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4 ottobre: San Francesco e i barconi

4 ottobre: i barconi e San FrancescoQuesta mattina al bar del Casinó municipale di Levanto il vecchio Martino, genovese, uno che il viso l’ha avuto indurito dal sole preso non sui pescherecci del golfo ma nel meno affascinante piazzale della gloriosa OTO Melara di Spezia, me l’ha ricordato: “e disgrazie son sempre pronte comme e tôe dell’ôstaja”.

Come le tavole dell’osteria, quelle poche che ancora dominano dall’alto di un terrazzamento il Mare Nostrum, resistendo solitarie all’omologazione culturale che nel nostro Paese é sempre più anche omologazione di sciocchezze, di frasi vuote e di tavoli. Un tavolo per tutto, per non concludere nulla, tranne che per un’osteria (che sarebbe l’unica cosa buona).

La brutta, terribile e preannunciata, notizia, ultima di una lunga triste sequela, é arrivata anche qui: il mare ha inghiottito altre vite.

Disperati verrebbe da dire, gente in fuga da guerre e fame, da disastri di vario tipo e natura spesso originati dall’inebriante cavalcata impazzita della decolonizzazione selvaggia degli anni settanta e dal modernismo di plastica esportato dal mondo occidentale.

Ho sentito dire che di fronte ad un naufragio in mare occorre “aprirsi al dialogo”, “abrogare la legge Bossi-Fini” ed “aprire un tavolo serio sull’immigrazione”.

Verrebbe da chiedersi se con la sentina piena d’acqua, un incendio a bordo nel bel mezzo del Canale di Sicilia, un imbarco clandestino in territorio straniero, aprirsi al dialogo o proporre di abrogare una legge (taccio sul tavolo) possa servire a tirare la nave in rada. Roba da non credere.

Il Pontefice grida alla vergogna (e confido abbia detto anche un Requiem). Ha ragione.

Ed in effetti c’è da vergognarsi.

C’è da vergognarsi a vivere in un Paese dove il dibattito sull’immigrazione é polarizzato, in primo luogo – purtroppo – nell’animo più profondo delle persone, tra le barbarie dello “sparare ai barconi” ed i nonsense à la page del prevedere “forme di sicuro approdo sul nostro territorio”.

C’è da vergognarsi, questo sì, a non avere impostato una seria politica mediterranea di sviluppo locale, come peraltro recentemente suggerito dallo stesso Pontefice, ed a non impedire a monte – come invece occorrerebbe fare – in modo rigoroso i viaggi della morte.

C’è senza dubbio da vergognarsi a citare alla rinfusa convenzioni europee (fatte da gente che mai ha percorso “le strade che riescono agli erbosi”) senza provare neppure ad immaginare una soluzione tutta italiana, genuinamente e schiettamente mediterranea.

Pensare al Mar di Sicilia come ad un circolo di tiro a segno o all’Italia come una prateria materialmente capace di accogliere gli immensi flussi migratori africani e mediorientali sono due visioni assurde e dannose. Non sono degne del nostro passato, della nostra tradizione cattolica romana ed umanista e soprattutto della discreta intelligenza di cui siamo storicamente (e mediamente) dotati e che, pur attualmente offuscata, può ancor oggi agevolmente portarci a riconoscere nello straniero un essere umano e non un tordo ed a capire che il triveneto non necessita di essere popolato come il West.

Tra questi due estremi si colloca, speriamo, una terza via: quella fatta di carità e non di pietismo, di accoglienza e non di solidarismo, di fatti e non di parole, di identità, ordine, rigore e realismo.

Che il Patrono d’Italia, lui che, maestro del vero dialogo con l’Islam e l’Oriente, per primo percorse lo stesso tratto di mare – oggi cimitero di uomini e dell’Europa dell’Euro – possa illuminarla.

 Alessandro Nironi Ferraroni

Ultimi commenti

  • Persone di buon senso come lei dovrebbero vigilare come tutor sui nostri politici. E’ evidente che nell’affannoso esercizio dello scontro- politico-quotidiano si perdano i contatti con la realtà e con le emergenze del paese. Dubito anche sulla capacità di provare vergogna di fronte al ripetersi di simili tragedie. In troppi hanno chiuso gli occhi e per troppo tempo. Anche se oramai siamo rassegnati ad invocare i santi mi auguro che qualcuno voglia sporcarsi le mani (per ora lo stanno facendo i cittadini di Lampedusa) per porre fine a questi assurdi viaggi della “speranza”.

