HomeInterventiDies Iren: lo scatto di dignità dei sindaci

Dies Iren: lo scatto di dignità dei sindaci

Della ineffabilità di un bilancio: il bilancio di una multiservizi è come il Giano bifronte o quelle divinità orientali che si mutano da benefiche in malefiche in men che non si dica. Dipende da che parte lo prendi: per esempio, secondo il popolo dei piccoli azionisti Iren (non vi sveleremo dove esattamente lo prendono in questo caso…), lo smisurato indebitamento della società, il tracollo quotidiano del titolo, il dividendo-farsa 2012 staccato ai comuni allo 0,013%, le crescenti bollette del popolo pagante, bastano e avanzano per parlare di fallimento, tonfo o crac. Per il direttore generale Andrea Viero invece, che ha risposto impassibilie ed ineffabile come un Budda alle scontate domande dei giornalisti sul faraonico compenso suo e dei suoi sodali nonostante la deriva imminente, quello del 2011 non è un cattivo bilancio. E’ infatti investito negli assets. Però… E il patrimonio immobiliare in vendita? E che sarà mai, lo si può sempre ricomprare…

Della terminologia deresponsabilizzante: d’altronde un piccolo o comune azionista, così come il semplicissimo cittadino non ci potrà mai saltare fuori. Ammanchi di centinaia di milioni di euro vengono definiti come “soddisfacimenti non del tutto ottenuti”, una sorta di coitus interruptus per mancanza di fondi dell’amatore di turno. Virilmente ineccepibile ma con vuoti di memoria. I mezzi milioni di euro di compenso annuo a presidente e vice, direttore e amministratore sono invece “in linea col mercato delle società omologhe”, cioè mal comune dello sputtanamento di soldi pubblici, mezzo gaudio sociale (laddove i gaudenti sono i ricettori di tanto ben di Dio e tutti gli altri son la seconda metà…). Insomma è sempre colpa del mercato o delle congiunture internazionali. Ti confondono coi giri di parole e i ghirigori linguistico-burocratici e via…tutto come prima. Vigliacco se si riesca mai ad ottenere una responsabilità con nome e cognome, da collegare magari ad un’identità con coordinate civiche, qualcuno cioè che si possa dimostrare come dalle sue inopportune scelte sia dipeso il tracollo di un’azienda pubblica un tempo fiore all’occhiello del made in Reggio e del suo sistema socio-energetico. E comunque lorsignori si dichiarano pronti alle decisioni del cda (sempre loro) e dell’apposito comitato irenico deputato a scandagliare gli emolumenti (da loro nominato).

Un’assemblea tragicomica: i lavori assembleari di via Nubi di Magellano datati 14 maggio saranno comunque ricordati non solo per gli interventi con bava alla bocca di Walter Ganapani, Luigi Bottazzi, Nadia Borghi, Mariopaolo Guidetti ed altri ma anche per il tardivo scatto di dignità del cosiddetto patto di subsindacato rappresentato dai sindaci. Già l’idea del subpatto sembra attenere una sottobranchia della multitentacolarità Iren; un ristretto gruppo di intoccabili, intesi come casta dei paria, nostalgicamente ancorati all’idea di rappresentatività loro demandata dagli elettori. Che possono sì cianciare al microfono per strappare quattro applausi in platea ma del cui indirizzo politico si possa poi tranquillamente fare a meno. Anzi sbattersene proprio i gioielli d’azienda. E così è stato. Mentre Alessio Mammi sindaco di Scandiano e presiddente subpatto primi cittadini reggiani, chiedeva un dividendo doppio rispetto a quello farsa ufficialmente proposto e annunciava il “no” comunale agli autoemulumenti di Bazzano e soci, il tavolo della presidenza ascoltava contrito e pensoso come se effettivamente si stesse ponendo un problema di moralità e opportunità. Se cioè fosse lecito e financo giusto in qualità di gestori spolpare i gestiti in nome dei quali si occupano (difficilmente per meriti oggettivi) privilegiate poltrone e invidiabili uffici. Alla fine dividendo-miseria è stato e stipendi d’oro pure, nonostante lo scatto d’orgoglio di Graziano Delrio (più scafato e come tale più equilibrista) e Mammi (più giovane e come tale più sparagnino).

Immutatis in mutandis: permetteteci il latinorum. E’ la fotografia (diamo anche noi il nostro modesto contributo al festival della settima arte) del conclave laico andato in scena in quel di Coviolo. La base schiuma di rabbia mentre i papaveroni impassibili si gonfiano le tasche coi dindi di tutti. E i sindaci che si ridestano dal torpore troppo tardi ed escono sconfitti per effetto dei voti discordanti dei loro colleghi di Genova e Torino. Intanto si approva il bilancio 2011 con una perdita di oltre 107 milioni di euro, si annunciano dismissioni per 300 milioni di euro nel 2012 ed una drastica riduzione degli investimenti. Un management sempre più barocco mette al bando la Repubblica delle partecipate (si sussurra nei corridoi siano circa 180 società…) mentre l’unico taglio passato (forse perché non erano presenti) è quello del 25% dei gettoni del collegio sindacale, che non fa altro che sedersi attorno a un tavolo una volta ogni tanto. Nulla muta (immutatis) davanti al popolo in mutandis. L’unica consolazione risiede nell’escatologia: cambia prima di essere costretto a farlo, diceva quel tale

Ultimi commenti

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    la giustizia prima poi deve arrivare

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    Dopo “omnia munda mundis”… Omnia spurca spurchis.