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Il terremoto e il circo Barnum

Facendo gli scongiuri del caso, proviamo a fare qualche riflessione a mente fredda dopo questa settimana caratterizzata dalle scosse, solo fisiche e non mentali, che hanno fatto ballare senza divertirla la nostra provincia. Primo: come sempre in questi casi il media-system (in cui facciamo la nostra piccola parte) ha dato il peggio di sé. Dalla radio al web, passando per giornali e tv, il florilegio di improvvisati geologi e vulcanologi, l’umanità varia di panicologi e paurologi, l’accademia della rusca (la caduta della “c” è voluta) composta da previsionisti e catastrofisti, interventisti e fatalisti è impressionante. C’è la corsa a chi le spara più grosse, a chi registra un movimento tellurico in più, a chi riesce a rilevare la magnitudo al millimetro (anche se non è il suo parametro di misura). Il circo Barnum di chi finge di seminare calma e moderazione, dall’alto della sua catarsi informativa (e chi vi scrive ha fatto il possibile nel bene e nel male), è pronto a scattare al più impercettibile tremore per vendere una copia in più, per ghermire uno spettatore in più, per twitterare un secondo prima.

In questi frangenti generalmente la disinformatia prende il sopravvento; si inventano gli epicentri, si vaneggiano coordinate, si spara nel mucchio della scala Mercalli o dei gradi Richter come quando, al bar, si fanno le formazioni di calcio sostituendosi agli allenatori. Solo che in questo secondo caso si tratta di un gioco. Le voci si moltiplicano, i rumori si fanno più assordanti dei boati tellurici, il caos guadagna posizioni, come nella notte delle origini. Scatta così la caccia alla guglia pericolante, al calcinaccio più evidente, alla crepa più penetrante. Anche Mamma Rai (anzi Mammona Rai, visto il rapporto costi pubblici-qualità del servizio) ha sguinzagliato i suoi avamposti per immortalare con le telecamere i terribili centimetri che solcano gli affreschi in sala del consiglio provinciale di tal Prospero Minghetti (allievo minore del più noto Teomondo Scrofalo). E torna alla mente la caustica massima di Karl Kraus sul giornalismo: “luogo ove uno passa la vita a parlare di cose che ignora e a tacere le cose che sa“.

Dall’altro lato c’è finalmente il micro esempio di amministratori e tecnici, responsabili e uomini delle istituzioni che, per una volta pur coi loro limiti personali, si dannano anima e corpo e scendono dal pero dei loro burocratici palazzi per essere in mezzo alla gente. Ai loro problemi e alle loro paure, alle loro speranze e alle loro attese. Spezziamo allora, almeno in queste circostanze, una lancia in loro favore. Certo le scemenze e i luoghi comuni, le ovvietà e le banalità abbondano anche nelle loro bocche ma una volta tanto la bava che cola dal loro verboso affannarsi è finalmente guadagnata. La smania di apparire ha questa volta una sua piccola giustificazione. Questo dovevamo loro e questo abbiamo scritto. Terremoto permettendo. E sempre facendo gli scongiuri del caso

Ultimi commenti

  • Scusi Parmiggiani, lei ha anche ragione ma non è che la terra tremi tutti i giorni. Lei capisce che sono fenomeni che inquietano, dunque se ne parla. Di circhi ne abbiamo visti ben altri in italia.

  • Proprio per questo, gentile Anna, la stampa tutta sarebbe chiamata ad un ulteriore scatto di serietà e responsabilità