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Dagli webeti ai kriminalweb

mentana-kduc-u1090380738947xmd-1024x576lastampa-itLa storia di T.C., la giovane donna che si è tolta la vita a seguito della propalazione di un video pornografico che la coinvolgeva, mi ha profondamente amareggiato.
Sono quindici anni che in radio e televisione spiego e chiedo di stare attentissimi, quando si hanno rapporti sessuali, a non farsi filmare, neppure dal migliore amico, neppure dal partner fisso con cui si è sposati. Capita spessissimo che questo avvenga e che, persino, si offrano ad amici, per eccitarsi o per riceverne altre in cambio, immagini del proprio corpo nudo riconoscibilissimo.
Capita spessissimo a minorenni.
Capita sovente ad adulti.
IL fatto è che poi le immagini sfuggono di mano, girano di telefonino in telefonino, ed entrano nei vari circuiti di internet, diventando di dominio pubblico.
Così la propria intimità, che era stata offerta a un amico per un gioco eccitante o per amore, diventa merce senza pudore, ancora più eccitante perchè rubata, spiata, sottratta. E noi uomini siamo dolorosamente bestiali e da quel bisogno di vedere raramente sappiamo sottrarci.
In questo caso, come in quasi tutti, a poco o nulla erano valsi i tentativi della giovane donna di fermare il proliferare del filmato e volgare diffamazione della sua intimità.
Adesso verranno nuovi processi e miei colleghi useranno termini feroci per difendere la condotta incredibile, imbecille e violenta di coloro che hanno pubblicato quelle immagini. Ma poi, piano piano, tutto si placherà fino alla prossima vittima (consapevole o inconsapevole, o forse involontariamente complice) che non riuscirà a reggere il peso della vergogna.
Siamo tutti indifesi.
Lo stesso dicasi per i minorenni, specie dopo le sentenze della Cassazione che hanno, di fatto, reso non più illecito lo smercio di filmati pedopornografici autoprodotti.
Occorre una nuova legge che sanzioni con durezza la propalazione non esplicitamente autorizzata di filmati privati a sfondo sessuale. Occorre far diventare legale un territorio, quello di internet, oggi anarchico.
Lo chiedo ai politici: una legge super partes che in poche settimane faccia comprendere a tutti da che parte sta la giustizia.

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