorte. Non entriamo nel merito dei tagli e delle decisioni, lo diciamo subito, non abbiamo sufficienti elementi per capire se si sia trattato di incauto acquisto o se qualcuno abbia addolcito troppo la pillola al manager statunitense, che a un certo punto si è reso conto di dover far fronte a un drastico contenimento costi. Piuttosto la vicenda di Piazza(pulita) merita una considerazione: dopo anni, decenni, del mantra “la Reggiana ai reggiani”, ora la gran parte di chi segue le vicende granata è filo statunitense, a prescindere.

Primo: se la Reggiana fosse uscita al primo turno play off tutti zitti lo stesso? Uhm…

Secondo: se segretaria e addetto stampa reggiani li avesse toccati il compiantissimo e reggianissimo Chiarino Cimurri, minimo minimo si sarebbe trovato un sit-in di protesta un giorno sì e uno pure sotto la sede.

Che ci volete fare, sono i tempi che cambiano: una volta il reggiano era testa quadra, oggi è head square.

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