Greta forever
Il metano non ci dà una mano

Comitati No Met

La vicenda di un impianto di biometano dai rifiuti è rintracciabile almeno già nel 2012, un primissimo progetto nel 2014, poi si arriva al deposito progettuale del 2017, scaduto e da cui deriva l’attuale proposta del 2018 poi ritoccata tra fine 2018 e inizio 2019. è anni che girano carte, e numeri. Sempre però su pochi tavoli, perché ancora si sa poco, ancora non si sa abbastanza. Dopo che l’anno scorso la Regione aveva notificato a Iren, anche grazie ai nostri contributi, ben 175 rilievi sul progetto presentato, fatto senza precedenti per la storia della holding, si è arrivati a una serie di risposte da parte dell’azienda che ha rimodulato il progetto ma in termini molto discutibili tanto che la Regione ha deciso di riaprire in Marzo di quest’anno una seconda fase di raccolta osservazioni. Prima che questa iniziasse abbiamo avuto modo di incontrare in Febbraio 2019 l’attuale Sindaco, che ci aveva promesso che il progetto sarebbe stato rivisto e che comunque il percorso amministrativo per autorizzarlo non sarebbe andato avanti.

Ad Aprile 2019 si è conclusa la fase di deposito osservazioni, in cui il Comune ha fatto scena muta (non è agli atti nessuna documentazione in cui si avanzino nero su bianco argomenti su un ridimensionamento del progetto, nonostante fumose dichiarazioni dell’amministrazione comunale): il percorso autorizzativo non è mai stato né fermato né frenato, e addirittura a metà Maggio è iniziata la Conferenza Dei Servizi con l’eventualità che avviata sotto un sindaco possa concludersi sotto un altro. Uno scenario di irresponsabilità politica: in pratica il progetto di Iren non può aspettare il rinnovo dell’amministrazione e deve andare avanti comunque. Purtroppo qui dobbiamo registrare che la Regione rinunciando al proprio ruolo di arbitro imparziale ha rifiutato la nostra partecipazione alla Conferenza Dei Servizi, e non solo a noi, ma anche a residenti nelle vicinanze dell’area, proprietari agricoli confinanti, e persino alle due più importanti sigle del mondo agricolo, Coldiretti e Consorzio del Parmigiano Reggiano, che a a più riprese hanno manifestato le loro fondate preoccupazioni su tale progetto.

Siamo davanti a un muro, di gomma, di presunte aperture ma che alla fine ci consegnano una situazione davvero controversa: in campagna elettorale quasi ci si vergognava a parlare della più grande infrastruttura che verrebbe costruita a Reggio dopo il completamento della tangenziale nord, l’azienda non si è mai confrontata pubblicamente con nessuno in città, la politica (quali che siano le sigle) è sempre stata in imbarazzo ad affrontare il progetto, il sindaco sembra risenta più delle pressioni dell’azienda e non senta quelle della cittadinanza di cui pure dovrebbe curare gli interessi, tutti ignorano o sottovalutano che a questo punto del percorso autorizzativo -che ha delle sue regole ben precise- il progetto solo con grande difficoltà si potrà cambiare a meno che lo faccia di sua spontanea volontà l’azienda (che a seconda di quando fa comodo è pubblica oppure privata…), la Regione ha rigettato qualsiasi effettiva e reale dinamica partecipativa, dal negare inspiegabilmente i nostri diritti come portatori di interessi fino al pubblicare la convocazione di avvio di Conferenza Dei Servizi esattamente il giorno dopo che si è svolta, e quindi giocando sporco con le date. Se il progetto è davvero così ecologico e “bio” come sostengono i proponenti perché tutta questa cortina fumogena attorno? Perché non si può parlarne avviando un sano confronto e un dibattito pubblico? Perché tutte queste difficoltà? Perchè davanti a rischi ambientali e per la salute si rifiuta il dialogo e ci si nasconde dalla cittadinanza?

Lo spiegano molto bene luminari della scienza italiana come il Prof. Balzani dell’Università di Bologna, oltre che l’ONU, che “il metano non ci dà una mano” ed è solo un gas serra da cui dovremmo prendere sempre più le distanze nell’ottica di una riconversione ecologica che non può più aspettare o giocarsi su interminabili transizioni, lo spiegano in un loro recente documento redatto per le elezioni europee tutti i medici, i biologi e i ricercatori clinici di ISDE – Medici per l’Ambiente che sono “inutili e dannosi per l’ambiente e la salute anche le centrali a biogas e gli impianti di biodigestione anaerobica con utilizzo della FORSU (Frazione organica dei rifiuti solidi urbani) che vengono costantemente proposti per gli importanti incentivi economici che anch’essi ricevono. La FORSU non può essere e non deve accresciuta per soddisfare le esigenze di produzione energetica proprio di questi impianti ma deve essere ridotta contrastando anche lo spreco alimentare e incentivando il compostaggio, in particolare quello domestico. Mediante la digestione aerobica, la FORSU può essere utilizzata per arricchire la componente carboniosa del suolo che è invece in progressivo pericolo di desertificazione in conseguenza dell’eccesso di composti azotati e fosfati che vengono cosparsi sui terreni.” Lo ricorda una Direttiva Europea sull’Economia Circolare passata nel 2018 che questo modo di trattare i rifiuti è vecchio e appartiene al passato, Lo spiega di recente anche un preciso Dossier sul biogas e il biometano in Europa a cura dell’IFRI, Istituto Francese di Relazioni Internazionali, che proprio sul caso italiano chiosa laconicamente riconoscendo che è diventato un affare redditizio solo grazie agli incentivi statali. La stessa Arpae ha dovuto ammettere che questo impianto è al di fuori della Pianificazione Regionale sui Rifiuti, e dopo aver appurato che questo progetto non è nemmeno partito da un’esigenza dei Sindaci (che anzi ne sapevano molto poco) la domanda sorge spontanea: “ma allora chi lo vuole a parte l’azienda?” o un ancora più semplice a chi serve? Eppure ancora non basta, e la morale di fatto rintracciabile tra amministrazioni comunali e ceto politico è: “faccenda complicata, meno se ne parla e meglio è”.

Il prossimo 20 Giugno la Regione ci ha concesso un contraddittorio con Iren, così come previsto nelle maglie di una normativa Regionale a cui manca ancora un regolamento attuativo: sarà in un solo pomeriggio, verbalizzato non si capisce come e da chi, solo sulla base delle osservazioni presentate, e a porte chiuse. Una misura, anche questa, compensativa: l’ennesimo “contentino”, insufficiente, metodologicamente viziato ed estremamente parziale per “mettere buoni” i comitati e lasciare la multiutility libera di fare affari nelle nostre tasche, nel nostro territorio e sulla nostra salute.

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