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Bersani mio non ti riconosco…

renzi-bersani-557982Dunque Bersani ha dichiarato, il giorno prima della Direzione del Pd convocata per discutere le modifiche all’Italicum, che lui voterà No al referendum sul testo di Riforma costituzionale che pure aveva già votato in parlamento.

Posso dire che conoscendolo ed essendogli amico da 36 anni (abbiamo cominciato insieme nel consiglio regionale dell’Emilia Romagna nel 1980) sono molto sorpreso: credo che anche lui sia condizionato da un suo cerchio magico che lo rende da un po’ di tempo se non autoreferenziale sicuramente chiuso e distante da ciò che gli è esterno. A ciò si è aggiunta l’esigenza di difendere il proprio pezzo di ditta. Sono stato segretario di partito anch’io e so che questa missione è seria e non detestabile, ma non si persegue alzando paletti, difendendo tutti e tutto il passato e, soprattutto, rinunciando a competere sul piano della proposta con chi ritieni stia sbagliando.

renzi suscito

Riprovevole fotomontaggio nippo-satirico di quelli del “no”

A proposito del referendum da vari mesi Bersani sostiene la tesi che la riforma in sè va bene, ma il “combinato disposto” con la legge elettorale la espone al rischio di deriva autoritaria non foss’altro perchè il Capo si elegge il suo parlamento. Premesso che questo è avvenuto anche in regime di porcellum in cui lui ha operato e che lui ( e non solo) ha qualche responsabilità per aver ostacolato il ripristino del Mattarellum quando era possibile, adesso Renzi ha dichiarato la sua disponibilità a cambiare la legge elettorale togliendo tutti i “nominati” e introducendo altre modifiche subito dopo il voto referendario. “Chiacchiere” è stato il suo commento nell’intervista al Corriere di stamattina.

Certo non può pretendere che la modifica dell’Italicum avvenga prima del 4 dicembre, perché non ci sono i tempi (il parlamento deve approvare la legge di bilancio), non ci sono le condizioni (le opposizioni sono indisponibili a discuterne prima del referendum), non si conosce l’esito del referendum (decisivo, perché a seconda dell’esito cambia il contenuto della legge), non sono note le decisioni della Corte sulla materia (annunciate per il periodo immediatamente successivo al 4 dicembre), non sarebbe opportuno infine perché un dibattito sulla legge elettorale ora “coprirebbe” la campagna elettorale referendaria.

Dunque, perché allora, dopo aver chiesto a Renzi un impegno preciso, ora, con questa intervista,non attende neppure la risposta e annuncia il proprio No?
Come non sospettare una premeditazione, piuttosto grave?
Si è voluto sparare con l’arma finale, costi quel che costi? Non essendo difficile immaginare le conseguenze, la prima delle quali è la riconsegna del paese alla destra (politica o/e populista che sia).
Se fosse così, lo ribadisco, non riconoscerei Bersani.

Ultimo commento

  • Caro Direttore,
    Venerdì scorso, in un interessante confronto sul Referendum Costituzionale presso la parrocchia del S.Cuore (grazie agli organizzatori), ho alzato la voce dal pubblico (e me ne scuso) quando l’On. Castagnetti ha detto che mediamente per approvare una legge in Italia ci vogliono 563 giorni. Da qui l’obiettivo di “velocizzare” perseguito dalla Riforma costituzionale. Purtroppo non c’è una registrazione, ma ci sono almeno 200 “testimoni” di questa grave scorrettezza, di cui l’On. Castagnetti, persona di grande esperienza, dovrebbe rendere conto. Dire infatti che il tempo medio per l’approvazione di una legge nella legislatura in corso è stato di oltre 500 gg, senza ulteriori precisazioni, è semplicemente falso. Castagnetti infatti avrebbe dovuto quantomeno precisare che il suo dato (peraltro irrintracciabile in documenti ufficiali) non considerava né le leggi di conversione dei decreti legge, né le leggi di bilancio, né le leggi di ratifica delle leggi europee, né….
    Purtroppo questo il cittadino medio non lo sa, ma Castagnetti si, e quindi è grave che faccia disinformazione a sostegno della sua causa. Peraltro, come egli sa bene, il tempo medio di approvazione delle leggi di iniziativa governativa (di poco superiore a 100 gg) è meno della metà di quello di quello delle leggi di iniziativa parlamentare, godendo di corsie privilegiate che la riforma vorrebbe ulteriormente rafforzare a danno del Parlamento. Paradossalmente, come spiega il Prof. Zagrebelsky, l’organo davvero lento a produrre norme è il Governo, che impiega a volte anni per adottare i regolamenti attuativi delle leggi approvate dal Parlamento, altro che problema delle “navette” da una camera all’altra…