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Bannatori vil razza sfigata (o della non bannabilità del male)

bannato-adsenseProseguendo nella nostra già persa in partenza battaglia dialettica sui meccanismi dissociativi da social network, proviamo ad occuparci questa volta della sociopatologia forse più regressiva di tutte: il tentativo di “bannare” (horribile dictu) come suprema fuga, niente affatto strategica, dalla realtà e dalla capacità di rispondere. Cioè di giocare ad armi pari e, in ultima analisi, di confronto.

Certo, censurare chi insulta od offende il pubblico sentimento (categoria comunque estremamente volubile) è quasi d’obbligo. Chi di noi non ha scagliato contro questi gaglioffi anonimi o pseudonimi (alcuni si firmano però con nome e cognome bontà loro) il primo mouse? Ma il punto non è questo.

Il problema centrale è ancora quello su cui da tempo cerchiamo di focalizzare l’attenzione dei nostri lettori: la sostituzione sostanziale del reale col virtuale, di cui facebook è la vetrina-laboratorio più evidente. Ovvero ritenere-ritenersi quello che (si) appare sulle piattaforme informatiche più importanti dei differenti livelli di vita sociale. Quelli che si svolgono e sviluppano multidimensionalmente alla presenza di tutti i sensi vitali. Facciamola breve, la vita vera.

Chi ha paura di misurarsi e calarsi nell’agone, può essere soltanto o impreparato o un tantinello pusillanime o non ancora psicologicamente all’altezza di faccia a faccia. E dunque predilige ergersi sull’acritico piedistallo della frase apodittica del giorno (previa consultazione di wikipedia), lontano da approfondimenti indiscreti. E così interdice e proibisce magari dopo aver postato un bel pistolotto ad affetto contro la censura. E non ci trova moralmente contraddizione alcuna.

Il social media prende così il posto dei rapporti umani: magari colui che banna, saluta con un salamelecco per la strada il bannato di turno (tanto la società conta così poco…) ma guai permettergli di accedere alle tue preziose e personali informazioni. Su di lui cali la damnatio informationis.

Non siamo così sprovveduti da non accorgerci che internet abbia fatto generalmente progredire la quantità e l’accessibilità alle fonti delle notizie (saremmo più dubbiosi sul discorso democratico) ma nemmeno così ottusi da non vedere che le varie forme di idolatria nei suoi confronti provengono per lo più da ambienti e persone con seri problemi di socialità.

 

 

 

 

 

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