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Opinioni Area nord: prima degli ingredienti, la ricetta

Valeria Montanari

L’area Nord ce la immaginiamo? Ragionando a pensieri sparsi sulla progettazione del nuovo concept urbanistico che colloca Reggio Emilia tra le medie città metropolitane italiane – perché pare a ragione che non basti l’asticella dei 170 mila abitanti o l’aspetto semi bucolico dei prati fangosi sotto le bianche vele di Santiago a farci città di rilievo – , e gioca tutte le sue carte in una zona considerata dai reggiani figlia di un dio minore rispetto alle villette di Canali e bel paesaggio ondulato di San Bartolomeo, credo sia necessario mettere in campo più di una visione, che non possa accontentarsi di fugaci innamoramenti da ipotesi risolutorie, giocate su chissà quale altra infrastruttura vincente.

Mi sa che stavolta la sfida la si vinca con l’armonia. E a Reggio, città degli interventi edilizi diretti, della crescita alveare, della manichea suddivisione tra i più ricchi che stanno a sud e meno ricchi che si accontentano delle zone a nord, prima di parlare di armonia bisogna fare un bel respiro. A proposito di area Nord,  non sono tanto gli ingredienti che mi interessano, quanto la ricetta, la formula con la quale aspetti noti, altri solo suggeriti e quelli che al momento sono sconosciuti e potrebbero farsi avanti, verranno collocati più o meno sapientemente in una porzione di territorio che oggi si connota a tratti come campagna, terra di nessuno, stabilimenti industriali, prove di modernità nelle infrastrutture stradali, stadio, residenziale nuovo e meno recente: un luogo che non gode di una sua precisa connotazione urbanistica.

Le capacità progettuali e poi di governance urbanistica di questa città sono chiamate a comporre con responsabilità il quadro che ha nei suoi lati più lunghi la nuova stazione e l’esagono della città, perché quest’area ha senso soprattutto in funzione di ideale collegamento tra la Reggio storica e gli scambi più strategici della città con il mondo, cioè Tav e autostrada. E simbolicamente è l’ideale finestra che Reggio affaccia sull’area vasta del nord Italia, e viceversa la zona più osmotica per cogliere quanto di buono e innovativo possa arrivare da fuori. Primo non penso possa essere strutturata e concepita un’intera nuova porzione di città che non contempli funzioni residenziali: oggi quell’area è quasi interamente vocata al terziario – e i reggiani così la concepiscono –  ma la prospettiva di mettere in scena un luogo che esista solo di giorno e perda la propria fruibilità al calar del sole non può essere considerata possibile, per ragioni di ordine sociale, ma anche di percezione per chi arriva e chi parte.

A nessuno piace attraversare e fermarsi in luoghi fintamente popolati, e lo avvertiamo tutti con chiarezza quando accade. E’ evidente che in quest’area dovranno sorgere residenze, negozi, uffici, terziario: cioè dovranno essere contemplate tutte le dotazioni che animano un luogo e ne equilibrano le funzioni. In seconda battuta intravedo una caratteristica costante, il verde, sotto forma di aree non urbanizzate, campagna, mini parchi residenziali: questo aspetto è assolutamente prioritario, e serve un piano urbanistico che si esprima su ampia scala e lasci al contempo spazi di manovra limitati ad eventuali interventi diretti, perché possa essere imbastita una visione d’insieme, dove il verde pubblico e privato non siano corollario a dotazioni urbane, ma protagonisti.

Il terzo aspetto è il ruolo di via Gramsci, l’arteria che da Mancasale si innesta in città, il principale percorso effettuato da molti di coloro che si recheranno per la prima volta nel nucleo storico di Reggio, il collegamento dei due punti strategici del nostro quadro: questa strada deve trovare una sua identità, che oggi non possiede. Deve assumere un ruolo di innesto con una funzione simile rispetto a quella che oggi giocano ad esempio viale Umberto I, viale Simonazzi, o anche la porzione riorganizzata di via Emilia Ospizio, uniformata alle dotazioni che sorgeranno nell’area.

Infine sarà di capitale importanza l’auspicio e la volontà di elaborare un progetto che contempli l’impegno di tutte le forze della città, e non solo per ragioni di necessaria condivisione, quanto per lo sviluppo di interessi dell’intera comunità in quell’area e della presa in carico di quanto in quel contesto urbano possa essere utile e qualificare Reggio Emilia.

Ultimi commenti

  • gentile valeria, cosa ne pensa della mancanza di infrastrutture?c’è una possibilità di vedere il passaggio nord sud della città diventare più facile? o non c’è posto per costruire più nulla come molti suoi colleghi dicono? mi interesserebbe molto la sua opinione, dal momento che vivo a puianello e lavoro a bagnolo e purtroppo non posso spostarmi là stabilmente. non le dico le difficoltà di questo spostamento quotidiano.

