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Immigrazione: accordo insoddisfacente

L’accordo raggiunto a Bruxelles sul problema dell’immigrazione non è ancora soddisfacente, ma è pur sempre un passo avanti importante, perchè per la prima volta l’Unione Europea riconosce che questo non è un problema dell’Italia ma è un proprio problema. Quanto sia stata difficile la battaglia di Matteo Renzi lo si misura dalle resistenze incontrate, a partire da quella sorprendente e grave del presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk.
È la prima volta che uno dei vertici dell’Unione fa prevalere le ragioni di opportunità politica derivanti dalla sua appartenenza nazionale su quelle della comunità, rivelando come in Europa stiano offuscandosi i principi di solidarietà e di umanità che consideriamo costituenti dell’Unione stessa.
Non di meno colpisce la rumorosa speculazione che sul tema continua in Italia ad opera di alcune forze politiche, impegnate da mesi ad alimentare paura e persino panico su un tema difficilissimo, senza essere in grado di avanzare soluzioni praticabili: ancora in queste ore si dice “fermiamoli in Libia”, “andiamo a fare campi di raccolta in Libia”, come se fosse possibile in una condizione di civilità di rapporti internazionali, andare in casa d’altri se non con azioni militari.
Anzichè assumere il problema dell’immigrazione come un problema che investe popoli messi in cammino dalle guerre e dalle carestie, ma anche paesi – come l’Italia – costretti per ragioni geografiche ad un carico spesso insopportabile del problema stesso, si preferisce cavalcare posizioni populistiche senza alcun senso di responsabilità nazionale, diversamente da come si comportarono i partiti di centrosinistra quando lo stesso problema investiva il governo di Silvio Berlusconi.
Sì, il governo di Matteo Renzi, è pressochè l’unico governo al mondo che continua a considerare gli immigrati come persone e non come merce, e ciò tiene alto l’onore dell’Italia e, auspicabilmente, l’imbarazzo dei paesi incapaci di altrettanta responsabilità. Facesse anche 10 errori al giorno il nostro governo, questo suo faticoso e “sconveniente” atteggiamento di principio serve a preservare la qualità della nostra civiltà e della nostra democrazia. I costi politici ed elettorali, non nascondiamocelo, sono alti, ma vi sono principi che valgono ancora di più. Ciò non toglie la necessità, che il governo ha già valutato, di pensare a nuove iniziative quali i rimpatri degli immigrati non richiedenti asilo politico. Quando si superano taluni limiti di carico del problema occorre pensare iniziative nuove, che dovranno però essere gestite nello stesso spirito di civiltà dell’uomo. Agli italiani dovrà essere fatto, in modo più organico di quanto sia stato fatto sinora, un discorso di verità e un richiamo alla solidarietà come valore che serve per l’oggi e per il domani dei nostri figli: con l’egoismo c’è solo la regressione. Sapendo peraltro che, come si evince da recenti studi di agenzie internazionali, l’intensità dell’allarme per i problemi dell’immigrazione nei vari paesi del mondo, è direttamente proporzionale non alla quantità degli immigrati stessi ma dalla presenza nei paesi di forze populistiche e irresponsabili che strumentalizzano il problema per spaventare la gente. Sotto questo profilo l’Italia è veramente sfortunata.

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