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Dario De Lucia, il Pierino post-democristiano

de lucia vescovoE’ una sorta di Gianburrasca dal cerchiobottismo talmente smaccato che è difficile trovarne altrove, per questo, nel suo piccolo, rappresenta una biodiversità politica assolutamente da salvaguardare. Che tutti gli altri adottano ormai tecniche di sponda talmente carsiche che è impossibile sgamarli. Dario De Lucia, giovane consigliere comunale del Pd, incarna come nessuno, almeno così visibilmente, l’evoluzione del luogocomunismo, diciamo genericamente afferente ai temi della sinistra giovanile, nella trasversalità tutta interna al partito di maggioranza.

Certo, il suo humus resta quello, fertilissimo, di tutte le battaglie possibili per i diritti nazionali ed extra ma, da quello scontro virtuale con Mimmo Spadoni sul ripristino del nome Unità da dare alle feste del Campovolo, esattamente due anni fa, la sua comunicazione diretta (lui, che si dice esperto del non espresso, specie facciale) si è fatta via via sempre più diplomatica, a tratti vaticana.

Scomoda con notevole coraggio “La banalità del male” (contenuto e significato del testo della Harendt è assai ostico anche per gli addetti ai lavori) per commentare le uscite del leghista Gianluca Vinci sui profughi a FestaReggio poi difende a spada tratta Iren in consiglio comunale sull’acqua pubblica e viene apostrofato per strada da quelli del Comitato.

Fa azione di disturbo nei confronti delle Sentinelle in piedi in odore, al suo olfatto, di omofobia poi sostiene micro-economicamente il progetto equestre barbarico montano di Giovanni Lindo Ferretti, che avrebbe sostituito la Madonna con Papa Ratzinger. Elogia pubblicamente il grillino che spara a zero su Cielle e il suo Meeting, a proposito di catholicon, poi si affretta, giustamente aggiungiamo noi, ad appioppare fiotti di like a qualsiasi post che Pierluigi Castagnetti manda in terra. Primus inter pares.

Culturalmente e musicalmente è poi l’apoteosi degli opposti che inevitabilmente si attraggono: dalle esperienze underground ai limiti dell’emarginazione all’esaltazione del concertone di settembre del Liga che, piaccia o no, per molti è l’incarnazione stessa dell’imborghesimento buonista e danaroso e della sdolcinatezza sentimentale. Un po’ Che Guevara, un po’ Gramellini.

Insomma filologicamente eccepibile se vogliamo ma un vulcano di idee, prese di posizione, commenti e iniziative che mettono assieme le diverse anime (anche dannate) dell’ex Pci e dell’ex Balena Bianca, con tracimazioni legittime nel mondo Sel e Possibile e incursioni anche fisiche nel sacro (recente un suo viaggio in Terra Santa) con funzioni pacifiste anticrociate. Un miracolo di equilibrismo giovane, di unità dai modi vip e dai contenuti dem.

E’ una macchina da guerra nel piantare sui social media foto, ritocchi, frasi (anche non carine), fatti et similia che lo riguardano, per attestarsi quale fulcro e centro di gravità del nuovo che avanza. Deciso nel propugnare le sue verità ma tollerante al contempo con chi dissente dalla sua politica o addirittura gli fa uno sberleffo.

D’altronde lui stesso non fa mistero di puntare in alto, là dove osano solo coloro in grado di coniugare le alleanze, durature o temporanee che siano e l’altro giorno ha postato questa:

“Prima alla manifestazione degli uomini scalzi in centro una signora mi ha detto con trasporto che sono il nuovo Mimmo Spadoni del Comune di Reggio Emilia. E’ stato un grande momento”.

Che sia il De Lucia, a ben vedere, quel ponte definitivo da sempre sperato e ancor oggi un po’ traballante tra marxismo e cattolicesimo? Tra materia e spirito, tra scienza e fede?

Ultimi commenti

  • No Harendt, si Arendt. Il resto è ottimo.

  • un piccolo-grande refuso nell’enfasi delucìana…