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Golgota hard e pari inopportunità

La bambola apparsa sul monte delle Tre Croci (foto Gazzetta di Reggio)

La bambola apparsa sul monte delle Tre Croci (foto Gazzetta di Reggio)

Un controvento sessista agita queste notti da terremoto Idem. Ma siamo proprio sicuri che la bambola gonfiabile appesa sul monte Evangelo nasconda blasfemia e non rappresenti invece una feroce critica simbolica al maschilismo imperante incarnato dalla Chiesa che appunto mette in croce le donne minimizzandone l’essenza? Che cioè non sia l’atto estremo della neo corrente culturale femminista delle pari opportunità? Perché no? Avrebbe anche più senso. Una comunità fallocentrica dunque che tratta da impar suo il gentil sesso…

Per non cadere nel gramellinismo del politicamente corretto e neuronalmente contratto, sgombriamo il campo da equivoci: consideriamo la maddalena in lattice delle Tre Croci né più né meno che una goliardata di cattivo gusto per alcuni, di interpretabile significato per altri. Punto e basta. Il corollario di inchieste e interventi attiene alla sfera della necessità di riprendere la foto-notizia. Che dovremmo aspettarci altrimenti; un pellegrinaggio di erotomani o una Via crucis esorcizzante?

Merita invece davvero un approfondimento il caso al limite del clinico verificatosi in sala Tricolore durante il convegno organizzato dall’assessore Natalia Maramotti. A parte la sfortunata coincidenza dell’arrivo di un ministro che, causa una raffica di presunte irregolarità, rischia di far implodere il governo Letta-Letta (e naturalmente della scossa), l’occasione avrebbe potuto essere propizia per toccare temi forti, quali la violenza e il lavoro. Ma si è voluto accentuare ogni aspetto della rivendicazione in rosa, anche quelle dal sapore grottesco. Come la necessità di rendere la lingua italiana più al femminile possibile.

Istanza linguistica portata avanti (e non avrebbe potuto essere altrimenti) dalla delegazione fiorentina del sindaco Renzi. Dopo la scossa, a fuggi fuggi ultimato, lo scrivente si è avvicinato alla pasionaria del femminismo labiale e gutturale cercando di sdrammatizzare: “signora, comunque la parola assessore si usa sia al maschile che al femminile…”. Non fosse mai accaduto. Queste novelle Alighieri, anzi Alighiere (non si sa mai stiano leggendo) hanno rotto il protocollo e le sacre usanze dell’ospitalità aggredendo (verbalmente per carità) il sottoscritto. Che, in netta minoranza fisica e linguistica, ancora scosso per di più dalla fuga olimpionica del ministro/a, si è rinchiuso nel suo gretto maschilismo con la coda fra le gambe.

A rimuginare sulle parole di Turgenev: “l’uomo è debole (l’io scrivente), la donna forte (Josefa Idem), l’occasione onnipotente (il terremoto delle 12.33)”.

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