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Il Califfato del calcio italiano

  • Che gran fortuna, in Italia, non intendersi di calcio. A essere esperti, ci saremmo persi in mille finezze, se fosse stato meglio il 5-4-2 con portiere e domestica, oppure l’1-6-6, in cui gli avversari erotizzati vanno in mille pezzi, il 9-1-1, per le emergenze vere, piuttosto che non l’1-10-0 che abbiamo visto messo in opera. Ma sono questioni degne di chi ne mastica per davvero. Noi siamo rimasti molto indietro, tipo, alla domanda: ma cosa fa la moglie dell’arbitro mentre lui dirige? O ancora: ma le partite, in che negozio si comprano? E se si comprano, noi non potevamo tirare un po’ meno sul prezzo? Cose così.

    Invece, non essendo concentrati su quesiti squisitamente tecnici abbiamo potuto notare cose un po’ più macroscopiche, che ad occhi iperspecializzati tendono spesso un po’ a sfuggire. Come ad esempio, la questione se sia meglio giocare con le doppie punte oppure no; qualsiasi parrucchiere voterebbe contro, e assieme a lui molti dei gagà in campo, però non abbiamo dubbi: meglio due che una sola. Ma anche una sola sarebbe stato meglio di una sòla, o di niente; abbiamo assistiti fiduciosi alle proteste di 50 milioni di allenatori, che bisognava far giocare Immobile! Salvo poi vederlo tenere fede in maniera adamantina al suo nome, ininfluente. Abbiamo visto Balotelli passare da Supermario a Sporco Negro a seconda della quantità di reti segnate, e signori relativamente anziani al centrocampo e in porta cui erano affidate le sorti tutte della partita alzare fatalisticamente il sopracciglio cercando frasi di circostanza. Abbiamo visto invincibili squadre di club fare figure pietose di fronte a compagini molto più motivate e più sacrificabili, arbitraggi timorosi di eliminare squadre importanti dal torneo a costo di non vedere rigori lampanti, stuntman professionisti cominciare ad urlare ancora in volo pregustando l’impatto col terreno. Abbiamo atteso una moviola data per certa che non è mai neppure stata presa in considerazione; abbiamo sentito parlare della nazionale uruguayana come se fosse un manipolo di eroi, salvo poi vedere una partita in cui sono stati ben più mediocri, fallosi, simulatori e patetici degli Azzurri. Abbiamo sentito persone che augurano a tutti i tifosi del mondo di morire accoppati piangere scandalizzati la morte di un giovane, per poi vederlo rendere audience in un programma orrendo con Federico Quaranta, come se c’entrasse qualcosa coi Mondiali.

    Soprattutto, abbiamo visto grandi manifestazioni di mediterraneo carattere nel disporsi ad assistere alla partita del dentro-o-fuori dichiarando che si sarebbe tifato per gli avversari; così, in caso di vittoria si sarebbe potuto esultare e sghignazzare in faccia alla sorte, mentre in caso di sconfitta si poteva calare un bel “l’avevo detto io, dovete andare tutti a casa!”. Quanto al Duce di questa disfatta, il povero Prandelli, le sue dimissioni saranno state comunque alleggerite dalla consapevolezza che prima di lui anche Temistocle e Senofonte sono stati messi sotto processo nonostante i discreti successi ottenuti, ben più incisivi di un argento agli Europei o di un bronzo in Confederations Cup; mentre, al contrario, se quest’anno lui avesse portato a casa la Coppa del Mondo, sarebbe probabilmente stato considerato un infallibile eroe.

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