  • “Avanti signori c’è posto per tutti!”. La frase non è stata testualmente pronunciata (o almeno si spera) da qualche politico italiano, eppure in maniera semplicistica, riassume il pensiero di tanti di loro.
    “Avanti”, è l’idea di chi, senza troppo nasconderlo, invita ironicamente gli immigrati a sfidare il mare e a non prestare loro alcun soccorso, sicuro che una tempesta dopo l’altra la lezione l’avranno almeno un po’ imparata. Troppo facile, troppo facile…
    “Avanti”, è il pensiero di chi si illude che possa essere una soluzione aprire le nostre frontiere senza pensare prima a come dare lavoro a chi rischia la vita lasciando dietro di se la miseria che ritrova poi una volta sbarcato.
    Chi non capisce che la politica dell’immigrazione deve essere variabile in base alle capacità del paese d’arrivo e alle congiunture economiche che questo attraversa? Diversamente pensiamo pure di poter avere una legislazione adatta a tutte le stagioni. Io non credo.
    Concordo con lei, tutti, chi più chi meno, si riempono la bocca di tante belle parole col loro carico di ipocrisia e di menefreghismo proprio di quella parte del paese che non vuole accettare di interrogarsi con franchezza sulle ragioni di un problema dalle dimensioni tanto nazionali quanto europee.
    Già, un Europa che sembra presentarsi con maggior forza solo quando c’è da battere cassa perchè il rapporto deficit-pil del Belpaesone rischia di andare fuori controllo. E un’Italia che continua a scaricare la colpa solo sull’Europa perchè (anche se il concetto è giusto e lo condivido) “le nostre sono le frontiere del sud dell’Unione Europea” e non prende invece atto che, volente o nolente, questa terra di confine ci è toccata in sorte e se l’Europa non batte un colpo almeno noi dobbiamo fare la nostra parte.
    Mi scusi, ma solo io mi ricordo che negli anni novanta sulle coste della Puglia si riversavano centinaia di albanesi con sbarchi continui? Perchè quegli sbarchi non si verificano più? Forse forse si è stretto un accordo internazionale con quel paese affidando il pattugliamento delle coste di partenza ad un presidio militare italiano?
    Lungi da me prendere una posizione politica, non è questo il senso del mio intervento, ma concordo assolutamente con lei che chi all’ennesima tragedia del mare gongola con la solita ipocrisia richiedendo l’abrogazione della Bossi-Fini sa bene che non sarebbe la soluzione del problema.
    La gente in quelle condizioni, che non ha nulla da perdere, non si spaventa certo di fronte ad una norma penale, così come non evita di tentare la traversata solo perchè l’immigrazione clandestina non costituisce reato.
    La legge è certamente perfettibile in molti suoi punti, ma è ridicolo che chi addita tale norma come “incivile” invochi poi come esempio di integrazione importanti paesi come la Gran Bretagna, la Spagna, La Francia, la Germania o gli Stati Uniti (solo per citarne alcuni) dove li, eccome se costituisce reato…
    La verità è che questi viaggi quale unica speranza hanno quella di arrivare vivi a destinazione prima ancora di quella di trovare una vita migliore.
    Dunque se il nostro paese vuole fare la sua parte inizi intanto ad impedirli, non per non voler accogliere chi scappa dalla miseria, ma per evitare ogni volta una sciagura annunciata. Il tutto unito ad una concreta politica dell’immigrazione regolare e all’aiuto che si può prestare a queste popolazioni direttamente nel loro paese d’origine.
    In merito a quest’ultima affermazione cito testualmente il Papa dal suo discorso nella recente “giornata dei migranti”
    http://www.vatican.va/holy_father/francesco/messages/migration/documents/papa-francesco_20130805_world-migrants-day_it.html
    “E’ importante poi sottolineare come questa collaborazione inizi già con lo sforzo che ogni Paese dovrebbe fare per creare migliori condizioni economiche e sociali in patria, di modo che l’emigrazione non sia l’unica opzione per chi cerca pace, giustizia, sicurezza e pieno rispetto della dignità umana. Creare opportunità di lavoro nelle economie locali, eviterà inoltre la separazione delle famiglie e garantirà condizioni di stabilità e di serenità ai singoli e alle collettività.”
    Sarò pessimista, ma ancora una volta sento che i roboanti proclami della politica, incapace (questa sì) di provare vergogna, su un mutamento imminente della legislazione suonano sempre più come quel “tutto cambia affinchè nulla cambi” del principe di Salina.
    Bella penna questo Nironi Ferraroni, mi piace…

  • Quasi tutti i paesi civili del mondo allontanerebbero con la forza (non è neccasrio sparare) chiunque porti clandestini. Punto.

    Non ne sono certo ma mi pare che Spagna e Grecia facciano già così.
    Di certo lo fanno in Australia, al confine USA-Messico (l’ho visto coi miei occhi), a Gibilterra, ecc.