HomeInterventiFinanziamento ai partiti: sarà la volta buona?

Finanziamento ai partiti: sarà la volta buona?

Quanti soldi siano finiti in questi decenni nei rivoli infiniti del finanziamento pubblico ai partiti è difficilmente quantificabile. Anche perché si tratta di un fiume di denaro sostanzialmente in nero la cui rintracciabilità è, almeno per il comune cittadino, pressoché impossibile. Un mare che, dal dopo Tangentopoli ad oggi, ha alimentato corruzione e selezione al ribasso della classe dirigente. Ora, dice Letta, si volterà pagina. Staremo a vedere.

Certo è che, fateci caso, proprio il 1993, l’anno del referendum contro il finanziamento pubblico segna lo spartiacque del progressivo disincanto dei cittadini verso i politici. L’aumento vergognoso dei rimborsi elettorali (nuova forma dello stesso meccanismo “abolito” dalla volontà popolare e fatto rinascere dagli azzeccagarbugli del Parlamento) per oltre un decennio è stato inversamente proporzionale al lento declino del Pil: più la gente si impoveriva, perdeva il lavoro, crollavano le imprese, più i partiti (anche quelli defunti o irrisori da un punto di vista rappresentativo) si sono arricchiti. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.

Radicali a parte, che furono appunto i promotori del referendum abrogativo, nessuno e di nessun colore negli ultimi 20 anni ha alzato un dito per fermare lo scempio. Ci hanno sguazzato tutti, coi loro partiti, i loro giornali, a volte i loro conti o tornaconti personali, il cui epilogo giudiziario riempie la cronaca mese dopo mese. La correità morale dei parlamentari silenti, di ogni ordine e grado, è evidente. Di fronte alla crescente indignazione popolare questo Governo sembra aver detto “basta” ma l’attenzione non deve calare in un Paese in cui da troppo tempo ogni rimedio sembra peggiore del male

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  • a noi di Sel solo le briciole…