HomeInterventiI partiti-calamità nel “gelo” della democrazia

I partiti-calamità nel “gelo” della democrazia

Alcuni appunti in ordine sparso: un rapporto steso su ordine del Governo ha certificato che lo stipendio dei parlamentari italiani è il più alto d’Europa. La cosiddetta stangata in arrivo per gli onorevoli (contro cui si sta sollevando un’orda di parlamentari e senatori capeggiati dai rappresentanti del Carroccio, quelli di “Roma ladrona…”) parrebbe alla fine, attraverso un’alchimia tecnico-matematica degna di Archimede, Gauss ed Eleuro messi assieme, mandare intonsi in busta-paga il loro percepimento netto. Ancora: nonostante nel ’93 gli italiani abbiano bocciato senza appelli il finanziamento pubblico dei partiti, negli ultimi 17 anni la Corte dei Conti ha certificato un aumento del 600% del medesimo e la triplicazione (ai limiti del miracolo che “moltiplica” senza limiti) dei rimborsi rispetto alle reali spese sostenute. Ne hanno beneficato anche partiti che non esistono più.

In questa danza dei partiti-fantasma spicca per orrore il caso della Margherita non tanto per il flusso di denaro vampirizzato (nella differenza tra contributi e spese la fanno da padrone Rifondazione comunista, Ulivo e Alleanza nazionale di Fini) quanto per l’ultimo degli incredibili thriller che animano la vita politica italiana, ovvero le amnesie del suo ex tesoriere. Per ribadire che nessuna sigla, che si rifaccia a Marx piuttosto che a Silvio, ad Alberto da Giussano piuttosto che a Cristo, è immune dal disastro finanziario e dalle turlipinature in nome della democrazia che hanno provocato il pericolosissimo vuoto di rappresentatività tra potenziali (è il caso di dirlo) elettori e organi che costituzionalmente quegli stessi voti dovrebbero convogliare. Un rapporto di causa-effetto.

C’è un ultimo dato che sigilla definitivamente la fine dei meccanismi e della funzione di una Repubblica (sia ancora la seconda o già la terza o quarta) così come percepita negli ultimi decenni. Piaccia o non piacca la gestione di Monti (a chi scrive piace molto poco perché vagamente infingarda rispetto al totem-privilegi), questo Governo sta facendo in apparenza sul fronte riforme molto di più degli ultimi dieci tutti assieme. La domanda che si fa largo tra quelle esistenziali tipo “da dove veniamo” e ” dove andiamo” è allora “che ci stanno a fare (i partiti)?”. Tira davvero una brutta aria, altro che il Burian siberiano

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