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Guida Michelin 2016: Reggio Cenerentola

michelinPer la Guida Michelin 2016 Reggio Emilia è provincia Cenerentola in Emilia-Romagna, quella che ha il minor numero di stelle in regione insieme a Forlì-Cesena. 2 stelle in tutto, nessuna nel comune capoluogo, una miseria, solo Ravenna fa peggio. Se Cristo si è fermato a Eboli, la Guida Michelin dalle nostre parti si è fermata al glorioso carrello dei bolliti di Arnaldo, e ha fatto poca altra strada. Uno stereotipo, una sciatteria, un segno di pigrizia culturale. La Guida ci tratta con sufficienza anche nelle segnalazioni dei ristoranti con buon rapporto qualità-prezzo, con solo un paio di riconoscimenti a trattorie di Reggiolo e Bagnolo, sempre in zona tortello, carrello dei bolliti e dintorni. I casi allora sono due: o la Guida Michelin ha ragione, e quindi la cucina reggiana è la parente povera dell’enogastromia emiliano-romagnola, oppure, ed è quello che modestamente penso io, i recensori della Guida Michelin sono un po’ distratti. Forse non si sono accorti, nel loro andirivieni tra Parma e Modena, che in mezzo ci stanno una città e un territorio di nome Reggio Emilia. Me li immagino, i critici con la targa dell’omino Michelin, quando si fermano alla Mediopadana, mentre si guardano attorno un po’ spaesati e chiedono con circospezione e diffidenza, e col ditino alzato, come novelli Livingstone, alla popolazione indigena: Reggio Emilia, I suppose…Sì, Reggio Emilia, quel posto con quella strana stazione lunga lunga e bianca bianca e quei ponti belli belli e alti alti, terra di asili migliori del mondo, comunisti mangiatori di bambini, Pepponi e don Camilli, ecc.ecc. In realtà, forse soltanto Modena, col marziano Bottura, può guardarci dall’alto in basso. Alle tavole delle altre province, invece, non abbiamo molto da invidiare. Il ritratto un po’ grossolano, che fa oggi della nostra cultura eno-gastronomica la guida più prestigiosa, serva comunque da stimolo a tutti, operatori pubblici e privati, e in particolare a chi profonde energie e risorse per promuovere il nostro territorio. La strada da fare per vincere gli stereotipi è ancora lunga.

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