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Cotti al punto giusto

babetteE’ stato con crescente senso di sbigottimento che abbiamo assistito, quasi impotenti, al montare della polemica sulla cosiddetta “pasta scotta” nel contesto di un clima e di una città che avrebbe ben altro tipo di problemi da affrontare con urgenza precedente. Ovvero al moto (proprio o sollecitato?) di una manciata di pakistani reclamanti davanti alla Prefettura spaghetti più al dente nel giornaliero pasto che la mensa gli serve a titolo completamente gratuito visto il loro status di “rifugiati”.

Allibiti davanti al tono ed al peso degli interventi immediatamente scattati all’indomani del reclamo gustativo ed alla declinazione sui concetti generali ed etici di asilo, diritto, accoglienza, servizio e razzismo della risibile vicenda. Ennesimo assist, questo sì cotto a puntino, servito ai masterchef del malpancismo dall’extracomunitario sempre sgradito e dalla frontiera facile. Il dibattito specie interno al volontariato cattolico di professione (formula ossimorica ma inevitabile) ed al partito cui è legato ha scomodato le desuete categorie destra e sinistra invece di derubricare il pasticcio sotto la voce “buon senso”. Prendere ciò che danno (la qualità della pappa in questione è tranquillamente nella media dei ristoranti reggiani) e magari ringraziare. E se non ti piace troppo, te le farai piacere. Senza troppa filosofia.

renzi pastaA finire nel tritacarne della sempre più abusata ed indistinta accusa di populismo e/o qualunquismo e/o demagogismo (con cui si risponde alle domande concrete in totale assenza di argomenti), perfino il Pitagora dell’associazionismo cattolico di casa nostra, quel don Giuseppe Dossetti il cui ipse dixit non ha però provocato la sperata calata di sipario sulla diatriba culinaria. Tanto che si è sentito in dovere di intervenire ai fornelli anche Giovanni Teneggi di Confcooperative, a conferma che l’acqua bollita del primo piatto presuntamente scotto è straripata nell’alveo degli interessi anche economici che scorrono con la gestione dell’immigrazione.

E francamente, la seconda polemica in poco tempo che coinvolge la Dimora d’Abramo, sempre col sottofondo di una tavola (prima servita, poi imbandita) e per estensione il Consorzio Oscar Romero, scaturita in apparenza da fatti poco appetitosi, fa nascere ulteriori domande da buongustai, per ora senza risposta.

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