  • la stazione tav è un vero mistero. non si capisce come possano finirla l’autunno 2012 che ancora non l’hanno iniziata. secondo me comincia a puzzare di bufala. moretti disse potete anche farla ma tanto i treni non si fermeranno.non credo abbia cambiato idea.

  • @gino: l’unico modo per fluidificare il passaggio nord sud è aggirare l’esagono e i viali. Oggi a disposizione – come lei saprà – scendendo da Puianello in direzione Rivalta ci sono la tangenziale sud che va ad innestarsi su via Inghilterra e da li alla tangenziale nord e via ponti Calatrava per Bagnolo… fino a 5 anni fa questo passaggio non era possibile, trovo sia già un notevole miglioramento, sebbene la sua osservazione lasci intuire che non lo si possa considerare sufficiente. Non penso possano esserci altre soluzioni infrastrutturali in vista, sia per la mancanza oggettiva di spazio della viabilità vicina alla città consolidata e soprattutto per l’impatto che si potrebbe creare coi quartieri, sia per la contrazione dei finanziamenti nazionali (nessun finanziamento comunale contempla la costruzione di strade così importanti, non è sostenibile finanziariamente). Il CIPE aveva già detto che avrebbe finanziato ad esempio il famoso “braccio” di tangenziale, che doveva collegare la Nord in direzione Parma con la direttrice verso Cella, e questa risoluzione avrebbe risolto vari trombi di traffico – in entrata e uscita – ma ad oggi non si hanno più notizie di quei soldi. In generale, l’infrastrutturazione della via Emilia bis sarebbe un beneficio per tutte le aree di traffico della città, ma mi pare purtroppo si tratti di una lontana chimera:). Il mio auspicio però va nella direzione del potenziamento del trasporto pubblico, peraltro ipotizzata attraverso le LAN (Linee ad alta mobilità) in direzione nord – sud ed est – ovest + il potenziamento della metropolitana di superficie, servizi di cui probabilmente non beneficerebbe direttamente lei che attraversa 3 comuni e quindi uno spazio piuttosto vasto, ma tanti cittadini che invece ogni giorno effettuano spostamenti più brevi e che con l’utilizzo di una servizio pubblico finalmente efficiente potrebbero “liberare” buona parte della mobilità: ad oggi però temo che i tagli al servizio pubblico non permettano l’avverarsi di nessuno di questi desiderata… Saluti e grazie per la sollecitazione. Valeria

  • grazie mille, purtroppo me lo aspettavo. complimenti a lei e al giornale, date un vero servizio, siete persone preparate.continuate così!

  • dimenticavo .buona giornata a tutti, io parto adesso secondo me anti di voi , spero, saranno ancora a letto:)

  • gentile valeria, ci sa dire qualcosa in merito alla via emilia bis? non era in via di realizzazione?

  • il primo e il terzo ponte di calatrava hanno una sola corsia per senso di marcia, non so se vi rendete conto. era difficile pensare che avrebbero funzionato bene

  • gentile podista,
    idem come sopra. Molte cose erano in progettazione. Troppe poche coperte dai finanziamenti di CIPE e ANAS.

  • Se si sviluppasse un elenco delle attività in progetto o in corso ma rallentate oppure ferme oppure iniziate e non finite o mai iniziate della città, si vedrebbe come questo elenco sarebbe veramente lungo. Da Calatrava alla Zona Nord, passando per il Polo tecnologico delle ex Reggiane per arrivare al Mercato Coperto attraverso Parco Ottavi e poi volare al Campo Volo e riatterrare ai Chiostri di S. Pietro e rimbalzare all’ex OPG fino a cadere nelle Vecchie Carceri e conservarsi ai Civici Musei… Non ce n’è una, una sola, finita di quelle già iniziate tra qulle che ho citato, eppure la grandeur vorrebbe aprire altri cento fronti. Reggio è una piccola città con le ambizioni di una metropoli ma con le risorse (umane e amministrative), appunto, di una piccola città. Credo che la prossima amministrazione, se fosse seria, dovrebbe darsi uno o due obiettivi e cercare di portarli a casa. Uno o due, non dieci. Ma che almeno sia in grado di raggiungerli. A presto.

  • quoto domenico

  • concordo in sostanza con questa impostazione Domenico. Diciamo che ci sono stati tempi in cui poteva aver senso aprire tanti cantieri: oggi francamente no. Mi auguro che alcune delle opere da lei citate – e penso al Tecnopolo, alle Reggiane, alle principali dotazioni dell’area nord e in particolare all’impostazione del progetto complessivo – trovino una loro conclusione in questa legislatura. Tutte è impossibile, e sulla necessità di darsi in futuro obiettivi più conseguibili sono d’accordo. Grazie per l’intervento. Valeria